"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

I bilanci delle imprese di fronte alla crisi

di Mauro Bianchi

Credito sempre più ristretto, aumento della cassa integrazione e amministrazioni pubbliche che non pagano, complice il Patto di stabilità. Secondo i dati illustrati dalla Camera di Commercio di Rimini durante l’annuale Giornata dell’economia dello scorso maggio, sono questi i segnali che confermano la gravità della crisi in atto.

Solo a febbraio gli impieghi da parte degli istituti di credito sono scesi, in provincia, dell’1,5% mentre la cassa integrazione è aumentata, nel primo trimestre 2012, del 38,7%, per un totale di 1,7 milioni di ore. Quanto ai crediti che le imprese vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni locali superato, nel 2011, i 40 milioni di euro.

Le imprese indicano nel sistema bancario e nella pubblica amministrazione i due attori che a parole vogliono sostenere le aziende, ma nei fatti impediscono la ripresa. Sulla parte imprenditoriale, invece, sembrano non esserci ammissioni di colpa. Ma è del tutto vero?

Per verificarlo abbiamo analizzato i bilanci delle società di capitali, nello studio presentato dalla Fondazione dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Rimini. Il campione è pari a più di 2.000 imprese ed esclude ditte individuali e società di persone.

Il confronto è sui dati dell’ultimo anno utile, il 2010 con il 2007, l’anno precedente alla crisi economica del 2008-2012 che ha avuto avvio dai primi mesi del 2008 in tutto il mondo in seguito alla crisi finanziaria scoppiata nell’estate del 2007 negli Stati Uniti.

Tutti hanno fatto la loro parte, eppure…

Secondo gli autori del Rapporto si evince l’immagine complessiva di un comparto territoriale che, nonostante gli sconquassi creati dalla crisi, ha tenuto e in cui tutti hanno fatto la loro parte, creando le condizioni per la ripresa: il credito concesso alle imprese non si è incrementato, ma neppure ridotto; gli imprenditori hanno mantenuto i nervi saldi, reinvestendo gli utili e aumentando le dotazioni patrimoniali delle proprie imprese; hanno ristrutturato l’indebitamento senza ridurre gli organici. A tali comportamenti, desumibili dai dati contabili, si può aggiungere l’osservazione diretta di chi vive sul territorio, di un atteggiamento dei lavoratori dipendenti e delle organizzazioni sindacali responsabile, nonostante le tensioni che la situazione straordinaria ha inevitabilmente creato ed i sacrifici che ha richiesto a tutti.

…i fattori critici non mancano

Secondo Giuseppe Savioli, presidente della Fondazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Rimini, i fatturati, tra il 2008 e il 2010, si sono ridotti del 10%, con punte del 16% nell’industria (-20 nella moda, -25 nella meccanica e nell’elettronica). Ma anche di fronte a questo crollo, gli imprenditori hanno investito decine di milioni di euro per mantenere l’occupazione e rinnovare e rilanciare l’attività. Ciò non toglie il “peccato originale” delle aziende riminesi, cioè la scarsa patrimonializzazione, tanto che solo un terzo degli investimenti viene fatto con risorse proprie. E nel Riminese ci sono ancora, osserva Savioli, troppe aziende con un patrimonio inadeguato. Ma il vero allarme lanciato dal presidente dei commercialisti è sul fisco. “Tolte tutte le spese – osserva – almeno il 65% dei ricavi delle nostre imprese se ne è andato in tasse. In alcuni casi arriviamo a punte del 70-80%. Il peso del fisco è diventato insostenibile”.

L’altro fattore critico è la contrazione del valore aggiunto, ossia la ricchezza economica prodotta. Si è assottigliata la quota che va all’imprenditore e quella degli oneri finanziari, ed è aumentata la quota attribuita al fattore lavoro. Cioè, l’impresa mantiene l’occupazione. Il problema è che anche nella nostra provincia il sistema è formato da piccolissime imprese, in molti casi con capitali non adeguati, quindi più fragili di fronte alla crisi e in difficoltà a rimanere sul mercato

2007-2010: la crescita…

L’Aggregato delle imprese della provincia di Rimini registra tra il 2007 e il 2010 un incremento complessivo del fatturato pari al 32,6%, passando dai 6,1 miliardi di euro del 2007 agli 8,2 del 2010. Ancora più forte, nello stesso periodo, la crescita del capitale investito (cioè il totale delle risorse investite in una società, calcolato come somma delle attività immobilizzate al netto dei rispettivi fondi di ammortamento), pari al 57,5%: dai 6,7 miliardi del 2007 ai quasi 11 miliardi del 2010.

