"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

agosto: 2017
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La caduta delle imprese di Romagna

Nel primo trimestre 2017 in Romagna (Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna)  erano attive 106.209 imprese, 7.855 in meno rispetto al 2010, quando la crisi comincia a far sentire tutti i suoi effetti.

Una discesa che non si è arrestata  nemmeno nel 2016, nonostante la leggera ripresa dell’economia in atto.   Con una stima prudente di tre addetti per impresa chiusa, stiamo parlando della perdita, solo in Romagna,  di almeno 24 mila posti di lavoro.   Numero ben superiore  ai tremila occupati in meno censiti dall’Istat  tra il 2010 e il 2016.

Sicuramente  una parte, circa la metà, è andata ad ingrossare le fila dei disoccupati, che infatti sono cresciuti, sempre in Romagna, di 12 mila unità  (da 33 mila del 2010 a 45 mila nel 2016).

Il resto potrebbe essere passata tra gli inattivi, persone che hanno l’età per lavorare ma non cercano, anche se il loro numero, nell’arco di tempo considerato, è sceso da 198 a 184 mila.  Non è da escludere che molti siano semplicemente usciti dal mercato del lavoro, magari andando in pensione, anche se il numero appare decisamente elevato.

In ogni caso, resta il fatto che siccome sono  le imprese a creare lavoro, il loro numero (anche se non è l’unico elemento, perché dipende anche dalla loro grandezza)  non è un elemento ininfluente. Come non è ininfluente, per un lavoro di qualità, la tipologia delle imprese.

Le start up (nuove imprese), di cui tanto si parla, raccontano la storia di imprese che nascono, in special modo quelle innovative,  che godono di un riconoscimento  e un trattamento particolare. Nel 2016, solo le start up high-tech in Italia hanno ricevuto investimenti per 182 milioni di euro, in crescita del 24% rispetto al totale rilevato nel 2015 (147 milioni di euro. Fonte: Politecnico di Milano).

A fine maggio 2017 in Romagna se ne contavano 200, di cui 193 iscritte nel registro delle start up  innovative.  Come si può facilmente constatare, le start up sono un numero interessate ma ben lontano dal poter sostituire quelle andate perse.  In questo panorama  politiche, anche locali,  che ne aiutino la nascita e la crescita non dovrebbero mai mancare.

Nascita di  start up che è molto legata alle caratteristiche delle economie provinciali, con un po’ di agricoltura e tanta industria presente a Forlì-Cesena e Ravenna, meno a Rimini, che in alternativa è un terreno fertile per nuove imprese, soprattutto nei servizi, oppure dedicate al turismo.

Trattandosi di imprese comunque giovani,  il grosso ha un fatturato che non supera  cento mila euro, mentre solo una su sei circa, probabilmente le più  consolidate, riesce a superare tale importo.

In termini di addetti una su tre rimane sotto i nove,  e sono veramente poche le start up con un numero di occupati maggiore. Secondo la Relazione annuale 2016 al Parlamento sul sostegno delle start up e delle PMI innovative, del Ministro dello Sviluppo Economico, il numero medio di dipendenti di queste neo imprese  è di 3,1  per un fatturato, sempre medio, di 151 mila euro.

Un dato positivo da sottolineare: a quattro anni dall’avvio, il 95 %  delle start up innovative sono ancora attive.

Ciononostante è evidente che per recuperare il lavoro perso negli ultimi anni di start up ce ne vorrebbero, solo in Romagna,  almeno un migliaio. Cioè cinque volte il loro numero attuale.

La Regione Emilia Romagna, seconda in Italia per numero di start up,  sta incentivando, con una serie di bandi, la nascita e il consolidamento delle start up, ma la Romagna non sembra saperne approfittare se nel primo bando di maggio-giugno 2016  su 24 progetti finanziati solo 4 (2 di Rimini e 2 di Ravenna) sono stati accolti, portando a casa appena il 18 %  del finanziamento messo a disposizione. Dei successivi bandi non si conoscono ancora informazioni dettagliate.

In genere sono i giovani i protagonisti delle start up, ma bisogna dire che sono sempre meno quelli che intraprendono: in Romagna,  erano più di 11 mila le imprese condotte da minori di  35 anni nel 2011, sono scesi a meno di 9 mila a fine 2016.  Una tendenza, però, non isolata, perché lo stesso è avvenuto sia a livello regionale che nazionale.

Una ragione in più per dedicare un’attenzione particolare alle start up e all’imprenditorialità giovanile.

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