"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
L M M G V S D
« Ago    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Giovani, da idea a startup: quali difficoltà?

di Melania Rinaldini

Come nasce un’idea di impresa? Come diventa realtà? Chi sono i protagonisti e quali le condizioni, i supporti, le difficoltà? Lo abbiamo chiesto a tre start-up nate grazie a “Nuove Idee Nuove Imprese”, il concorso che premia le idee di aspiranti imprenditori della provincia di Rimini e San Marino. Si tratta di tre gruppi concorrenti dell’edizione 2014.

LA “MAPPA” DEI SERVIZI

Le idee nascono in tanti modi. “Siamo un gruppo di amici un po’ perfezionisti” racconta Giacomo Arcaro, a capo del progetto Customapp, vincitore dell’ultima edizione della business pan competition. “Ci troviamo a ragionare su come migliorare qualsiasi cosa: così abbiamo realizzato il progetto di Customapp.”
Di che cosa si tratta?
“Customapp è un portale dove si inseriscono richieste di preventivi per servizi. Faccio un esempio: devo imbiancare un appartamento o altro? Inserisco nel sito la mia richiesta di preventivo con i dettagli del servizio che cerco. In questo modo chi offre il servizio può valutare una serie di richieste e decidere di rispondere a quella che è nelle sue competenze. Per farlo paga una piccola quota e ottiene il nominativo del richiedente. Si tratta di un modo per i lavoratori autonomi e per le piccole aziende di limitare le spese di promozione, investendo piccole cifre su reali possibili clienti. Ovviamente c’è poi un meccanismo di profilazione e di reviews, cioè di reputazione online dell’offerente, un po’ come su Ebay”.
A che punto è la realizzazione del progetto dopo la vittoria del premio?
“Sto costituendo la società con i miei colleghi, Roberto Costantini e Mattia Bartolini. La difficoltà principale del nostro progetto è nei costi iniziali perché essendo un’idea unica nel suo genere, ha bisogno di molti accorgimenti. Al momento la spesa maggiore è proprio quella di consulenza legale. In Italia si trovano finanziamenti per avviare una start up, ma non ce ne sono per quando la start up inizia a crescere. Penso che in Italia un fenomeno come Whatsapp (applicazione per messaggistica mobile per smartphone Android, ndr) non sarebbe mai potuto accadere. Il nostro progetto si basa sulla lead generation, ovvero la creazione di liste di nominativi di persone realmente interessate ad un determinato servizio/settore. Si tratta di un’azione di marketing che aumenta enormemente la possibilità di incontro tra chi cerca e chi offre”.
Il vostro è un gruppo di lavoro giovane e altamente specializzato, c’è posto per altre figure?
“Ne approfitto per dire che presto avremo bisogno di marketer, cioè di persone che caricheranno i nominativi nel sito, potrebbe essere un’opportunità di lavoro per qualcuno”.

