"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

agosto: 2017
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Dossier Carim….la sorvegliata speciale

di Domenico Chiericozzi

 Di questioni poco chiare ce n’è più di una. Le vedremo ripercorrendo, in estrema sintesi, la storia della Cassa di Risparmio di Rimini che apre questo speciale di TRE dedicato non solo alla Carim, ma al sistema bancario riminese in senso lato. Partiamo da una domanda: come mai una banca così importante che al 31 dicembre 2009 presenta agli azionisti conti “eccellenti” riesce, nel giro di pochi mesi, a sprofondare in una semestrale tanto pesante da azzerare 18 milioni di utili ed evidenziare una perdita di 30, 8 milioni di euro?

La seconda questione riguarda il futuro. La Cassa di Risparmio di Rimini rimarrà in mani locali oppure no? Gli scenari sono complessi. Non solo perché il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 29 settembre colpisce la banca a più livelli. Ma anche perché sullo sfondo ci sono altre due questioni di non poco conto: la possibile riforma del sistema di funzionamento delle Fondazioni e l’insidioso intreccio con il sistema bancario della Repubblica di San Marino. Ma quali fatti sono stati rilevati per indurre Bankitalia a un provvedimento così estremo? La parola “grave” (che Bankitalia usa per “prassi” in questi casi) compare ben tre volte. La prima volta riferita alle “irregolarità nell’amministrazione” e le “violazioni normative”.

La seconda: circa le “perdite patrimoniali”. La terza per le “inadempienze nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento del gruppo bancario” con “particolare riferimento alla controllata Credito Industriale Sammarinese”.  Per cercare di capire meglio il contesto di riferimento ecco alcuni punti significativi selezionati da TRE come anticipazione a successivi approfondimenti.

 CARIM, DA PICCOLA A GRANDE BANCA

 Ci sono anni e date cruciali nella storia di Cassa di Risparmio di Rimini. La prima è relativa alla grande svolta nel 1992. Per effetto della legge 30 luglio 1990 n. 218 e del Decreto Legislativo 20/11/1990 n. 356, l’ente pubblico economico Cassa di Risparmio di Rimini si trasforma in Fondazione, scorpora l’attività creditizia conferendola alla Società per Azioni. Nasce la Cassa di Risparmio di Rimini così come la conosciamo oggi e che si configura in Gruppo. L’apporto di denaro da parte dei soci (il capitale sociale) è di 117.498.000 di euro ed è detenuto per oltre il 70% dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. La restante quota è distribuita tra circa 7.600 azionisti privati.

Il passaggio da “piccola” a “grande” banca arriva tra il 2001 e il 2002 quando la Cassa è ancora una banca effettivamente locale. Ha 67 filiali e 89 sportelli, 71 dei quali in provincia di Rimini. Le sedi più lontane sono a Bologna. Nel 2001 arriva nella sede di Piazza Ferrari e occupa subito la poltrona di vice direttore generale, Alberto Martini. Il profilo è alto. Sopra di lui c’è Alberto Roccati, classe 1937, direttore generale di Carim da ventidue anni. Martini, con precedenti esperienze in Cariverona e nel Gruppo Banca Popolare di Vicenza, occuperà il  vertice operativo nel 2003. Nel 2002 avviene l’avvicendamento con Roccati che nel frattempo diventa amministratore delegato e socio fondatore di un’altra importante banca del territorio, l’Eticredito – Banca Etica Adriatica, anno 2005, partecipata da Carim per l’8,5 per cento. Quindi Roccati rimane nel settore ma, come vedremo, anche con il Gruppo Carim. Dicevamo che nel 2002 arriva il grande salto. Infatti Carim acquista ventisette sportelli dal gruppo bancario Capitalia nel 2007 confluito in Unicredit. Con una sola operazione Carim cambia i connotati. La Cassa vuole crescere anche “altrove”, pur mantenendo il “cuore” a Rimini.

 I RAPPORTI CON SAN MARINO

 Bankitalia e il ministro Tremonti su questo ci stanno andando a muso duro. Cassa di Risparmio di Rimini ha rapporti con San Marino già dal 2001. Li tiene tramite una partecipazione. Si legge nella Relazione di Bilancio da dove risulta la proprietà del 10% (dunque è partecipazione strategica) di AGE – FIN S.A. (s.a. sta per società anonima, ndr), una finanziaria con sede sul monte Titano. Ma la questione più rilevante arriva nel 2005. Banca Carim acquista il 100 per cento del capitale del Cis, il Credito Industriale Sammarinese che all’epoca si trova al suo venticinquesimo anno di attività. Secondo Banca Carim fu la stessa Bankitalia a suggerire l’acquisizione per evitare che il Cis finisse in chissà quali mani. Ma oggi la mancata concessione di documenti relativi al Cis da parte della Cassa di Risparmio di Rimini sembra essere uno degli elementi che hanno condotto al commissariamento.

