"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Fiera di resistere

Inutile negarlo, la crisi colpisce tutti, l’Italia non cresce da un decennio, circolano meno soldi e le attività, compreso quelle fieristiche ne risentono. Ma nonostante il contesto non sia favorevole la Fiera mostra di resistere, almeno di provarci. I numeri, soprattutto dei visitatori e dei metri quadrati di spazi venduti, non sembrano dargli torto: i primi avevano superato, a fine 2011, avvicinandosi a 1,7 milioni,  quelli del 2008, quando scoppiò la crisi, mentre i secondi, con 1,8 milioni di mq., sono leggermente al di sotto, ma solo di qualche decina di migliaia.

Più vistosa, invece,  la perdita degli espositori, sempre avendo come riferimento il 2008, dove il calo è stato del 22 per cento.

Come scrive RiminiFiera nel suo Bilancio d’Esercizio 2011, dopo avere sottolineato il buon riscontro che continuano ad avere eventi consolidati come SIGEP, TTG, Ecomondo, Rimini Wellness ed Enada  (a proposito, quest’anno Ecomondo ha superato gli 85 mila visitatori, con un aumento dell’11 per cento sull’anno scorso), la ricerca di nuovi prodotti è costante, ma in un “mercato asfittico e con eccesso di offerta” non è facile trovare il filone giusto.  Tra le nuove proposte ad andare meglio sono state «Thermalia», dedicata al turismo termale, in concomitanza di Rimini Wellness, e la manifestazione, in partnership con il CONI,  «Sports Days», una vetrina

per tutte le discipline sportive.  Sono invece andate meno bene altre proposte, tra cui la manifestazione dedicata all’editoria digitale.  Tra le novità, per il 2013 è in calendario una nuova fiera dedicata alla panificazione industriale ed  artigianale  denominata «AB-Tech».

Se i flussi dei visitatori e gli spazi venduti tutto sommato tengono, a parte gli espositori,  a rimetterci di più è il valore della produzione,  che a fine 2011 faceva registrare un meno 20 milioni di euro rispetto al tetto massimo, superiore a 60 milioni di euro,  raggiunto nel 2008. Così si torna ai valori del 2003, quando i visitatori superavano di poco le 900 mila unità e gli espositori erano meno di otto mila. E’ l’effetto del calo delle tariffe, che la crisi ha obbligato ad adottare.  Il movimento tiene, ma gli incassi ne risentono.

A questo punto, visto il livello di concorrenza, bisognerebbe però chiedersi anche se la città, cioè Rimini, è all’altezza della sfida competitiva che attende la Fiera, ma anche il settore congressuale. Congestionamenti, traffico, tanti progetti sempre annunciati ma mai realizzati, nella parte storica come nel lungomare, non sono una buona carta di presentazione. Se per una azienda si dice che a competere sono i territori, questo vale tanto di più per l’attività fieristica e congressuale.

 

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