"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

marzo: 2019
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Giovani con la valigia

di Simone Santini

È il tema dell’emigrazione giovanile, un fenomeno che in anni recenti è stato spesso al centro del dibattito pubblico: ragazzi che compiono la difficile scelta di lasciare la propria casa, la propria zona di comfort fatta di abitudini, affetti e amicizie, per avventurarsi in un’altra realtà, in cerca di nuove esperienze o maggiori opportunità per il proprio futuro. Un tema di cui si è scritto e detto tanto, e che non è di certo una novità. La notizia, infatti, è un’altra: al giorno d’oggi, i giovani che maggiormente preparano la valigia in Emilia-Romagna sono quelli del nostro territorio, i riminesi.

A rivelarlo è una ricerca condotta dall’Istat (e riportata da Il Sole 24 Ore) che ha analizzato le cancellazioni dall’anagrafe dei cittadini in partenza in tutto lo Stivale, realizzando una vera e propria mappa dell’emigrazione italiana, utilizzando come indicatore il confronto tra il valore assoluto degli emigrati e la popolazione di appartenenza, per 10mila residenti. Secondo la ricerca, concentrandosi sulla fascia d’età 18-39 anni, ossia quella in cui lo spostamento è solitamente dovuto per motivi di studio o di opportunità lavorative, emerge che nel 2016 sono stati 42,61 i giovani ogni 10mila abitanti a cancellarsi dall’anagrafe di uno dei comuni della provincia di Rimini per trasferirsi all’estero. Un primato assoluto in Regione: i giovani in partenza per l’estero, sempre nel 2016, nel capoluogo bolognese sono 38,71 ogni 10mila abitanti, 33,43 a Ravenna e nella vicina Forlì-Cesena addirittura dimezzano, 24,43. Inoltre, più in generale, la provincia riminese si posiziona tra le prime 40 d’Italia in questa particolare classifica, che ha visto, nell’arco di un solo anno, trasferirsi all’estero ben 60mila giovani da tutto il Paese.

Dati importanti, che fanno riflettere. Ma da cosa può essere dovuto un fenomeno così accentuato?

Sempre secondo lo studio pubblicato dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), è “impossibile dire se questo sia correlato a un fenomeno di disagio dovuto a mancanza di opportunità in patria o, invece, a un sintomo di vivacità culturale che spinge i nostri connazionali a confrontarsi con sfide personali oltre confine”.

Crisi e disoccupazione giovanile imperante? O la forza attrattiva delle esperienze oltre confine e la moderna facilità di viaggiare hanno un peso decisivo in questo fenomeno? Probabilmente, come sempre, la verità si trova nel mezzo.

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