Nel 2005 la controllata Cis è iscritta a bilancio nel Gruppo Carim con un valore di 116.361.826 milioni di euro fronte di un capitale sociale di 35 milioni. Le cariche sociali tra Rimini e San Marino Nel 2001 il presidente del Consiglio di Amministrazione (CdA) è il notaio Fernando Maria Pelliccioni. Il presidente ha “compiti di impulso e di coordinamento generale dell’attività della Società e promuove l’effettivo funzionamento del sistema di governo societario”.

Il suo vice è il geometra Serafino Succi. I consiglieri del CdA sono otto e i loro poteri sono vastissimi: “determinazione degli indirizzi generali di gestione e dei criteri per il coordinamento e la direzione delle Società del Gruppo e per l’esecuzione delle istruzioni della Banca d’Italia”, “designazione di amministratori e sindaci in società ed enti”, “approvazione e modifica dei regolamenti interni”, “nomina e la revoca del Direttore Generale”, ma anche la “nomina e la revoca del Responsabile delle funzioni di Revisione interna e di Conformità, sentito il Collegio Sindacale”.

Nel 2001 tra i componenti del CdA troviamo l’avvocato Roberto Ferrari, il segretario generale della Confartigianato della provincia di Rimini Mauro Gardenghi, l’architetto Mauro Ioli, presidente di Convention Bureau della Riviera di Rimini del Gruppo RiminiFiera, Luciano Liuzzi, all’epoca presidente del consiglio di amministrazione della Cbr, la Cooperativa Braccianti Riminese, l’ingegnere Raffaele Mussoni, imprenditore edile. Poi Franco Paesani, imprenditore agricolo e consigliere del Consorzio Ca.ri.ce.se (attiva nel settore servizi di back office alle banche) allora anche Consigliere del locale Cai, il Consorzio Agrario Interprovinciale di Forlì-Cesena, l’ingegnere Ulderico Vicini (libero professionista), Gianfranco Vanzini, consigliere di Aesse Project Srl (con sede a Cattolica e attiva nel settore moda) nonché componente del Comitato Etico di Eticredito e membro del Collegio Sindacale di Comeca Spa.

Al presidio dei conti e a “segnalare al Consiglio di Amministrazione le carenze e le irregolarità eventualmente riscontrate” c’è il Collegio Sindacale. Nel 2001 ne è presidente Giuliano Ioni, i sindaci sono Marcello Pagliacci e Bruno Piccioni. Uomini di fiducia che non lasceranno

mai la Cassa. Giuliano Ioni, infatti, diventa presidente del Cda e del Comitato Esecutivo nel 2007. Bruno Piccioni, che è anche l’attuale presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Rimini, mantiene sempre lo stesso incarico come sindaco del Collegio fino al 2009 quando ne diventa presidente al posto di Pier Paolo Paganini.

Un gruppo di lavoro compatto che dal 2001 al 2007 lavora sostanzialmente senza modifiche strutturali, eccetto nel 2002-2003 quando c’è l’avvicendamento alla direzione generale con Alberto Roccati, che lascia il posto ad Alberto Martini, affiancato alla vice direzione da Claudio Grossi. Entrambi riconfermati con il rinnovo del Cda nel 2007.

Nel 2005 però c’è l’acquisizione di Cis. E qui la questione inizia a complicarsi un po’. Nel consiglio di amministrazione del Cis troviamo come vice-presidente l’avvocato Roberto Ferrari (che in Carim è anche consigliere), Mauro Ioli e Gianfranco Vanzini (entrambi consiglieri anche in Carim) poi Alberto Martini (direttore generale di Carim) e Alberto Roccati (ex direttore generale di Carim).

Ma non è finita. Nel Collegio Sindacale di Cis dal 2005 fino a maggio 2008 c’è Giuliano Ioni che ricopre il medesimo incarico in Italia presso la capogruppo. Controlla i conti di qua e di là. Nel 2006, alla controllata sammarinese, arriva anche Serafino Succi, “storico” vice presidente del CdA di piazza Ferrari. Ma lo stesso anno c’è un’altra novità; l’ingresso come consigliere a San Marino di Fernando Maria Pelliccioni, “storico” presidente del CdA di Carim fino allo stesso anno.

