"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Dicembre: 2019
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Entroterra Romagna: intervista a Marco Baccini, sindaco di Bagno di Romagna

di Alessandro Notarnicola

“Occorre creare una valle delle emozioni”. È questo il progetto proposto alla Romagna da Confcommercio. A proporlo sono il presidente di Confcommercio Cesenate, Corrado Augusto Patrignani, il presidente di Confcommercio Bagno di Romagna, Emiliano Rossi che spiegano come si tratti di un progetto di vallata che da Mercato Saraceno si estende fino a Verghereto e che deve prevedere piena sinergia tra amministrazioni comunali, enti pubblici, imprenditori dei vari settori turistici. Nonostante questi desideri l’entroterra romagnolo resta sempre in secondo piano rispetto alla Riviera e ancora più dietro se relazionato all’Emilia. Una posizione argomentata da Marco Baccini, sindaco di Bagno di Romagna che associa questa ‘debolezza’ alla difficoltà di reperire manodopera.

I Comuni della Valle del Savio producono meno ricchezza del capoluogo Cesena. Come si potrebbe recuperare questo ritardo?

Le aree periferiche dell’entroterra sono ostacolate dalla mancanza di manodopera specializzata che va dall’operaio specializzato alle varie categorie professionali. C’è difficoltà di reperire personale perché non tutti sono disposti a cambiare vita trasferendosi in montagna. Questo lo tocchiamo con mano con le aziende di caratura internazionale.

 Questo avviene solo nei Comuni di montagna?

Anche i capoluoghi risentono della stessa criticità ma meno perché sono centri attrattivi di poli universitari e industriali. Non avere manodopera vuol dire blocco dell’espansione e meno redditività.

Se la produttività dei comuni capoluoghi della Romagna è più bassa di quella dell’Emilia, per tanti dell’entroterra il ritardo è maggiore. Cosa bisognerebbe fare per ridurre queste distanze?

Non tutte le aree sono uguali. La Romagna è leader a livello europeo per il turismo. Questo l’Emilia non ce l’ha. Non dobbiamo perdere la forza dei luoghi. Ricordiamoci che in Romagna ci sono aziende multinazionali settoriali: un comparto è legato alla Wellness Valley. L’Emilia risente della posizione strategica che ha all’interno del Centro Italia. La Romagna invece è ricca del comparto agricolo e ortofrutticolo. Ognuno ha i suoi punti di eccellenza. Siamo competitivi.

A chi toccherà organizzare l’intero territorio. È necessario un Ente Romagna o c’è troppo campanilismo?

Il campanilismo è un elemento culturale che andrà superato. Si tratta di processi culturali lunghi che devono partire dai giovani. Questo va dalla Romagna alle regioni, fino all’Unione Europea. Occorre un percorso di riforma istituzionale da affrontare sulla base della conformazione attuale del territorio. Ci serve una struttura in grado di gestire il territorio a livello amministrativo con politiche territoriali di ampio raggio. Chiaramente i Comuni dovranno supportarla collaborando.

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