SE L’IDEA NASCE DA UNA CRISI

Da un periodo di profonda crisi lavorativa nasce, anzi rinasce, l’idea di Samis, un sistema automatico che rileva, blocca e recupera le sostanze disperse per evitarne la dispersione negli ecosistemi naturali ed antropici.
“L’idea mi è nata svariati anni fa, durante l’università”, racconta Gabriele Palmieri, capogruppo del progetto, classificatosi al secondo posto. “L’avevo solo accantonata in un angolo. Poi è arrivato il contratto di solidarietà e tanto tempo libero in più e mi sono rimesso a lavorarci insieme ad Alessandro Arceci, amico ed ex collega (anche lui in contratto di solidarietà) e mio fratello Jacopo Palmieri che è studente universitario”.
In quali casi è utilizzabile Samis?
“Purtroppo incidenti con perdita di idrocarburi e/o sostanze nocive nell’ambiente avvengono troppo spesso in Italia. Ci sono tanti casi recenti e non. Gli interventi, quando vengono fatti, sono sempre a posteriori. A questo proposito purtroppo siamo molto arretrati: spesso si lascia che le sostanze si biodegradino perché c’è poca cultura dell’ambiente e perché gli interventi di bonifica sono costosi. Le leggi a riguardo sono poco rispettate, in ultimo c’è stata una depenalizzazione da reato ambientale a danno ambientale che è un indice incontrovertibile di quanto poca cultura dell’ambiente abbiamo.
Detto questo, Samis è un sistema meccanico ed automatico formato da vari gruppi che intervengono in caso di bisogno. Non do troppi dettagli perché si tratta di una cosa molto tecnica e anche perché devo proteggere un po’ l’idea. Si tratta di un’invenzione che ho brevettato nel 2013 in Italia, ora sto facendo domanda di brevetto europeo”.
Quali utilizzi potrebbe avere questo meccanismo per un territorio come Rimini?
“Ho già in mente molte funzionalità. Samis si può utilizzare anche nei corsi d’acqua, quindi in affluenti del Marecchia o al Porto canale. Se ricordate, c’è stato un piccolo incidente recentemente, un peschereccio è affondato, ecco in quel caso non c’era vento di Libeccio, il garbino – come diciamo a Rimini – altrimenti le sostanze sarebbero presto arrivate al largo. Samis è in grado di prevenire danni ambientali anche in questi casi. Mi piace pensare in grande e poter immaginare che un giorno, per legge, si decida che ogni attività potenzialmente inquinante si doti di un meccanismo come questo per prevenire disastri ambientali. Anche perché bonificare costa tanto in termini economici e ambientali, mentre prevenire costa molto meno. Si tratta di un piccolo investimento”.
Quando si potrà vedere un prototipo?
“Nei prossimi mesi grazie al premio ricevuto e ad altri soldi che siamo riusciti a mettere da parte, tra cui la tredicesima di mia madre che vorrò assolutamente ridarle, inizieremo a costruire un prototipo. Al momento stiamo aspettando anche risposte dalla Camera di Commercio di Rimini riguardo ad un bando cui abbiamo partecipato. La società si è costituita, Heureka, e al momento è una srls”.
Le difficoltà immagino siano tutte economiche…
“Sì, le spese di brevetto sono consistenti e annuali e anche l’investimento nella produzione del prototipo è un bell’impegno. Ma sono ottimista, questo progetto mi ha rimesso al mondo e vedere che è stato apprezzato da Nuove Idee Nuove Imprese, mi ha dato un enorme carica”.

START-UP A CHILOMETRO “ZERO”

Valorizzare il territorio della Repubblica di San Marino attraverso la trasformazione di prodotti vegetali a km 0 è l’obiettivo di Stefano Rondelli, Filippo Maiani, Anna Lisa Ciavatta e Gian Luca Giardi. I ragazzi hanno una media di 26 nni e in comune una passione “antica”: fare conserve e marmellate in casa. Da questa passione comune nasce l’idea di aprire un’impresa di settore: “Ci siamo resi conto che la trasformazione di materie prime vegetali in prodotti finiti, non è molto presente su questo territorio”, racconta Stefano. “Sono pochissimi i laboratori che lavorano frutta e verdura per creare prodotti in vaso di vetro. Noi, con l’impresa Quattro Stagioni, saremo in grado di realizzare vari tipi di conserve, a marchio nostro, in conto terzi ma anche su richiesta per ristoranti che, ad esempio, desiderano una ricetta esclusiva”.
Quali sono state le tappe di questo progetto?
“Innanzitutto, ognuno di noi ha dato il suo contributo secondo le esperienze personali. Gian Luca, ad esempio, ha già esperienza in campo agricolo. Abbiamo fatto delle ricerche su possibili fornitori e canali di vendita. Abbiamo chiesto e ottenuto un contributo dalla Camera di Commercio sammarinese. Ora stiamo valutando dei locali per decidere dove aprire il laboratorio. Si tratta di una ricerca non facile perché non sono molti gli edifici che hanno le caratteristiche necessarie per questo tipo di attività. Contiamo nel giro di breve tempo di decidere per un sito e iniziare la produzione per l’inizio dell’estate”.
Dal punto di vista economico si tratta di un investimento non trascurabile, soprattutto per la vostra età. Come l’avete affrontato?
“Il contributo che abbiamo ricevuto dalla Camera di Commercio sammarinese è stato sicuramente molto utile, per fortuna abbiamo tutti un lavoro attualmente e seguendo questo progetto da qualche anno, siamo riusciti a mettere qualche risparmio da parte per investirlo. La difficoltà più grande è iniziale: la barriera all’entrata è molto alta, i costi di inizio produzione sono elevati, ma contiamo di rientrare prima possibile”.
Tra le idee selezionate, la vostra è quella più “tradizionale” se possiamo definirla così. Qual è il lato tecnologico di Quattro Stagioni?
“Abbiamo pensato a etichette trasparenti, con codici che inseriti sul nostro sito daranno al consumatore tutte le informazioni sul prodotto. Questo per garantire la tracciabilità dell’intera filiera che, comunque, sarà a raggio brevissimo”.

Forum chiuso.