"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Garanzia giovani cercasi

di Mirco Paganelli

Frequentando più che altro persone al di sotto dei trent’anni con lavori traballanti o assenti, ho fatto un rapido sondaggio su quanto sia conosciuta Garanzia Giovani, il progetto dell’Unione Europea contro la disoccupazione giovanile. Quanti di loro sanno come funziona? A parte qualche sentito dire, prevale l’ignoranza in materia, anche fra coloro che ne rappresenterebbero i candidati ideali. Non c’è da stupirsi: in Italia siamo cronicamente indifferenti nei confronti dei Centri per l’impiego (gli uffici preposti ad erogare tale servizio). Prediligiamo ancora il passaparola e le “conoscenze”.
È passato un anno e mezzo dall’avvio del piano destinato ai disoccupati e Neet (persone che non studiano né lavorano né cercano un impiego perché già scoraggiati in partenza) tra i 15 e 29 anni (nella sua declinazione italiana) e dodici mesi fa, su queste pagine, vi abbiamo presentato una fotografia della situazione nella provincia di Rimini. “C’è un problema di comunicazione, i ragazzi non conoscono il piano”, denunciavano da più parti. Nei mesi a seguire, poi, una corposa pubblicistica di testate nazionali e locali ha parlato di “fiasco”, tant’è che “Garanzia Giovani flop” è diventato un motivetto ridondante, matrice di molti titoli.
Anche a Rimini si registrano criticità, a partire dall’incertezza – comune a tutto il Paese – sul futuro delle province, le quali hanno la delega delle politiche del Lavoro e sono in perenne stato di allerta: tra “ridefinizione” e “abolizione” non si capisce quale dovrebbe essere la loro configurazione finale. “Siamo poco sereni”, è l’eufemismo usato dai dipendenti provinciali, compresi quelli del Centro per l’impiego.
Di certo non è possibile pensare a Garanzia Giovani come alla panacea di tutti i mali, se alla base c’è un’economia asfittica che crea posti di lavoro a singhiozzo. Oleare l’incrocio domanda-offerta di lavoro non basta, e le statistiche lo dimostrano. Di tutte le opportunità di lavoro pubblicate dall’avvio del progetto, solo il 10% è a tempo indeterminato. Le forme di occupazione precaria la fanno da padrone. In particolare contratti a progetto e tirocini (otto su dieci).

UNO SCENARIO DISASTROSO

Rispetto a un anno fa, la situazione dei riminesi under 30 senza lavoro è peggiorata. Nonostante la disoccupazione generale sia diminuita, quella giovanile aumenta, sintomo di un debole turnover e di un mercato del lavoro sempre più impenetrabile per le nuove leve. Secondo i dati Istat, i disoccupati della fascia di età 15-29 della provincia di Rimini sono passati dal 24,8% del 2013 al 28,1% del 2014. Peggiora inoltre di due punti percentuali il dato regionale dei Neet; gli “scoraggiati” che non studiano né lavorano sono il 20,6% della popolazione totale presa in esame. Non disponendo di un analogo dato provinciale, per avere un’idea, applichiamo quello regionale a Rimini, et voilà!: potrebbero essere ben 10 mila i giovani riminesi Neet che nemmeno cercano lavoro (forse anche di più visto che il dato “fratello”, la disoccupazione giovanile, è più grave a Rimini rispetto alla media emiliano-romagnola). Aggiunti poi i 6 mila coetanei disoccupati (che, a differenza dei Neet, cercano lavoro ma non lo trovano) si ha per “Garanzia Giovani Rimini” un bacino di utenza di oltre 16 mila persone. Considerando che i 15-29enni riminesi sono 46 mila, possiamo affermare che in Riviera un giovane su tre è a casa senza lavoro.

TUTTI I RIMINESI “GARANTITI”

