"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Settembre: 2020
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I DANNI E LA RIPARTENZA Come salvare l’economia dal fallimento

di Laura Carboni Prelati

I momenti di crisi rivelano le competenze, le leadership collettive e l’impatto dell’epidemia Covid sull’economia del territorio si rivela come la più grave crisi della nostra storia. Perciò la parola d’ordine è non sbagliare perché il futuro della nostra economia si scrive in questi giorni.

Abbiamo bisogno di un Recovery Plan, di un piano per la ripartenza, fatto di poche cose molto puntuali, molto concrete, molto realistiche, con il timing giusto e con la lucidità necessaria per intervenire nei punti e nei modi appropriati con mente aperta e cognizione di causa.

Mentre a livello globale s’inizia a pianificare o a implementare l’allentamento delle misure di lockdown, alcune imprese italiane potrebbero trarre vantaggio dalla mappa globale della ripartenza.

I contagi iniziano a mitigarsi, diversi paesi nel mondo pianificano la ripartenza. E c’è chi, in realtà, è già ripartito da tempo. Una notizia positiva per le imprese italiane con un business estero è che potrebbero ottenere un vantaggio dalla mappa globale delle riaperture.

Noi abbiamo fatto un giro d’orizzonte tra un gruppo d’imprese manifatturiere del nostro territorio per sapere quanto è costato il blocco delle attività e come pensano di ripartire.

Colorificio MP

-Rispetto ai due mesi di blocco quasi totale delle attività –dice Fabrizio Moretti del Colorificio MP di Rimini- il crollo del fatturato complessivo è stato del 40% circa. Il mercato nazionale era completamente bloccato come quasi tutti i mercati esteri; qualche cliente ha continuato a trasmettere ordini e il calo del fatturato estero, dal 2019, è stato del 25% circa. Purtroppo il mondo delle imprese non aspetta e ha fatto fatica a sopravvivere a questa situazione-

“Quanti dipendenti hanno adottato lo smart working e come sono stati supportati?”

– Il personale addetto agli uffici ha avuto la possibilità di operare da casa (8 persone). Inoltre noi abbiamo sottoscritto sia un protocollo aziendale che fornito un collegamento col server, perciò è stato possibile proseguire le attività lavorative in sicurezza. Chi opera da ufficio oggi ha adottato orari di lavoro contenuti (massimo 4 ore al giorno) e alternati (mattina/pomeriggio) anche per garantire la distanza sociale. Chi operava in produzione invece è dovuto rimanere fermo a casa per circa un mese, perché nelle attività di produzione, dovendo limitare l’impegno lavorativo, il mercato è ripartito solo al 40%-

“Quali sono le norme di sicurezza che avete applicato e che cosa cambierà nell’organizzazione del lavoro?” –Ora i dipendenti sono rientrati in part-time -prosegue Moretti – a rotazione. Da quando è partita l’emergenza Covid ci siamo impegnati a seguire decreti nazionali e ordinanze regionali per rispettare tutte le normative e abbiamo seguito l’igienizzazione degli ambienti e dei locali lavoro. Tutti i nostri lavoratori seguono attentamente le norme; l’uso di mascherine, guanti, tute in tyveck, disinfettante. E’ stato costituito e sottoscritto un protocollo aziendale che devono rispettare tutti i dipendenti; per il punto vendita facciamo rispettare le norme di sanificazione e per la disinfezione ambienti facciamo intervenire la ditta specializzata Prime Cleaning. Anche i lavoratori provvedono ogni giorno a sanificare e disinfettare il proprio posto di lavoro-.

“I fondi promessi dal governo sono arrivati?”

-Tramite il nostro consulente/commercialista Gabellini, assistiti anche dalla CNA, abbiamo presentato agli istituti bancari le richieste di finanziamento previste dal governo, ma nessuna banca ci ha sostenuto. Stiamo continuando a lavorare per sostenere i mercati internazionali –continua Moretti- che per fortuna ci hanno garantito la sopravvivenza. Per essere competitivi sul mercato internazionale bisogna continuamente investire su innovazione, ricerca e sviluppo. Abbiamo partecipato al bando regionale su tecnologie-dispositivi per igienizzazione degli ambienti e siamo riusciti a rientrare nel click-day studiato assieme al Tecnopolo di Rimini (sostenibilità ambientale) e al CDFreem. Abbiamo avuto una riunione in web-conference per sviluppare dei prodotti, delle tecnologie e testare le nostre pitture tramite processi di foto catalisi che depurano le superfici degli ambienti per igienizzare la salute degli stessi. Sviluppando modalità di lavoro tramite l’e-commerce, abbiamo fatto rete d’impresa con l’associazione di categoria, grazie a tecnologie e modalità per lavorare sulla vendita digitale però, a livello sociale e dei territori, è importante che continui lo smercio nei punti vendita atto a favorire e riaffermare i rapporti con le persone, con un servizio alla comunità che continua nel tempo-.

Pazzini Editore

-In termini di fatturato di Marzo-Aprile – dice Filippo Pazzini del Gruppo Pazzini Editore di Villa Verucchio- abbiamo avuto un crollo di oltre il 50% in meno con disdette di ordini e totale assenza di nuovi-. “Quanto personale è dovuto rimanere a casa per il lockdown?”- Il personale degli uffici (3 su 6) ha lavorato al 50% in smart working mentre per gli altri (27 dipendenti) che sono in regime di cassa integrazione, attendiamo che si sblocchi questa situazione-.

