"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Fare libri. Come cambia il mestiere dell’editore

di Laura Carboni Prelati

Sempre più veloce, efficiente, dominante. L’informatica, assieme alle nuove tecnologie, sta definitivamente sradicando anche le nostre più care e vecchie abitudini. Come quella di leggere. Se dopo 560 anni di onorata carriera, il libro di carta si trova a competere con il molto temuto e-book, anche il patinato mondo dell’editoria sta arrancando dietro un universo in trasformazione, l’editoria digitale. E l’industria editoriale cartacea, tradizionalmente restia ai cambiamenti, sta forse attraversando uno dei suoi momenti più duri.

La nascita del mercato on line, internet e web 2.0 hanno apportato novità assieme ai mutati assetti delle case editrici e, con l’affermarsi delle grandi concentrazioni, anche le librerie sono cambiate subendo il predominio delle grandi catene. Inoltre è mutato il lavoro all’interno delle case editrici.

In difficoltà anche i segmenti a valle della filiera, distributori e librerie, perchè da qui la crisi risale rimettendo tutto in discussione. Sotto osservazione è anche il ruolo dell’editore che fatica a staccarsi da un modello di business basato sul libro come prodotto e stenta a prendere confidenza con le nuove grammatiche della Rete.

Nel nostro territorio vi sono diverse case editrici; chiediamo loro come si sta evolvendo il mondo della carta stampata e cosa chiede il pubblico, sempre più esigente ed informato.

La tradizione

Massimo Panozzo è uno degli editori riminesi “storici”.Ci precisa“Dal 1980, quando iniziai con mio padre Umberto, non ho mai smesso di cercare qualcosa di nuovo e diverso, che si potesse coniugare con le esigenze locali, ma che si distinguesse per qualità culturale. Sono nate, dopo i testi parascolastici,le collane Quaderni di Cultura, temi seri per contenuto, ma di facile lettura. Ci siamo poi allargati a temi locali che dessero l’identità di una realtà senza farne perdere memoria nel tempo: abbiamo superato i 50 volumi. In seguito è nata la collana di Ricerca Gastronomica; veri e propri viaggi emozionali nella storia dei cibi, nei sapori cari alla tradizione, legati a personaggi del luogo,che offrono uno spaccato di vita e storia locale. Ho sempre creduto che per una piccola casa editrice non fosse opportuno riproporre cose già viste e ho cercato una nicchia di mercato che avesse cultori in questo campo. Infine i Quaderni Neri di Cucina, uno in particolare“Le ricette della memoria”fa ricordare piatti e sapori delle feste”

-Quindi l’intuizione ha portato una ventata di novità?-“Mi sembrava di sminuire la nostra identità parlando di gastronomia, non era una linea portante della filosofia editoriale, ma mi sono dovuto ricredere”

-Altri edizioni?-“Da circa 10 anni ci occupiamo di libri per stranieri; sta diventando un settore trainante. Col 1°volume siamo arrivati a 40.000 copie vendute. Il testo è stato rinnovato, facciamo una ristampa all’anno. Viene integrato con chiavi, CD e sta diventando utilissimo sia in Italia che all’estero (Francia, Svizzera, Spagna e Centro America)”- Quali altri generi?-“Saggi, Narrativa, Biografie, Racconti. Nel catalogo c’è di tutto”

-Quanti titoli pubblica in un anno?-“Fino a 3 anni fa dai 20-24, ora una dozzina ma si è ridotta la tiratura;da 1000/2000 copie adesso ne stampiamo 300. Il costo di distribuzione è oneroso (corriere, spedizione e distribuzione capillare) e intacca il 55-60% del prezzo di copertina; ecco perché le grandi case editrici stampano in Cina. Esempio:sul prezzo di copertina di10 euro, 6 vanno alla distribuzione, sui 4 residui gravano spese di stampa, carta, diritti d’autore e il guadagno dell’editore. Se la tiratura è alta si sopravvive”.

