Giovani agricoltori in marcia

di Martina Bacchetta

Il primo uomo fu un agricoltore, e ogni nobiltà storica riposa sull’agricoltura” parole provenienti dal XIX secolo, pronunciate dal filosofo e scrittore statunitense Ralph Waldo Emerson. Parole che evidenziano quanto l’agricoltura e il suo lascito abbiano radici davvero profonde e ben radicate nella storia dell’uomo. Valenze importanti anche ad oggi, senza ombra di dubbio. Il settore primario risulta essere tra i più produttivi di un sistema economico ed è composto dall’insieme delle attività economiche tradizionali. Data la sua rilevanza, è necessario appoggiare il mondo agricolo con alcune sovvenzioni, affinché mantenga una sua continuità e prosperità. Un esempio di questi sostegni è il primo insediamento in agricoltura. Cos’è? Si tratta di una agevolazione messa a disposizione dall’Unione Europea per i giovani che vogliono rendersi titolari di una impresa agricola per la prima volta. Tutto ciò per cercare di scongiurare il sempre più incalzante invecchiamento della popolazione agricola e allo stesso tempo incoraggiare ‘nuove braccia’ a rimboccarsi le maniche.

Il supporto ammonta a 50.000 euro per gli insediamenti in zona con vincoli naturali o altri vincoli specifici (per i quali è previsto anche un criterio di priorità per la concessione dell’aiuto) e di 30.000 euro nelle altre zone. I beneficiari devono essere giovani maggiorenni che non abbiano ancora compiuto 41 anni al momento della domanda. Un altro importante requisito è la maturata competenza e conoscenza professionale nel settore primario che sia attestata da un titolo di studio (di livello universitario di indirizzo agrario e/o titolo di studio di scuola media superiore in campo agrario). Nel caso in cui non si avesse ancora maturato queste competenze e conoscenze, il candidato può comunque partecipare, a patto che dichiari di impegnarsi ad acquisire tali capacità e competenze professionali. Ogni Regione d’Italia pubblica il proprio bando di partecipazione.

Come vi si può accedere? Tramite la compilazione online della specifica modulistica prodotta dal SIAG (Sistema Informativo Agricolo di AGREA) che poi dovrà essere presentata ai Servizi Territoriali Agricoltura Caccia e Pesca. Per poter compilare la domanda online è necessario farsi accreditare alla piattaforma con procedura Agrea.

L’attività agricola dell’Emilia-Romagna è tra le più progredite d’Italia ed è caratterizzata da una grande varietà di prodotti e dalla particolare abbondanza di alcuni di essi. Questo primato è dovuto soprattutto alla favorevole posizione geografica e climatica, ma anche all’impiego di tecniche moderne e all’organizzazione di vendita dei prodotti stessi. La regione si trova ai primi posti nella produzione di orzo, riso, frutta, vino.

Scavando più a fondo, abbiamo parlato con alcuni giovani agricoltori che hanno partecipato al bando regionale e che hanno ricevuto il premio per il primo insediamento in agricoltura.

