"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Ferrovie: i 150 anni della tratta Forlì-Rimini

di Massimo Bottini, Co.Mo.Do* e coordinatore AIPAI** Romagna.

Il 4 ottobre 1861 il principe ereditario Umberto di Savoia inaugurava la tratta Forlì – Rimini della ferrovia proveniente da Bologna, seguito il 10 novembre dallo stesso re Vittorio Emanuele II, alla cui presenza veniva aperta al traffico la Rimini – Ancona.

A Rimini, stazione di “mezza via” fra i due terminali, venne quasi sicuramente istituito subito un deposito locomotive con officina, date le limitate percorrenze delle locomotive a vapore dell’epoca, anche se il primo documento reperito che ne prova l’esistenza è una circolare delle Strade Ferrate Meridionali del 1873; tale impresa privata, facente capo al banchiere Pietro Bastogi, era subentrata nel 1865 alle Strade Ferrate Romane (l’inizio dei lavori era avvenuto nel 1857, sotto il governo della Chiesa). Venne poi nel 1885 il raggruppamento delle linee della parte orientale d’Italia sotto l’egida della Rete Adriatica confluita, fra il 1905 e il 1906 nelle neonate Ferrovie dello Stato.

In tutti questi cambiamenti di gestione il deposito locomotive di Rimini andò sempre crescendo d’importanza specie, dal 1889, con l’attivazione della ferrovia Rimini – Ravenna – Ferrara. Questo fatto, unitamente alla creazione delle Officine Grandi Riparazioni per le locomotive, tuttora esistenti, dell’Officina Veicoli FS, oggi scomparsa, e degli impianti delle ferrovie secondarie a scartamento ridotto per Verucchio (1916), prolungata a Novafeltria (1922), e per San Marino (1932) facevano di Rimini un polo ferroviario di primaria importanza e delle strade ferrate il primo datore di lavoro cittadino, in un’epoca in cui l’attività turistica era ancora limitata.

La crescita del deposito locomotive FS ebbe fine solo nel 1938 quando, con l’elettrificazione dell’intera Milano – Ancona, veniva a cadere la necessità di un cambio locomotive a Rimini, il cui deposito, sempre e solo dotato di locomotive a vapore, svolse da quel momento servizio solo per le linee romagnole non elettrificate. La bufera della seconda guerra mondiale spazzò via gran parte degli impianti ferroviari riminesi, che però rinacquero rapidamente finite le ostilità: la crisi finale del deposito locomotive iniziò solo nel 1978/1979 con l’elettrificazione della Rimini – Ravenna – Ferrara e con la scomparsa della trazione a vapore, a cui il deposito riminese era rimasto legato.

Dopo un limitato tentativo di rivitalizzare l’impianto con rotabili moderni, nel dicembre 1995 subentrò la sua chiusura e sostanziale abbandono, lasciando in sito tutto il macchinario d’officina e la documentazione tecnica relativa alle locomotive a vapore, comprese quelle americane giunte in tempo di guerra con gli eserciti alleati.

L’Associazione Treni Storici Emilia – Romagna – Adriavapore, nata nel gennaio 1998, grazie ad una convenzione con le FS, dall’inizio dell’aprile 1999 ha gradualmente spostato la sua attività nel vecchio deposito e con essa le vecchie locomotive, prevalentemente a vapore e funzionanti, avute in comodato dalle stesse FS o acquistate dall’associazione stessa. Dal deposito di Rimini le vecchie vaporiere, in testa a treni di carrozze coerentemente d’epoca, partono per effettuare treni speciali in tutta la regione e spesso in altre (Veneto, Marche, Piemonte …).

Più recentemente si sta inventariando quanto rimasto all’interno del deposito, come documentazione d’officina, ordini di servizio (la raccolta parte dal 1906) oggetti didattici della scuola macchinisti, macchinari e attrezzi obsoleti ma utilizzabili. Lo scopo ultimo dell’associazione è di creare sul posto un museo vivente della ferrovia e a questo fine una volta all’anno il deposito  viene aperto al pubblico, con tutti i vincoli e le cautele del caso, e ogni volta si contano migliaia di visitatori di ogni età, pur con una limitata reclamizzazione dell’evento.

Più in prospettiva, oltre all’adeguamento degli edifici con fruizione pubblica delle collezioni, si intende valorizzare altri siti ferroviari  sfuggiti all’urbanizzazione, in primo luogo l’ex stazione di Rimini Marina della cessata ferrovia internazionale Rimini – San Marino, con i pregevoli edifici del fabbricato viaggiatori, dell’officina e degli uffici.

* Confederazione Mobilità Dolce

** Associazione Italiana Patrimonio Archeologico Industriale

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