-Il fatturato degli ultimi tempi?-“Si è contratto di un 30%. Nel 2010 era di 250.000€ adesso è di 80.000 in meno”

-Quanti dipendenti ha?-“Attualmente 3 a part-time”

– Chi è il lettore oggi?-“Una persona di circa 40 anni, colto, che ama leggere, prevalentemente di sesso maschile”

-Stanno cambiando i modelli di consumo del lettore?-“Ritengo che il libro cartaceo abbia ancora un suo senso, è tutta un’altra cosa. Ora però abbiamo anche il testo on-line formato pdf”.

Aria di antichità da Luisè

Nel vecchio negozio sul Corso si respira aria d’altri tempi. Tra specchiere, stampe e vecchi cimeli Giovanni Luisè, l’antiquario, propone anche testi di pregio.

-Vende anche libri antichi?-“Pochissimi. Oggi la gente non vuole spendere anche se ha disponibilità. C’è una caduta verticale del desiderio di acquistare, di avere. Ma io resisto; il fascino e il grande amore per l’antico è ancora vivo”

-Come ha iniziato?-“Andavo a caccia di testi antichi, ne ho trovati alcuni vecchissimi, li ho smontati, fotografati, fatti ristampare nel fedele rispetto dell’originale, così ne ho garantito lunga vita. Alcuni mi sono stati gentilmente concessi dalla Biblioteca. Uno in particolare sulle Grotte di Frasassi,del 1809,nel quale si evince che erano conosciute dal tempo dei romani, è andato a ruba. Se non ne avessi fatto una copia anastatica (fac-simile) un bene prezioso si sarebbe perso. In seguito mi dedicai a pubblicazioni che riguardassero libri antichi di storia locale (Arco,Ponte) così iniziai l’attività come libraio antiquario. Poi ebbi voglia di fare l’editore“puro”(investendo capitali su un libro nuovo) negli anni ’80,dietro consiglio del Prof De Vanna, inventai una collana sui minori della storia dell’arte, partendo da Cagnacci. In seguito creai altre collane(I nuovi profili) su vari personaggi, ma non rientrai delle spese. Mi rendo conto, con tristezza, che quello del libro antico è un mondo alla deriva. Io sono un piccolo editore e la mia è una nicchia di mercato particolare, conto circa 100 titoli, ma adesso il discorso del collezionismo è molto marginale. Oggi siamo costretti a confrontarci con il nuovo che avanza, che scalza e sovverte i metodi, i sistemi e il rapporto tra ciò che c’era e quel che rimane del libro, la lettura e i suoi utenti”-Quanti dipendenti ha?-“Nessuno”-Il fatturato?-“E’molto in calo, siamo alla sopravvivenza”.

Mario Guaraldi, l’editoria (digitale) del futuro

Fuori dalla consuetudine, dagli schemi, dai vecchi concetti:Mario Guaraldi, l’editore, è sempre stato all’avanguardia e lo è ancor di più oggi. A inizio anno infatti, assieme a validi professionisti come Alessandro Bacci (ex direttore commerciale Mondadori) Quinto Protti (Digital Print) e Virginio Sala (ex Apogeo Milano) e una rete di aziende romagnole (Touchwindow-Cervia, 01.Project -R.S.M, Kompresa-Cesena), ha messo in atto una vera e propria rivoluzione nel campo dell’editoria inaugurando a Viserba una nuova sede, la Digital Print Guaraldi.“Da qui-dice- prenderanno il volo nuovi progetti e nuovi prodotti editoriali; distribuzione e comunicazione si serviranno del canale digitale per un nuovo modello di business, a livello internazionale”. Si, perché i progetti sono ambiziosi e i competitors (Amazon-Google) globali. Ma, in cosa consiste il cambiamento? “In Italia- prosegue Guaraldi- siamo stati i primi in assoluto ad operare questa svolta verso il Web; abbiamo avuto l’intuizione e la capacità di prefigurare molto in anticipo (già dal ’97) gli scenari ed i cambiamenti che erano già in corso in Europa nell’editoria e nella stampa, ed abbiamo cominciato a lavorare dapprima all’e-book, poi alla logica del print on demand (P.O.D.stampa su richiesta). Giravo il mondo, ero nel consiglio d’Europa e a Strasburgo, Lubiana, Lyone raccolsi umori e tendenze internazionali, ma a Berlino feci anche il mio proclama rendendomi conto che la situazione italiana, se non si fosse allineata in fretta ai nuovi canoni che imponeva il mercato, sempre più in affanno,sarebbe precipitata. Dovevamo operare una svolta, subito. E lo abbiamo fatto,realizzando un processo avanzato di stampa (print on demand) che coniuga tempi rapidissimi a sofisticate tecniche digitali. Ti piace quel libro, lo ordini e noi lo stampiamo, in tempo reale. Non più sprechi spaventosi della vecchia economia del libro con tirature valutate a monte e quasi sempre errate (con conseguenti rese nell’ordine del 50/60 e persino 70%).