Giacomo Bianchi è un giovane riminese prossimo ai 26 anni, il quale non ha avuto dubbi o tentennamenti su quale fosse la sua strada, fin da ragazzino. Infatti, quando era ora di scegliere quale liceo frequentare, ha deciso per l’istituto agrario a Cesena. Proviene da una famiglia di agricoltori, proprietari del Podere dell’Angelo, il cui cuore della produzione è storicamente posizionato a Vergiano. Si contano però anche diversi appezzamenti che si snodano verso via Santa Cristina fino a raggiungere Covignano e San Fortunato, dove il terreno è striato e disomogeneo, com’è tipico in collina. “Fin da quando mi è stato possibile ho conseguito gli studi necessari per continuare la tradizione della mia famiglia. Dopo l’istituto di agraria, ho frequentato la triennale di Viticoltura ed Enologia in Trentino e subito dopo due magistrali all’estero, in Francia. Sono praticamente nato e cresciuto su questo terreno, mi è stato davvero facile immaginare qui anche il mio futuro. È stata una scelta consapevole, voluta, e quindi ho deciso di aderire al bando. Nel mondo dell’agricoltura questa tipologia di finanziamenti e sostegni sono davvero importanti, perché gli investimenti che richiede questo specifico settore sono sempre molto consistenti. Se non possiedi un terreno di famiglia è davvero difficile iniziare da zero. Non impossibile, ma problematico. E anche se le cifre di questi premi possano sembrare importanti e interessanti, alla fin fine ci si accorge di quanto rappresentino il minimo necessario per poter vivere di questo mestiere”. Secondo Giacomo sono molte le difficoltà che un agricoltore incontra sul suo cammino, oltre a livello prettamente economico, anche a livello gestionale. Qual è la chiave per aprire le giuste porte? “È necessario trovare una sorta di specializzazione, perché parliamo di un settore molto ampio. Nel mio caso parliamo di vino. Non è un prodotto privilegiato, però può essere trasformato, a differenza di altre colture. Per esempio il grano: lo possiamo coltivare biologicamente, però è difficile potergli conferire una connotazione qualitativa. Prettamente il mestiere dell’agricoltore si sofferma sulla coltivazione di materie prime, che possono essere a loro volta sponsorizzate e valorizzate per esempio da un cuoco o una cucina importante, ma che altrimenti vengono esposte sullo scaffale di un qualche supermercato con un prezzo che rispetta il minimo sindacale. Ed è qui quindi che iniziano le prime difficoltà. La chiave è valorizzare e per valorizzare c’è bisogno di una specializzazione. Purtroppo non è più come una volta, quando il nonno o il bisnonno effettuavano una policoltura e riuscivano benissimo a vivere solo di quello. Oggi è più complicato ed esistono più sfide da affrontare. Io ad esempio ce l’ho l’orto e a volte capita che riesca a vendere anche frutta e verdura, ma non renderebbe troppo bene, se facessi solo quello. Il vino prodotto qui da noi può essere trasformato, valorizzato e ci viene apposta un’etichetta con il nostro marchio”. Così facendo, Giacomo è felice nel confermare che gli affari vanno piuttosto bene. “Possediamo una quindicina di ettari di terreno. La maggior parte sono vigneti, qualche affitto, un paio di ettari di ulivi, qualche frutto. Con la specializzazione riesce a viverci tutta la mia famiglia e abbiamo anche una dipendente. Il tutto con un buon margine di crescita”. La famiglia di Giacomo lavora in questo podere dal 1923, un secolo di tradizioni. “L’aspetto che più mi affascina è che per un secolo questi terreni hanno dato da vivere alla mia famiglia e sono contento di farne parte anche io, ora. Certo, con l’avanzare del tempo bisogna ingegnarsi, ci vogliono delle idee buone ed innovative che riescano ad andare in porto, bisogna rischiare, investire. Esistono tante storie di successo agricolo e spero di scriverne una mia propria in futuro!”.

Parlando sempre di passione e tradizione, anche Luca Valerio, 32 anni, ha intrapreso la strada che prima di lui avevano imboccato suo padre e suo nonno. “Tutto è iniziato quando da piccolo andavo in giro con papà o con nonno sul trattore, come si riesce a figurarsi un futuro lontano da quelle memorie? Con gli anni è perpetuata anche una certa passione, predilezione per questo ambito specifico”. L’agriturismo Il Sentiero si trova nel verde della Romagna rurale, a Montefiore Conca in provincia di Rimini, a pochi minuti da Rimini, Riccione, Pesaro, San Clemente e Morciano di Romagna; fra la vivace riviera Adriatica e il Montefeltro ricco di storia. Oltre ad essere un agriturismo con camere, Il Sentiero è anche un’azienda agricola: 50 ettari coltivati a grano, erba medica, vigneti e ulivi che producono i vini e l’olio che è possibile degustare e acquistare direttamente in sede. “Il Sentiero nasce da una profonda convinzione: l’essere umano ha bisogno di essere connesso alla Terra e alla natura. Questa connessione è la fonte della vita, della creatività e del benessere”. Anche Luca, come Giacomo, conferma che le difficoltà affrontate quotidianamente da un agricoltore sono molte e varie. “Principalmente i fondi. Il ‘patto giovani agricoltori’ è di molto aiuto, perché basti pensare a quanto costino i macchinari. Si potrebbe pensare ad un’esagerazione, ma per lavorare il terreno sono necessari diverse tecnologie apposite, che necessitano a loro volta di cospicue somme di denaro per poterle ottenere. Oltre al fattore più prevalentemente economico, anche la gestione del tempo da dedicare a questo mestiere è alquanto gravosa: è arduo far combaciare i ritmi con una normale vita sociale, di coppia, per esempio. Perché si potrebbe dire che il contadino non ha orari, molte volte. Ma ancora, la passione e la fatica ripagano e la terra non delude”.