"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

maggio: 2018
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Hera. abuso di posizione dominante

di Mirco Paganelli

Ne è uscita male Hera dalla sentenza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm). “Abuso di posizione dominante” nei mercati collegati alla raccolta differenziata della carta con tanto di sanzione da 1,9 milioni di euro. Il Gruppo esprime “stupore” e sostiene “di aver sempre operato nel pieno rispetto del quadro normativo”; per questo contrattacca con un ricorso al Tar del Lazio. Hera sostiene che la propria condotta, punita dall’Antitrust perché dannosa per le tasche dei cittadini, avrebbe invece “determinato un beneficio economico di circa 1,5 milioni di euro fra 2011 e 2013 in termini di minori oneri per il servizio di igiene urbana”. Eppure l’Agcm la pensa diversamente: Hera e due associate hanno monopolizzato il mercato della carta riciclata danneggiando concorrenza e cittadini. Il tema è delicato: le quote della società sono a maggioranza pubblica, per cui è inevitabile porre un problema di trasparenza. Quale controllo possono avere cittadini, privati ed amministratori sulle operazioni del gestore dei rifiuti e su come queste si traducono in variazioni di tariffa? I Comuni si erano accorti di nulla? La sanzione verrà fatta pagare dai cittadini in bolletta?

La ricostruzione dei fatti

Secondo l’Antitrust, tra il 2011 e il 2013 Hera avrebbe smesso di conferire i rifiuti di carta a Comieco – il sistema consortile frutto dell’accordo tra Comuni e Conai – per piazzarli sul libero mercato. Scelta legittima, se il gestore avesse osservato – come da convenzione con l’Agenzia d’ambito – “l’obbligo di scegliere il soggetto destinatario sulla base delle migliori condizioni economiche disponibili sul mercato”, ovvero se avesse fatto un’asta. Invece Hera ha dirottato il ‘pacchetto carta’ interamente ad Akron, una sua società controllata che si occupa di convertire i rifiuti di cellulosa in macero da vendere alle cartiere per la trasformazione in carta riciclata (tra gli impianti imputati c’è anche quello di Coriano). A fare da tramite c’era l’altra controllata, Herambiente (HA).
Una “razionale strategia di un gruppo verticalmente integrato” che avrebbe garantito ad Akron di acquistare la carta ad un “prezzo di favore” e ad HA di ottenere una remunerazione da parte di Hera per i suoi servizi. Quest’ultima, legittimamente titolare dei rifiuti ma priva del diritto di sfruttarli economicamente a proprio vantaggio, si sarebbe tenuta per sé tutta la carta senza permettere ad altri di accedere a tale essenziale materia prima per il macero; Hera avrebbe così “internalizzato” i profitti dalla vendita del macero stesso. Si parla di 100.000 tonnellate di cellulosa (quasi un terzo di quelle di tutta l’Emilia-Romagna) sottratte al libero mercato. Peraltro Akron, non potendo sostenere un simile carico, sarebbe ricorsa ai concorrenti per trattare 40/50.000 tonnellate. È stato allora che alcuni privati si sono insospettiti e hanno sporto denuncia.

Chi ci ha rimesso con un simile meccanismo?

Dato il monopolio sul macero, le cartiere si sarebbero svenate per acquistarlo da Akron a “prezzi ben più elevati che in passato” – prosegue il bollettino Agcm. Non solo: “La condotta abusiva ha anche un profilo di sfruttamento nei confronti dei cittadini-utenti. […] Non ha consentito di massimizzare i ricavi da portare in detrazione ai costi del servizio di igiene urbana riconosciuti in tariffa”. Una gara tra concorrenti per accaparrarsi i rifiuti avrebbe quindi permesso a Hera di guadagnare di più e di tassare le famiglie di meno. Ma non è tutto. La lontananza degli impianti Akron rispetto ai punti di raccolta dei rifiuti avrebbe ulteriormente aumentato i costi di trasporto degli stessi, anch’essi convertiti in aumenti in bolletta (come la cellulosa di Forlì-Cesena che viaggiava per 60 km verso l’impianto di Rimini).

Le molteplici linee di difesa di Hera sono state ‘gelate’ dall’Antitrust con aggettivi pesanti. Il Gruppo ha sostenuto di non essere soggetto alla normativa anti-trust perché le transizioni erano interne al gruppo. Argomentazione “inconferente” secondo l’Agcm, per la quale la condotta è da considerarsi “censurabile a prescindere dall’articolazione societaria”. Le parti hanno poi rivendicato la proprietà sui rifiuti. Affermazione giudicata “non condivisibile” dato che il bene in questione costituisce un “input essenziale” per il commercio del macero. Altra difesa: tale sistema avrebbe consentito ad HA di fare investimenti tecnologici a favore di tutti, ma per l’antitrust si tratta di investimenti “certamente profittevoli” per il Gruppo, ma “che privano i concorrenti della stessa opportunità”. Hera, infine, ha spiegato di aver scelto Akron per la superiorità tecnologica rispetto alle concorrenti. Argomentazioni “incoerenti” e “non pertinenti” per l’Antitrust: la competizione andava fatta comunque. E poi – si domanda – se la stessa Akron è dovuta ricorrere agli impianti di terzi per insufficienza di capacità, di quale superiorità si parla?

L’infrazione è stata giudicata “particolarmente grave” in quanto le condotte erano “finalizzate ad ostacolare le attività dei concorrenti […] con riflessi pregiudizievoli sul livello della tariffa/tassa” pagata dai cittadini; una condotta che ha permesso ad Hera e HA di “trattenere all’interno del gruppo i maggiori profitti derivanti dalla vendita del macero”. Per questo è stata applicata una sanzione pari al 20% del fatturato della vendita dei rifiuti cartacei ad Akron (3,2 milioni di euro) nelle tre annualità dell’infrazione, con uno sconto del 20%. In conclusione, dato che il conferimento ad Akron e le condizioni economiche erano frutto della decisione congiunta tra Hera e HA, per l’Agcm pare “non irrilevante il fatto che numerosi consiglieri di amministrazione delle due società coincidano”. Le dimensioni del Gruppo, infine, sono “tali da disporre delle conoscenze giuridiche ed economiche necessarie a conoscere il carattere illegittimo della propria condotta”. Dunque Hera, chiosa l’Antitrust, non poteva non sapere che stava compiendo un abuso.

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