"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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I maggiori “trends” che segneranno il 2014

Il futuro lo si può attendere, con un misto di fatalità e rassegnazione, sperando di cavarsela, oppure ci si può attrezzare per governarlo, nei limiti di  previsioni ragionevoli.

In questa seconda ipotesi, la più adatta per chi deve mandare avanti un’azienda come gestire un paese o un territorio, ci vengono in aiuto un paio di studi su eventi e previsioni che dovrebbero far sentire la loro presenza nel 2014.

Il primo, Outlook on the Global Agenda  2014 del World Economic Forum (WEF), disegna un’agenda di dieci priorità per l’anno che sta cominciando e  prevede, in ordine d’importanza: un aumento delle tensioni sociali nel Medio Oriente e nel Nord Africa;  un aumento delle disparità socio-economiche; una disoccupazione strutturale persistente (l’Italia, dopo Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo è il paese messo peggio); l’incremento delle minacce cibernetiche (di guerra elettronica) contro imprese, persone e Stati; una crescente inazione sul tema del cambiamento climatico, per la sottovalutazione delle conseguenze, nonostante la maggiore frequenza di eventi climatici estremi; il calo di fiducia nelle politiche economiche, effetto di una distanza crescente tra governati e governanti, istituzioni finanziare (banche) e popolo dei depositanti; la mancanza di fiducia  nei gruppi dirigenti (le leadership), visti più propensi a favorire gli interessi particolari che occuparsi del bene comune, argomento molto sentito dai giovani; l’espansione della classe media in Asia, un gruppo sociale che oggi conta circa mezzo miliardo di persone, ma che raggiungerà 1,7 miliardi nel 2020 (ricordiamo che dal 2012 la Cina è il paese che spende di più per turismo all’estero); l’importanza crescente della mega-città con popolazione superiore a  quindici milioni di abitanti, non tanto in Europa quanto nel resto del mondo (Tokyo passerà da 37 a 39 milioni, Shanghai da 20 a 28 milioni, entro il 2025, ecc.); per ultimo, e questo riguarda direttamente tutti, l’aumento della cattiva informazione (disinformazione) on line, in particolare sui social media, che domanda una crescente capacità di leggere e valutare correttamente le notizie.

Di questi dieci mega trends (tendenze) qualcuno si potrà declinare meglio sul piano locale e altri magari sembreranno più lontani, ma è indubbio, in un mondo globalizzato, che locale e globale si interfacciano costantemente.

Il secondo riferimento per meglio affrontare il 2014 ci viene da un articolo apparso sulla rivista americana Forbes,  del dicembre scorso, che basandosi su una serie di studi della realtà americana, che spesso però anticipa quello che accadrà anche da noi, fa la lista delle professioni che saranno più richieste dal mercato del lavoro, anche sulla scia di quello che è capitato gli anni scorsi. In ordine di richiesta numerica decrescente ci sono: sviluppatori di software,  analisti di mercato e specialisti di marketing,  esperti in formazione e sviluppo delle risorse umane, analisti finanziari, fisioterapisti, sviluppatori di siti web, addetti alla logistica, gestori di banche dati, pianificatori di eventi, conferenze e meeting, interpreti e traduttori, ingegneri minerari e analisti di sicurezza informatica. La media dello stipendio  di questi profili oscilla tra 47 (ingegnere minerario) e 16 euro (interprete) l’ora.

Sono previsioni e non sempre gli analisti ci prendono, ma sono utili per non navigare completamente al buio.

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