"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2018
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E’ il Capoluogo il più spietato

di Lucia Renati

L’alleanza antievasori tra Agenzia delle Entrate dell’Emilia Romagna e Comuni sembra, comunque, dare buoni risultati. Nel 2009 l’Agenzia delle Entrate ha effettuato 43 controlli che hanno portato alla luce nel Riminese 105 milioni di euro evasi al fisco. Dai dati si evince che, lo scorso anno, l’incremento delle riscossioni è stato del 21%. In particolare a Rimini i dati della riscossione dovuta ad accertamento sono cresciuti da 23 a 28 milioni. Molti dei controlli sono partiti dopo le verifiche comparate tra redditi dichiarati e beni di consumo utilizzati: case, auto, ma non solo. Spesso il tenore di vita degli evasori era, infatti, ben al di sopra di quello sostenibile dalle loro denunce dei redditi.
La provincia di Rimini è terza per segnalazioni, dopo Modena e Bologna. Delle 431 pervenute nel 2009 alla sezione provinciale dell’Agenzia delle Entrate, il 90% arriva dagli uffici tributari del Comune di Rimini.
Questa, in particolare, la situazione nel capoluogo. L’evasione ICI ha visto 1.200.000 euro recuperati. Controllati oltre 200 passi carrai e rilevate altre 600 infrazioni per un recupero di circa 130 mila euro. Da settembre 2009 il controllo si è ampliato sulla nuova Cosap sui passi carrai, con un recupero di circa 300.000 euro di canone che ha consentito di rispettare l’entrata stimata in 3,5 milioni di euro. Sull’imposta della pubblicità sono stati effettuati oltre 500 accertamenti, per un totale di circa 500.000 euro di recupero accertato. Dal 1999 il recupero dell’evasione ha prodotto risorse per oltre 27milioni di euro.  
Tutti i soldi recuperati entrano nelle casse comunali – spiegano da piazza Cavour – ma non è possibile risalire ai capitoli di spesa ai quali sono, o sono stati, dedicati.

Imprese con il “naso lungo”

Gli accertamenti sui redditi di impresa per gli anni di imposta dal 2005 al 2007 hanno riguardato 9 ristoranti, 33 alberghi e 55 stabilimenti balneari dell’area riminese. Tra questi, otto dichiaravano redditi pari a zero e 22 risultavano addirittura essere in perdita, nascondendo un imponibile accertato di oltre 2 milioni di euro.
Ristoranti. I ristoratori sottoposti a controllo dichiaravano un reddito medio annuo di 15mila euro, a fronte degli oltre 100mila accertati. Ad un noto locale di Riccione è stato contestato un maggior reddito accertato di oltre 400mila euro per l’anno di imposta 2006 e di 300mila euro per il 2005.
Stabilimenti balneari. Il reddito medio dichiarato dai gestori dei lidi riminesi non arrivava a 5 mila euro annui, soltanto un sesto di quello accertato dall’Agenzia delle Entrate (30.553 euro). La ricostruzione del reddito effettivo si è basata sul calcolo delle attrezzature balneari disponibili (lettini, ombrelloni) e sulla valutazione delle condizioni meteo nell’arco temporale di riferimento.
Alberghi. I 33 albergatori controllati denunciavano un reddito annuo medio di 2.694 euro, contro gli oltre 65mila euro accertati. C’è chi solo nel 2006 presentava una dichiarazione pari a zero, mentre il reddito effettivo era di 400mila euro, e chi nel triennio 2005-2007 ha dichiarato un reddito di 17mila euro, nascondendo all’erario incassi per oltre 430mila euro. In questo caso, sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate di Rimini sono finiti anche i movimenti bancari dell’albergatore.
Gli altri casi. La collaborazione tra Agenzia e Comune rafforza anche i controlli sugli enti non commerciali: bar e ristoranti gestiti sottoforma di club, associazioni sportive dilettantistiche che affittano campi da tennis e da calcetto o vendono articoli sportivi, fino ad asili nido camuffati da circoli privati. Sotto la lente del Fisco sono finiti anche gli immobili non dichiarati o accatastati come rurali diventati in realtà ville di lusso e la vendita di aree fabbricabili mascherata da cessioni di terreni agricoli o di fabbricati da demolire.

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