"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

maggio: 2019
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Gli immigrati che pagano la pensione di tanti italiani

L’immigrazione è il terzo argomento di preoccupazione degli emiliano romagnoli, dopo criminalità e disoccupazione, secondo l’ultimo Eurobarometro Flash  realizzato per conto della Commissione europea lo scorso autunno, ed analizzato da Infodata del Sole 24 Ore.  Preoccupazione, per gli immigrati, che sale però al primo posto in Lombardia e Veneto, mentre in Sicilia, dove sbarcano, al primo posto c’è, e di gran lunga, la disoccupazione, e solo molto lontano l’argomento migranti.

A dimostrazione che non è la presunta concorrenza  del lavoro degli immigrati (lavori poveri, poco qualificati e poco pagati)  a preoccupare,  ma qualcos’altro.

Perché, spesso, nella foga della propaganda  si dimentica  che tanti immigrati, che hanno regolarizzato la loro permanenza in Italia, svolgono lavori non solo utili, ma che probabilmente non troverebbero tante persone autoctone  disposti a farli (raccolta dei pomodori in Puglia e delle arance in Calabria e Sicilia, della frutta a Saluzzo, facchinaggio negli allevamenti di polli del forlivese, allevamenti di maiali nel modanese, braccianti agricoli un po’ dappertutto, operai in fonderia, ecc.), per miseri salari di 4-5 euro l’ora, quasi sempre in nero.

Nella sola Romagna (Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna), gli immigrati di provenienza non comunitaria occupati (esclusi quindi romeni, polacchi, ecc.) ed iscritti all’Inps, a  cui versano regolari contributi, con contratti stabili o temporanei, sono poco meno di 50 mila, grosso modo equamente distribuiti tra le tre province.  Un numero che copre il 15 per cento circa del totale dei lavoratori dipendenti delle tre province  e che si è mantenuto stabile anche negli ultimi anni della crisi.

Migranti dipendenti

Che lavori svolgono  gli immigrati nelle nostre province ?  Dei circa 16 mila occupati registrati Inps in provincia di Rimini, quasi 2 mila fanno le badanti, un altro migliaio le colf, prevalentemente donne, un migliaio sono dipendenti nel settore agricolo (erano 500 nel 2010), più di 11 mila svolgono mansioni da operaio, un migliaio quella da impiegato, nessuno è dirigente, solo 4 sono quadri.

Situazione  un po’ diversa per  i 17 mila lavoratori immigrati nella provincia di Forlì-Cesena, dove le badanti sono più di mille, le colf non arrivano a 600, ma gli addetti in agricoltura, in costante crescita, superano le 4 mila unità (tre volte più di Rimini), gli operai  sono a quota 10 mila, cifra che si mantiene stabile, circa 500 sono impiegati, un solo è dirigente e sono 5 i quadri.

Se 50 mila immigrati in suolo di Romagna pagano regolarmente i contributi all’Inps, quanti percepiscono una pensione ?   Poco più di 3 mila, all’incirca mille per provincia.  Quindi, chi mantiene chi è abbastanza chiaro.  In altri termini, essendo così pochi gli immigrati pensionati, è del tutto evidente che i loro contributi servono, oggi, a pagare le pensioni di molti italiani.  Non è una opinione, ma un fatto.

Oggi ci sono in Italia circa 16 milioni di pensionati a fronte di 23 milioni di occupati. Un rapporto di circa due a tre. Quello degli immigrati è di sei pensionati per ogni cento che lavorano.

Siccome, poi, solo una parte degli immigrati rimane nel nostro paese fino alla pensione, gli immigrati lasciano, senza usufruirne,  nelle casse dell’Inps circa 300 milioni di euro l’anno.

Cifra che fino al 2016 aveva raggiunto il totale di 15 miliardi di euro, quasi un punto di pil.  Euro loro che rimangono a  casa nostra.

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