Ma i cambiamenti nel settore editoriale e della stampa devono marciare insieme, ed ora il passo si allunga. Adesso puntiamo ad un lavoro editoriale e tipografico in stretta sinergia”

-Com’è la situazione attuale delle case editrici?-“Al collasso. Ogni giorno, in Italia, chiudono 3 editori”

-E’cambiato il concetto di libro?-“Mi piace teorizzare e pensare che i libri vanno prodotti prima di tutto come contenuti immateriali (quindi non nella forma ma per il contenuto); la cultura,in qualsiasi forma si esprima, non ha corpo fisico, non si identifica come oggetto, noi invece siamo abituati a pensare al libro come oggetto. E’qui che bisogna lavorare e convincere del contrario; ciò che il libro riesce a comunicarti lo farai tuo, farà parte del tuo pensiero, è un valore assoluto”

-Quindi la trasformazione editoriale è già iniziata?-

“Si perché vendiamo il contenuto prima di stampare materialmente il libro (la forma).Questa era la rivoluzione silente avanzata negli ultimi anni che non ha lasciato scampo a chi non ha voluto adeguarsi; noi l’abbiamo capito più di15 anni fa ed era l’uovo di Colombo; prima di stampare saggiare le tendenze di mercato, il gradimento. Oggi Digital Print Guaraldi, sposando la filosofia della stampa a posteriori, sta lavorando anche con altri gruppi (Feltrinelli) per un progetto che razionalizza questa modalità di vendita. Proporremo ai librai degli schermi multi-touch su cui si vedranno in anteprima i file digitali; da quegli stessi schermi si potrà ordinare direttamente alla stamperia che li produrrà nella notte, li spedirà l’indomani, magari col nome del libraio che li ha venduti; in tal modo si recupera anche la funzione della libreria che diventa il luogo di consultazione e di acquisto”-Quanti titoli escono in un anno?-“Per soddisfare le esigenze di mercato un libraio dovrebbe acquistare ogni anno 55-60mila titoli. E’materialmente impossibile. Nel modo indicato invece mille,centomila,1 milione di copie possono stare comodamente su un monitor, il libraio potrà tenere tutti i titoli che vuole, non gli costerà un centesimo di investimento;si potrà sfogliare il libro che si è individuato e 24/48 ore dopo si ritirerà pagando alla cassa. Naturalmente ci sono resistenze enormi; tutti i vecchi editori hanno ostinatamente proseguito nell’antico metodo di produrre a casaccio, invadendo le librerie di mass-market, cioè puro consumismo”

-Quanto tempo occorrerà per attrezzare le librerie?-“Oggi (19/9) il mio socio Bacci ha acquistato la Libreria Gulliver, questa sede diventerà la nostra nuova piattaforma di sperimentazione privilegiata perché gestita direttamente, ed avremo modo di tastare il polso della situazione locale”

-Quanti dipendenti ha?-“Pochissimi in sede, ma svariate decine di collaboratori esterni in giro per l’Italia;il rapporto di lavoro non è più necessariamente legato alla forma di contratto di assunzione” -Finanziamenti?-“Non abbiamo mai ricevuto un centesimo”

-Il fatturato è in attivo?-“No, non lo è stato negli ultimi 45 anni. Mi sono giocato il patrimonio personale, ma il valore prodotto e l’apporto dato dalla casa editrice è incalcolabile. La Digital Print invece è la ditta che sta raggiungendo il picco dei fatturati perché ha fatto la scelta giusta affidandosi al digitale”

Da qui si riparte, oggi. Perché già da domani si dovrà pensare ai libri come piattaforme informative aperte e coerenti alle tecnologie web, attorno a cui sviluppare servizi, cultura, informazione.

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