"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Dossier Romagna: più sofferenti le imprese riminesi

di Mauro Bianchi

Nel 2010 il sistema delle imprese emiliano-romagnole aveva registrato una debole ripresa, ma già nella seconda metà del 2011 l’economia regionale ha nuovamente rallentato, riflettendo il calo della domanda interna e di quella mondiale. Sulla domanda interna, specie sugli investimenti, hanno pesato l’incertezza sull’evoluzione del quadro congiunturale, gli effetti delle manovre di consolidamento della finanza pubblica e le difficoltà di accesso al credito, anche in relazione all’acuirsi della crisi dei debiti sovrani. L’attività economica ha tratto sostegno dalla domanda estera che, dopo aver recuperato i livelli pre-crisi, ha continuato a crescere a tassi sostenuti nella prima parte del 2011, rallentando successivamente.

Le prospettive per il 2012-2013 – secondo Bankitalia – restano caratterizzate da un elevato grado di incertezza. Nell’industria e nei servizi a livello regionale le indagini della Banca d’Italia segnalano un calo del fatturato e dell’occupazione nel 2012 e un’ulteriore diminuzione degli investimenti totali, più marcata rispetto alla media nazionale. Le condizioni di offerta del credito non avrebbero presentato significative variazioni nella prima parte dell’anno e la domanda di prestiti non avrebbe mostrato segnali di miglioramento. L’atteso calo dei livelli di attività in parte è stato aggravato dagli effetti del sisma che ha colpito alcune province della regione.

LE IMPRESE ROMAGNOLE A CONFRONTO: LA LIQUIDITA’

Facendo riferimento ai dati di bilancio delle maggiori imprese insediate sul territorio nazionale, dal 1999 al 2009 l’indice di “Liquidità immediata” (la moneta disponibile, i conti correnti attivi e i titoli negoziabili) ha registrato, in generale, un aumento del 7% a livello nazionale, stanziandosi all’83%. Tre punti in più rispetto all’80% del valore dell’Emilia Romagna, dove, nello specifico tra le province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, si rileva un incremento di liquidità immediata solo a Forlì-Cesena (passando da 0,73 nel 1999 al 0,78 nel 2009) contro il calo degli indici per le imprese riminesi del 2% (da 0,71 nel 1999 a 0,69 nel 2009) e per quelle ravennati  del 6% ( da 0,83 nel 1999 a 0,77 nel 2009). I dati in tabella dimostrano che in generale le imprese stanno diventando sempre più carenti di mezzi liquidi e dunque meno capaci di affrontare spese improvvise, e questo vale in particolare per le aziende riminesi.

Secondo la voce di Bilancio “liquidità corrente”, cioè i crediti verso clienti, banche e terzi, in Italia, dal 1999 al 2009 l’indice aumenta del 9% , così come per l’ Emilia Romagna, passando da 1,15 nel 1999 a 1,24 nel 2009. Per le province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, si nota che nelle imprese riminesi la liquidità corrente è cresciuta dell’ 11%, a seguire Forlì registra un +14% e in ultimo Ravenna presenta nel 2009 un segno negativo in quanto la liquidità corrente è di -7% rispetto all’anno 1999.

L’INDEBITAMENTO

In che misura le imprese si finanziano con capitale proprio, o, al contrario, ricorrono al capitale di terzi (specie banche)?  L’indice di indebitamento è essenziale per verificare il rischio connesso al grado di dipendenza di un’impresa da fonti di finanziamento esterne. Un alto livello di indebitamento rispetto al proprio capitale, tendenzialmente, aumenta il rischio imprenditoriale per effetto di un minor grado di copertura patrimoniale delle potenziali perdite aziendali e di un maggiore peso degli oneri finanziari derivati dall’utilizzo di capitale.
Il rapporto di indebitamento delle imprese italiane, dal 1999 al 2009, è aumentato di quasi il 9%, meno però dell’Emilia Romagna, dove il tasso nel 2009 è cresciuto di oltre il 15% raggiungendo il 50,3%, contro il 34,9% registrato nel 1999. Tra le province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, quella che maggiormente ha risentito di questo tasso, è stata Ravenna. Inferiore, ma comunque significativa, è stata la crescita di questo indicatore per le imprese in provincia di Forlì-Cesena con un +11,8% (da 34,3% a 46,1%).

Le aziende riminesi registrano un aumento dell’indice di indebitamento all’incirca del 10% passando da 31,4% nel 1999 al 40,9% nel 2009. In generale si nota che le imprese stanno diventando sempre più indebitate perché non riuscendo a far fronte alle spese, ricorrono sempre più a capitale di terzi.

LA REDDITIVITA’

Il risultato operativo di un’impresa mostra il reddito dell’impresa prima della gestione straordinaria e di quella tributaria. La redditività delle imprese nel quadro regionale si è abbassata in maniera decisamente rilevante con un calo del  69%. Nello specifico tra le province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, Ravenna al 2009 registra un aumento pari al 68%, in contropartita Forlì-Cesena e Rimini presentano un indice negativo, rispettivamente di -97% per Forlì-Cesena e addirittura 296% per Rimini.

Secondo il ROE (Return of Equity), che misura appunto l’equilibrio aziendale e valuta l’economicità degli investimentI, nel 2009, in Italia c’è stato un calo del 5,8%. Questo segno negativo lo si riscontra nello stesso anno, nel 2009, in Emilia Romagna in cui questo indicatore segna un -7,2%. Fra le province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, quella che maggiormente presenta una grossa diminuzione del ROE è proprio Rimini con -26,6% rispetto al 1999. Segue poi Forlì-Cesena con un -4,7% rispetto al 1999 e in ultimo Ravenna mostra un -3,4%.

In conclusione, dall’esame seppur parziale del trend degli indici di bilancio nel decennio, il complesso delle imprese riminesi a confronto con le performances di quelle delle altre due province romagnole risulta particolarmente penalizzato. Che una maggiore integrazione con il sistema imprenditoriale forlivese e ravennate possa allora “vitaminizzare” la più debole produzione riminese?

 

 

 

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