“Quando avete ripreso le attività?” -Siamo ripartiti il 4 Maggio con tutti i criteri di sanificazione e disinfezione (mascherine, guanti e ambienti) mentre il distanziamento era già operativo perché disponiamo di ampi spazi nella produzione editoriale. Abbiamo cambiato l’organizzazione del lavoro con un nuovo protocollo di sicurezza per i fornitori, i corrieri e gli esterni- “Ma quanto tempo ci vorrà per tornare come prima?”

-Mi auguro che dopo l’estate ci sia un ritorno alla quasi normalità, con fiere ed eventi che avranno una ricaduta sul nostro operato-. “Ma i fondi che ha promesso il governo sono arrivati?”-Noi non ne abbiamo fatto richiesta –

Piciesse Elettronica

“Quali conseguenze ha avuto il blocco delle attività a causa del Covid?”-L’attività non si è mai bloccata- afferma Enzo Montani, Membro CdA- in quanto l’impresa rientrava tra le attività che erano funzionali ad assicurare la continuità delle filiere come previsto dal DPCM 22 marzo 2020. Nei primi quattro mesi dell’anno si è registrato un calo del fatturato del 25%, inoltre ordini provenienti dal settore automotive sono stati posticipati-.

“Quanti dipendenti hanno adottato il lavoro a domicilio?”-Abbiamo attuato sin dall’inizio dello scoppio della pandemia lo smart working per undici collaboratori (4 donne e 7 uomini), supportandoli con idonei strumenti. Attualmente abbiamo attivato la Cassa Integrazione diretta per 59 dipendenti-

“E quali sono le norme di sicurezza adottate?” -Piciesse è una azienda che ha certificazione Integrata Ambiente e Sicurezza; dispone di due stabilimenti con reparti ampi e compartimentati, è attentissima a salute/sicurezza dei propri lavoratori e ha stipulato con una Compagnia Assicurativa una polizza per i propri dipendenti contro i rischi di contagio da Covid e dei terzi che accedono alle sedi aziendali. Dall’affacciarsi dell’emergenza ha messo in campo tutti gli accorgimenti, attuando il Documento tecnico sulla rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da Sars-Cov-2 nei luoghi di lavoro e strategie, elaborato dall’ Inail. Inoltre –prosegue Montani- credo che oltre all’economia ci sia un altro blocco, è il lockdown psicologico che è in noi. E’ stata costruita la paura, il macabro rituale delle ore 18 da parte della Protezione Civile con la conta dei morti, le bare sui camion dei militari, la minaccia di una nuova ricaduta; queste sono paure che richiedono tempo per essere esorcizzate. Tutto questo non aiuta a un ritorno alla normalità nel breve, dopo l’estate si capirà come l’anno si chiuderà e quali saranno le prospettive per il 2021-.“Per quanto riguarda i fondi promessi dal governo sono arrivati?” -Al momento non si sono visti fondi da parte del governo, anzi l’azienda si è impegnata ad anticipare la Cassa integrazione ai propri dipendenti. Le procedure si confermano complicate e farraginose-

Focchi

-La mia azienda non ha particolarmente risentito di un blocco completo delle attività come alcune imprese nazionali. Noi lavoriamo su grandi progetti in tutto il mondo –dice Maurizio Focchi titolare dell’Azienda – e facciamo rivestimenti di grandi palazzi e grattacieli soprattutto in Inghilterra e a New York. Abbiamo bloccato il lavoro una settimana (dal 9 Marzo) per regolarizzarci con le procedure sanitarie, poi dal 23 Marzo abbiamo avuto un lockdown di 4 settimane. La nostra difficoltà è stata che mentre in Italia e a New York i cantieri sono stati bloccati (facciamo qui in Italia il prodotto, il manufatto, grandi cellule prefabbricate o vetrate che installiamo sui cantieri) in Inghilterra invece si sono creati dei problemi perché circa la metà degli 11 cantieri che abbiamo non ha mai chiuso in termini di consegne e programmi, ma solo in termini di fatturato. I progetti vanno avanti e nessuno ha cancellato niente, sono solo slittati nel tempo. In sintesi avremo una lieve diminuzione di fatturato quest’anno, pensiamo invece a un contraccolpo commerciale nel 2021-

“Quanti dipendenti hanno adottato il lavoro a domicilio?”-Nel periodo di chiusura circa 150 persone sommando la sede di Poggio Torriana, l’Inghilterra e New York (sui 300 totali). Sono stati messi in cassa integrazione un centinaio di dipendenti.      

Fondamentalmente gli operai sono ritornati in produzione dal 28 aprile, gli impiegati invece sono in forze al 20%.-

“Quali sono le misure di prevenzione e sicurezza?”-Dobbiamo studiare bene come regolarci con l’aria condizionata e il distanziamento (stiamo ipotizzando delle rotazioni di personale a seconda delle esigenze) mentre facciamo sanificazione e disinfezione con verifica temperatura al mattino, tappetini disinfettati, mascherine, chiusura mensa, mani, ambienti, pc, tavoli e anche analisi sierologica, inoltre abbiamo esteso il contratto con la ditta delle pulizie-.

“I fondi dal governo sono arrivati?” -Non li abbiamo chiesti-.

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