"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Emilia Romagna: “moderatamente” competitiva

Nel 2016, secondo le prime stime, l’economia dell’Emilia Romagna è crescita dell’1,4 per cento, quattro decimi più di quella nazionale, a fronte di un aumento del Pil mondiale del 3,1 per cento, valore che scende ad 1,6 per cento per gli Stati Uniti, 1,7 per cento nei Paesi dell’area euro e della Germania, ed 1,3 per cento in Francia.

L’occupazione regionale è aumentata di 47 mila unità e il tasso di disoccupazione è sceso sotto il sette per cento.  Risultati positivi che, giustamente, sono stati enfatizzati  fino a far parlare di una capacità competitiva dell’Emilia Romagna allineata a quella delle principali economie avanzate.  Ma il confronto più significativo da fare è quello  con le altre Regioni d’Europa.

In questo caso, per il posizionamento della nostra Regione nel contesto europeo ci vengono in soccorso due recenti Rapporti, entrambi editi dalla Commissione Europea: Regional Innovation Scoreboard 2016 (Classifica dell’Innovazione Regionale) ed ultimo The EU Regional Competitiveness Index 2016 (Indice della Competitività Regionale 2016, che si basa molto sui dati del primo rapporto citato).

Cosa dicono questi due Rapporti che mettono al centro proprio la capacità di competere (tra gli indicatori considerati: persone laureate, spesa per ricerca, brevetti, produzioni di alta tecnologia, ecc.) delle Regione europee ?

Che messa a confronto, per capacità di innovare e competere, con le altre  263 regioni d’Europa, l’Emilia Romagna  occupa, nell’Indice Regionale Europeo della Competitività,  la posizione numero 157, dopo la Lombardia che è al 143° posto.   Per farsi una idea, vuol dire che l’Emilia Romagna è sullo stesso livello, tra gli altri, del Lazio, della Provincia Basca in Spagna, di Hannover, Friburgo e  Kassel in Germania.

Tra le regioni d’Europa partecipa al gruppo degli  “innovatori moderati”. Posizione che mantiene invariata dal 2010, con un peggioramento nell’ultimo periodo, al pari della stragrande maggioranze delle regioni italiane.

Per intenderci, il gruppo delle regioni europee definite “innovatrici moderate” viene al terzo posto, dopo gli “innovatori leader” (dove ci sono diverse regioni della Germania come Stuttgart, Berlino, ecc.) e gli “innovatori forti”, precedendo solo, in fondo alla classifica, gli “innovatori modesti”.

I principali ritardi, sempre rispetto al resto delle regioni, riguardano l’alta formazione e quella continua, l’efficienza del mercato del lavoro, la disponibilità di nuove tecnologie, i brevetti per milione di abitanti (144 in Emilia Romagna, a fronte di 216 per  Hannover e 519 per Stuttgart), i lavoratori della conoscenza come percentuale del totale (Emilia Romagna 37, Stuttgart 45, Amburgo 51, Berlino 48)  la spesa per ricerca&sviluppo in percentuale del pil realizzata in azienda (Emilia Romagna  1,6 , sempre Stuttgart  6,  Hannover 3,4,  ecc.).      In sintesi: è giusto rivendicare di aver fatto, nell’anno appena trascorso, meglio della media nazionale, ma la strada per raggiungere le prime regioni d’Europa è ancora lunga. Certo, molto dipende anche dal contesto nazionale.

Ciononostante,  il pil per abitante dell’Emilia Romagna, a parità di potere d’acquisto, è venti punti sopra la media dei Paesi dell’Unione, posizionandosi, in questo caso, al cinquantesimo posto. Ma come è facilmente intuibile, le Regioni al vertice dell’Indice di Competitività sono ancora più in alto. Perché competitività vuol dire produrre più ricchezza, che è alla base anche di salari migliori.

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