"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Giovani in fuga da Rimini

C’è una drammatica distanza tra il mondo reale, fatto di uomini e donne in carne ed ossa, e la sua rappresentazione attraverso i media (stampa, Tv, ecc.), i comunicati che si inviano ai giornali  e gli argomenti del dibattito pubblico.

L’occupazione di tutti, ma in modo particolare quella dei giovani,  è tra i  temi meno  trattati. Dal 2005, prima della crisi, al 2010, dopo la crisi, tuttora in corso, la disoccupazione dei giovani della provincia di Rimini, di età compresa tra 15 e 24 anni, è salita  dall’8 al 23 per cento (quella delle donne dall’8 al 29 per cento). Nello scaglione successivo, dai 25 ai 34 anni, è arrivata al 10,7 per cento.   Nell’insieme, ogni cento giovani di età tra 15 e 34 anni a Rimini sono senza lavoro  più di 13, a Forlì-Cesena 10, a Ravenna e Bologna circa 11. In Emilia stanno tutti meglio, escluso Modena, dove i giovani disoccupati superano il 14 per cento.

Una realtà, la disoccupazione giovanile, che  già nel 2009 mostrava tutti i segni del deterioramento e che peggiora ulteriormente  l’anno dopo. Non si tratta quindi di un fenomeno solo recente.  Ma oggi, grazie alla collaborazione dell’Ufficio Statistico della Provincia di Rimini, possiamo aggiungere un tassello in più a riprova del grave disagio che comincia a serpeggiare tra i nostri giovani, probabilmente i meglio preparati.

La verità è che non trovando opportunità in loco, molti stanno lasciando Rimini e l’Italia. Per il Paese non è una novità (secondo l’ultimo rapporto Alma Laurea lavorano all’estero il 4 per cento dei laureati post-riforma e il 6 per cento dei laureati di secondo livello), ma per Rimini forse si.  I numeri parlano chiaro: nel 2007  si dirigevano all’estero, cancellandosi dall’anagrafe,  meno di una decina l’anno (tutti i dati sono al netto dei trasferimenti nella Repubblica di San Marino). Nel 2008 (la crisi scoppia a settembre,  ma era già nell’aria) sono diventati 123, l’anno dopo 131,  119 nel 2010.   In assoluto i numeri non sono alti, ma il salto tra prima e dopo la crisi è evidente.  Negli ultimi tre anni hanno abbandonato la provincia di Rimini  per l’estero (escluso sempre San Marino)  373  giovani con meno di quarant’anni, di cui 122 donne. Aggiungendo,  per lo stesso periodo,  gli emigrati nella Repubblica di San Marino il totale sale a 614.

Il fenomeno però non si esaurisce con questi numeri, pur allarmanti, perché considerando che molti se ne vano senza cancellarsi dall’anagrafe, tutto lascia intendere che l’esercito degli espatriati sia molto  più numeroso.

Tra i paesi che esercitano maggiore attrattività  tra  i giovani riminesi  al primo posto figura  la Spagna con 78 emigranti, seguita dall’Argentina con 54 (qui è probabile che molti siano italo-argentini che scelgono di tornare)  e dal Regno Unito con 44. Intorno alla ventina tutti gli altri, tra cui la Germania (25).     All’estero, ad un anno dalla laurea, ha un lavoro stabile il 48 per cento degli italiani occupati, 14 punti percentuali in più rispetto al complesso degli specialistici italiani occupati in patria.Ricordando, per non perdere la memoria, che la struttura produttiva della provincia di Rimini da sempre, quindi ben prima della crisi,  si caratterizza per una minore capacità di assorbire personale laureato, ci sarebbero ragioni sufficienti per porre il problema del lavoro (alla luce anche degli ultimi ritorni alla cassa integrazione) al primo posto nell’agenda politica ed economica provinciale.

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