Il comparto che ha registrato l’incremento produttivo più alto tra 2007 e 2010 è l’agricoltura, seguito dal commercio (+71,8%) e dalle costruzioni (+ 45%).

Il valore maggiore di capitale investito nello stesso periodo riguarda il settore delle costruzioni (+ 102,2%) e il commercio (+100,4%).

Il manifatturiero pare sia il settore più stabile , con tassi di crescita solo del 5% e capitali investiti quasi identici (al netto dell’inflazione).

Ricordiamo che il 2007 ancora non presentava gli effetti della crisi, che si sono concretizzati l’anno successivo. Dunque, il sistema produttivo riminese ha generalmente tenuto, almeno per quanto concerne i parametri di crescita.

… e la perdita

Il settore a più alta redditività nella provincia è il commercio, evidentemente per la presenza di gruppi strutturati e capitalizzati nella grande distribuzione (si pensi ai vari Conad, Coop, ecc.) con un incremento di 4 punti percentuali nell’intervallo stabilito.

Invece quasi tutti gli altri settori perdono redditività: in maniera drammatica l’industria (- 13 punti percentuali) , l’agricoltura  (- 7 punti) registrando nel 2010 indici di Roe negativo; mentre l’edilizia che aveva uno dei ROE più alti nel 2007 perde quasi 8 punti.

BOX

L’analisi per comparti

Se analizziamo alcuni settori produttivi  tipici della nostra economia, possiamo notare che dal 2007 al 2010 alcuni  di questi –nonostante la crisi – si siano consolidati, altri hanno perso radicalmente posizioni.

Il settore Alimentare registra nel triennio un incremento nel capitale investito (+11,9%), accompagnato da un andamento crescente anche relativamente al fatturato con +5,3% ma con un incremento del 28% sul 2007.

La variazione del capitale investito relativa solo all’ultimo biennio 2009-2010 registra una crescita pari all’8,2%.

Il Sistema moda subisce nel triennio una contrazione del fatturato (-21,2%) mentre il capitale investito rimane pressoché invariato (-0,9%). La variazione del capitale investito relativa solo all’ultimo biennio 2009-2010 è anch’essa negativa, pari a -1,6%.

Legno e derivati registrano un contenuto incremento nel capitale investito (+3,0%), accompagnato da un andamento decrescente relativamente al fatturato, che nel triennio registra una variazione pari a -5,7%. La variazione del capitale investito relativa solo all’ultimo biennio 2009-2010 registra una crescita pari al 3,1%.

Il settore della Meccanica ed elettronica segna nel triennio un decremento nel capitale investito (-8,1%), accompagnato da un andamento decrescente anche relativamente al fatturato (-25,4%); tale risultato è il frutto di una perdita registrata nel primo biennio 2008-2009 pari al -30,5%, non integralmente compensata dal guadagno rilevato nel secondo biennio, pari al +7,2%.

La variazione del capitale investito relativa solo all’ultimo biennio 2009-2010 registra una crescita pari all’8,3%.

Gli Alberghi registrano nello stesso periodo un incremento nel capitale investito (+3,9%), accompagnato da un andamento crescente anche relativamente al fatturato (+2,5%).

La variazione del capitale investito relativa solo all’ultimo biennio 2009-2010 registra una crescita pari al 2,4%.

Infine la Ristorazione: nel triennio segna un modesto decremento nel capitale investito (-0,2%), accompagnato da un andamento decrescente anche relativamente al fatturato (-2,7%); la contrazione del fatturato non presenta però un andamento lineare: se nel primo biennio 2008-2009 si registra una variazione del -3,7%, in quello successivo può essere riscontrata una ripresa con una variazione che si attesta al +1,0%. La variazione del capitale investito relativa solo all’ultimo biennio 2009-2010 registra una crescita pari allo 0,5%.

 

 

Forum chiuso.