"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Rocky horror Italian show

Risposta all’articolo di Umberto Galimberti, La Repubblica, 26/10/09, pg. 13 a questo link.

Gentile Prof. Galimberti,

mi ha interessato molto il suo articolo del 26/10 a pg. 13 di Repubblica sull’identità moltiplicata messa in scena dal transessuale, a cui vorrei replicare.

Il mio primo pensiero è stato per Visconti che, ne Il Gattopardo, dice: “Bisogna cambiare qualcosa affinché tutto rimanga uguale.” Non è forse questo il principio sottostante l’ottusa politica dei nostri legislatori come anche la sua sommessa posizione? Lei, pur concedendo alla scienza che l’identità sessuale non è riducibile a paradigmi dualistici, si rifugia in quegli stessi paradigmi come condizione essenziale del mantenimento dell’ordine sociale, e dice (corsivo mio): “Oggi, sia la biologia sia la psicologia ci dicono che attività e passività sono iscritte nel corpo di ogni individuo […]. Ma questa ambivalenza deve essere ridotta […].”

Ora, proprio in questo lapsu philosophico, in quel ma, Lei dice più di quel che vorrebbe. La bisessualità delle antiche divinità sta per il modo in cui quelle società hanno cercato di integrare entro una rete di significanti quelle sfumature della sessualità che erano altre. Ciò ci illumina sul fatto che tali forme hanno sempre covato come potentia; esse sono cioè sempre esistite come rimosso, come doppio osceno che attraverso la sua rimozione sosteneva il paradigma binario uomo-donna.

Cosa succede quando questo rimosso diventa carne, o meglio, quando dal taglio nella carne – quello del bisturi – emerge questa realtà oscena? Proprio questo suo farsi carne in mezzo a noi del transessuale ci attira ed allo stesso tempo ci terrorizza. È l’effetto spettacolare dell’immaginario che si incarna nella realtà a risvegliare in noi quel misto di orrore e godimento: non è forse successo lo stesso quando per giorni siamo rimasti attaccati alla Tv a guardare l’attentato alle Torri Gemelle? Non godevamo forse di quel surplus di realtà che portava con sé quell’evento che la cinematografia hollywoodiana aveva già ampiamente rappresentato? Analogamente, di fronte ad un transessuale non cerchiamo forse ossessivamente quei caratteri inequivocabili che segnano la sua appartenenza al sesso opposto? Non cerchiamo in lui/lei quel surplus di realtà che avevamo solo osato immaginare, che avevamo posto come tolta? Lungi dall’essere prossimi all’implosione nella confusione dei segni, mi pare che stiamo piuttosto assistendo ad una loro iper-realizzazione: paradossalmente, infatti, più che con-fondere i codici, il transessuale, in virtù della sua ostinazione ad appartenere all’altro sesso, è colui che più di altri riafferma quegli stessi codici e, prendendoli alla lettera, ne rivela il punto morto. È solo finché siamo in grado di scorgere tale congenita inadeguatezza dei nostri paradigmi che il pensiero si mantiene in moto.


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