"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Maggio: 2020
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E io non pago ! Tasse contestate

Sul pagamento delle tasse si fa molta propaganda ma nessuno protesta quando a tanti servizi, basta pensare alla salute, alla scuola, oppure  alla sicurezza, si può accedere gratuitamente o pagando un modesto importo.

Dimenticando troppo facilmente che questi servizi costano, perché il personale va pagato, le attrezzature aggiornate, le scuole costruite, i poliziotti dotati dei mezzi necessari e cosi via.  Allora chi evade, ma che sicuramente non rinuncerà ai servizi pubblici offerti, è un profittatore che chiede agli altri, magari con meno risorse delle sue, di pagare anche per lui.  Questo non sta bene.  La lotta, giustissima, contro gli sprechi e la corruzione, non deve offuscare questa realtà.

Anche l’idea che in Italia si pagano troppe tasse, dando per scontato che pagarne meno è un obiettivo largamente condivisibile, non corrisponde al vero. O almeno non completamente. In rapporto al pil, la ricchezza creata, le tasse si prendono mediamente  il 41,4 per cento nell’area euro. Percentuale che sale però al 48,4 per cento in Francia, al 44,9 in Svezia, al 43,4  il Finlandia e al 42,4 per cento in Italia,  per scendere al 40,5 in Germania.

E’ vero, se le pagassero tutti potrebbero scendere. Ma nessun governo ci è ancora riuscito.

Come diversi studi hanno stimato, preso atto che i lavoratori dipendenti hanno le trattenute direttamente alla fonte, ad eludere o evadere le tasse (109 miliardi l’anno di media) sono prevalentemente lavoro autonomo e imprese. In particolare le grandi imprese, che come ha calcolato l’Associazione artigiani CGIA di Mestre, evadono 16 volte più delle piccole.

Questo il quadro generale.  Premesso che chi è sconosciuto al fisco e non paga non ha niente da contestare, fino a quando non viene scoperto, non accade la stessa cosa per i contribuenti registrati.

Ai quali può capitare, quando i dati forniti da qualche dichiarazione sono diversi  da quelli in possesso dall’Amministrazione finanziaria, di ricevere  accertamenti o contestazioni.

Qui scatta il contenzioso tributario, in prima istanza di fronte alla Commissione Tributaria Provinciale (CTP), in seconda ricorrendo alla Commissione Tributaria Regionale (CTR).

Nel 2018, il totale dei ricorsi presentati in tutta Italia  sono stati 210 mila, ma erano 360 mila nel 2009.

Un calo che si riscontra  anche nelle tre province della Romagna, dove i ricorsi presentati  alla CTP sono scesi da 2.048 del 2005 a 1.494 del 2018. A Rimini, però, dopo un iniziale calo, stanno risalendo. Più stabili, invece, i ricorsi di Forlì-Cesena e Ravenna.

Si ricorre, nel 2018, per importi inferiori a 3 mila euro nel 26 per cento dei casi a Forlì-Cesena, nel 29 per cento a Ravenna e nel 24 per cento a Rimini.  Per differenza, in tutti gli altri casi le cifre contestate sono di importi maggiori.

Come finiscono i ricorsi ?  Secondo le cifre in questione sono favorevoli al contribuente nel 36 per cento dei casi fino a 3 mila euro, nel 28 per cento fino a 20 mila, nel 24 per cento sotto 1 milione, nel 23 per cento  fino a 10 milioni e nel 19 per cento negli importi superiori.

Fare ricorso, quindi, che non è una operazione gratuita, è una iniziativa da prendere solo se si hanno buone motivazioni.  Perché in tre casi su quattro si rischia di perdere.             

Ultima informazione da tenere presente sono i tempi di definizione dei ricorsi nelle CTP: 416 giorni a Forlì-Cesena, 431 giorni a Ravenna e 399 giorni a Rimini, quando la media nazionale è di 710 giorni.  Miglioramenti ci sono stati negli ultimi anni, ma i tempi restano ancora lunghi.  Va peggio per i ricorsi alle CTR: in Emilia Romagna l’attesa è di 1.048 giorni. 

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