Insomma tra le due banche c’è contiguità, come prevedibile, forse anche troppa. Nel 2007 si rimescolano un po’ le cose perché con l’elezione di Ioni a presidente del CdA di Carim vediamo che al suo posto come presidente del Collegio di Cis arriva Marcello Pagliacci, anche lui “storico” sindaco del Collegio della banca riminese. Roberto Ferrari, inamovibile, rimane vice presidente, Mauro Ioli, Fernando Maria Pelliccioni, Alberto Roccati, Serafino Succi, Ulderico Vicini consiglieri; i due sindaci sono di espressione sammarinese: l’avvocato Alberto Selva e la dottoressa commercialista Sandra Zavoli. Nel 2009 dal Cis esce di scena Alberto Martini mentre a Rimini Bruno Piccioni conquista la carica di presidente del Collegio Sindacale dove c’è una new entry, il dott. Paolo Salvetti.

Tutto in regola, dicevamo. Essendo le due banche appartenenti a legislazioni di Stati differenti, non c’è incompatibilità. Nell’ambiente le chiamano “manovre di opportunità”. C’è solo un soggetto che in tutto questo avrebbe potuto avanzare qualche “pretesa” ed è l’azionista di maggioranza, la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. Sarebbe stato più “elegante” se in quella banca sammarinese ci fossero andate a lavorare “altre” persone? Le acque nel CdA della Cassa si calmano tra 2007 e 2008 fino a quando, nell’aprile scorso, non viene nominato il nuovo. Il resto è cronaca.

 IL PATRIMONIO E IL RISCHIO DI CREDITO

 Tra 2004 e 2005 Banca Carim, come tutte le aziende del settore, deve pensare a Basilea 2. La vigilanza “anti-rischio” è ridisegnata. Il principio di vigilanza diventa il calcolo dell’ ”assorbimento di capitale”. L’imperativo a livello internazionale diventa il Tier 1 Capital Ratio, che altro non è se non una percentuale data dal rapporto tra il patrimonio di base le varie attività di rischio. Per il legislatore il semaforo è verde se tale rapporto è pari o superiore al 6%. Per Banca Carim, il principale rischio è certamente legato all’erogazione del credito. In questo Banca Carim, come tutti gli istituti, ha i suoi bei pensieri.

Vediamo cosa accade nel tempo al fondo svalutazione crediti, una voce “negativa”, perché significa che la banca sta accantonando denaro per fronteggiare le previste perdite sui crediti in bilancio. Il totale dei fondi svalutazione crediti al 31 dicembre 2001 è pari a 41,9 milioni di euro. Nel 2003 tocca i 56,37 milioni poi, invertendo la tendenza, scende a 40,80 nel 2005 che è l’anno in cui entrano in vigore i nuovi principi contabili internazionali Ias-Ifrs. Solo per effetto del calcolo con le nuove regole, il fondo, sempre nel 2005, sale a 45.58, ma il problema è che continua a crescere ininterrottamente, anno dopo anno: lo troviamo a 60,50 milioni nel 2006, a 62,16 nel 2007, a 75,84 nel 2008, a 83,22 nel 2009 e a 130,8 al 30 giugno scorso. Sono cifre che iniziano a essere “pesanti”.

Banca Carim, ciononostante, solo in due occasioni esegue “rettifiche e riprese di valori per deterioramento di crediti e attività finanziaria”. La prima volta nel 2006, per un importo pari a 30,49 milioni di euro e la seconda volta proprio di recente con la semestrale 2010, per un ammontare di 46,4 milioni. Mentre nel 2006 Carim se la cavò con uno schiaffo del 17 per cento sugli utili, questa volta la banca si è portata a casa una sonora perdita, pari a 30,8 milioni di euro, senza considerare poi il commissariamento. Occorre segnalare che anche nel 2006 il provvedimento di “rettifica” a bilancio fu adottato a seguito d’ispezione da parte di Bankitalia.

Bankitalia arriva e in entrambi i casi accade qualcosa di importante ai conti. A risentirne inevitabilmente è il rapporto sofferenze lorde sugli impieghi lordi passato da 0,91 del 2005 al 4,33 per cento del 30 giugno scorso. Raffinando ancor più la ricerca è possibile prendere in considerazione il Tier 1 di cui si è appena accennato sopra. Abbiamo detto che va bene se è sopra al 6%. Vediamo come sono andate le cose a Banca Carim da questo punto di vista. Questa la tendenza: 9,92 nel 2003, poi 9,77 nel 2004, al 9,46 nel 2005, poi 8,86 nel 2006, nel 2007 siamo a 8,43, nel 2008 a 8,70 infine a 8,47 nel 2009. Può sembrare poca cosa, ma non lo è. Allarghiamo l’orizzonte. Quando la Cassa era “piccola” Tier 1 era a 17,77 nel 1998, poi 19,41 nel 1999, a 16,72 nel 2000, a 15,13 nel 2001, infine 10,29 nel 2002. Insomma Tier 1 in calo  costante. C’è qualcosa di importante che non funziona.