I Centri per l’impiego navigano a vista e non per colpa loro. Tra la spada di Damocle della loro abolizione e la mancanza di risorse accessorie per affrontare questa nuova iniziativa, “si fa come si può”, ci dicono dagli uffici. E da Bologna confermano: “I fondi di Garanzia Giovani non sono stati ripartiti e trasferiti alle Province, ma sono concentrati a livello regionale”.
Cosa significa questo, lo vediamo dopo. Intanto, quanti dell’esercito dei 16 mila ha avuto accesso al piano? A metà ottobre gli iscritti erano 4.414 di cui solo 3.606 hanno preso appuntamento presso un Centro per l’impiego (dunque già 800 si sono persi dopo il primo step). Ad avere i requisiti giusti e ad essere presi in carico attraverso una profilazione delle competenze sono poco più di 2.900. Per cui ogni cinque giovani papabili per Garanzia Giovani, solo uno ne entra a far parte.
“Non abbiamo idea se dopo essere passati da noi il giovane trovi o no lavoro”, spiega Luca Drudi, l’operatore del Cpi di Rimini che si occupa di Garanzia Giovani. “Svolgiamo un ruolo di prima accoglienza, poi tutto passa in mano alle agenzia private accreditate secondo quanto deciso dalla Regione Emilia Romagna. Sono loro che si occupano di proporre al giovane una misura”, tirocinio, formazione, servizio civile ecc. Al suo sportello si presenta chiunque, “dal laureato al giovane senza la minima competenza informatica, compresi gli stranieri con problemi di alfabetizzazione”.
Un aspetto positivo del progetto? “È riuscito ad avvicinare ai Centri per l’impiego persone che prima non lo utilizzavano e che si erano disattivate”. Di negativo, “l’attività è molto burocratizzata. L’accreditamento online ha fatto aumentare il lavoro sia a noi che agli utenti”.

CHI CI GUADAGNA DI PIU’, GIOVANI O AZIENDE?

Dicevamo dei fondi regionali che più precisamente ammontano a 74,2 milioni di euro. La fetta più consistente va alla formazione e ai tirocini. È stata accresciuta poi la fetta destinata alle imprese, il cosiddetto “bonus occupazionale”, che ora ammonta a 5.420.794,47 euro e viene corrisposto dall’INPS ai datori di lavoro che assumono. Tale premio può variare da 1.500 a 6.000 euro sulla base delle caratteristiche del giovane assunto. Ogni ente accreditato, poi, riceve dalla Regione 35,50 euro per ogni ora di orientamento erogata a giovane.
Non brillano ancora di entusiasmo i giovani che, tra poca certezza di stabilizzazione al termine della “misura” e i disservizi riguardo ai pagamenti dei tirocini avvenuti con estremo ritardo, non sembrano ancora i protagonisti di una svolta occupazionale.

I SINDACATI: “NON SI CAPISCE SE IL PIANO SIA UTILE!”

Si leggono molti annunci di aziende che propongono tirocini “preferibilmente all’interno di Garanzia Giovani”. Come mai? “Molto semplice”, spiega Lora Parmiani, segretario NIDIL-CGIL Rimini. “Dei 450 euro di rimborso minimo che il datore di lavoro deve corrispondere al giovane, con Garanzia Giovani 300 sono a carico dell’INPS. C’è poi da domandarsi quanto sia legittimo inserire un tirocinio negli annunci di lavoro dato che non si tratta di una forma lavorativa. Ma questa è un’altra storia”.
Critiche dure: “Il progetto accende nei giovani tante aspettative quante delusioni. Se l’obiettivo è ridare loro una speranza e poi però tutto si traduce in tirocini di sei mesi con ritardi nei pagamenti senza una conseguente prospettiva di lavoro, qualcosa non funziona”. Mollare tutto e ridestinare i fondi ad altro? “No, perché l’idea generale ha una sua logica – prosegue la sindacalista -, però bisogna correggerla, altrimenti è solo propaganda, e con quella si fa solo del male ai ragazzi”.
Il monitoraggio è uno dei punti meno convincenti: “Ci sono fondi importanti in ballo, eppure c’è una scarsa comunicazione sugli effetti del piano da parte della Regione. Quanto sta servendo? Il problema è che la sua gestione è troppo lontana dai territori. È tutto accentrato a Bologna e i Centri per l’impiego si occupano solo della fase iniziale, dopodiché tutto passa in mano ai privati. La Regione dovrebbe permettere alle province di occuparsi del monitoraggio”.
Si noti che la Provincia di Rimini non sa nemmeno quanti suoi giovani siano stati presi in carico dai suoi Centri per l’impiego. I dati li abbiamo ottenuti dall’ufficio stampa di Bologna. Intanto alla CGIL di Rimini arrivano i primi feedback di quanti sono ricorsi al piano: “Ci sono tirocini svolti come veri e propri lavori, persino durante la stagione estiva – denuncia Parmiani -. Cose che non succedevano quando erano gestiti dai centri per l’impiego”.

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