 IL PUNTO DI VISTA DI STANDARD & POOR’S

 Nel 2005 Carim ha da poco “digerito” il malloppo delle ventisette filiali Capitalia del 2002 ma ha appena concretizzato l’espansione sammarinese con l’acquisto del Cis. Quell’anno Standard & Poor’s a seguito di una revisione determina un downgranding, cioè un abbassamento del giudizio. In pratica per il debito a medio lungo termine si passa a “BBB+” (nel 2002 era “A-”) che tradotto significa “capacità ancora sufficiente di pagamento degli interessi e del capitale. Tuttavia la presenza di condizioni economiche sfavorevoli o una modifica delle circostanze potrebbero alterare in misura maggiore la capacità di onorare normalmente il debito” mentre rimane invariato, rispetto al 2002, il rating per il breve termine: “A-2”, invariato rispetto al 2002.

Ma nel 2004 il rating passa a “BBB”. In quell’anno Banca Carim provvede all’emissione sull’Euromercato di un prestito obbligazionario per complessivi nominali 250,00 milioni di euro nell’ambito di in un programma a medio termine di emissioni ben più cospicuo pari ad un massimo di 750,00 milioni di euro. Per la cronaca il bond da 250 milioni è stato regolarmente rimborsato l’anno scorso. Banca Carim torna dagli investitori nel 2006, questa volta per chiedere 50 milioni di euro da rimborsare in un’unica soluzione il 15 marzo 2016 “per il mantenimento nel tempo della correlazione tra poste patrimoniali attive e passive”. Tradotto: per tenere a posto i conti.

Nel 2006 e nel 2007 c’è una sostanziale stabilità ma il 10 ottobre 2008 la società Standard & Poor’s “ha confermato, nell’ambito della research annuale, i rating di controparte di breve e lungo termine di Banca Carim variando, nel contempo, l’outlook da stabile a negativo”. L’ultima variazione è quella “post” commissariamento. Il rating peggiora ulteriormente. Quello di controparte di lungo termine passa a “BB” quello di controparte di breve termine “B”. Si conferma l’outlook negativo.

 IN CONCLUSIONE

 Banca Carim ora è senza governo locale. Il lavoro di “ripristino” è nelle mani di Bankitalia che ha nominato il dott. Piernicola Carollo e il rag. Riccardo Sora quali Commissari straordinari e, quali componenti del Comitato di Sorveglianza, il prof. Marco D’Alberti, il prof. Giovanni Ossola e il prof. Avv. Matteo Rescigno. Il loro insediamento è del 4 ottobre 2010. Anche la Procura della Repubblica di Rimini si metterà al lavoro.

Un fascicolo d’inchiesta è già stato aperto. L’indagine è relativa alle possibili violazioni di normative antiriciclaggio. Ma gli amministratori hanno fatto tutto il possibile in questi anni per tenere in ordine i conti della banca? L’Assemblea in convocazione straordinaria, proprio l’anno scorso, ha deliberato l’aumento gratuito del capitale sociale che, in un colpo solo, cresce di 47 milioni di euro, più 40 per cento, passando da 117.498.000 milioni a 164.497.200. L’estremo tentativo di un salvataggio “in house”?

E se l’acquisizione di ventisette sportelli di Capitala poteva, a quel tempo, anche avere senso per quale motivo Carim abbia deciso di acquistare una banca in un “mezzo” paradiso fiscale rimane un mistero.Ma per fare cosa? Perché San Marino? L’aver assunto il controllo di una banca a San Marino, quali vantaggi ha portato al tessuto economico del territorio riminese? L’operazione in Cis ha aggiunto o sottratto risorse alla normale attività creditizia della banca nel suo complesso? C’è poi un altro aspetto che può incuriosire. Ci sono altre partecipazioni che nulla hanno a che vedere con l’economia locale, tra cui l’acquisto da parte di Carim del 10% di Banca Interprovinciale, un istituto con tre sportelli e sede a Modena, dove tra l’altro risulta nel CdA il direttore generale di Carim, Alberto Martini.

Si sarebbe potuto credere di più, attraverso lo strumento delle partecipazioni dirette, o altri strumenti ancora (c’è l’imbarazzo della scelta), nel sistema produttivo locale? Forse sì. Anche perché nell’attività bancaria Cassa di Risparmio di Rimini raccoglie il risparmio prevalentemente dal territorio.

1 comment to Dossier Carim….la sorvegliata speciale

  • Guglielmo

    Ottimo articolo. Ben fatto e con estrema cognizione di causa. Complimenti.