"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

giugno: 2018
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Donne istruite in cerca d’impiego

Le donne della provincia di Rimini prendono voti migliori, si diplomano con un punteggio medio di 78 contro 75 dei maschi, e sono più istruite. Si iscrivono all’Università 37 donne ogni cento di età compresa tra 19 e 24 anni, contro il 28 per cento dei maschi della stessa età. E’ vero che tendenzialmente preferiscono iscriversi a lauree umanistiche,  ma non sono poche nemmeno nei percorsi di studio tecnico-scientifico ed economico-statistico, dove rappresentano quasi la metà dei riminesi iscritti.  Su poco meno, nel 2011, di 8 mila iscritti all’Università e residenti in provincia di Rimini,  le donne sono il 56 per cento, che diventa il 65 per cento se si considerano solo gli iscritti al Polo di Rimini (dove i residenti sono 2 mila).

Invece  tra i giovani residenti che si laureano ogni anno, 1.376 solo nel 2010, le donne  rappresentano il 57 per cento.   Purtroppo, sicuramente colpa anche della crisi, il lavoro invece di aumentare diminuisce, così le donne occupate da 58 mila che erano, nel 2008, sono scese a 56 mila nel 2010 (ma anche gli uomini hanno perso, nello stesso periodo,  qualche migliaio di posti di lavoro).

La crisi c’entra ma non è l’unica responsabile, perché già prima degli ultimi eventi il tasso di occupazione (quante persone lavorano ogni cento disponibili) delle donne riminesi era di quattro punti sotto la media regionale, che diventano nove punti in meno con Ravenna e sette con Bologna, le più avanzate.  L’esistenza, quindi, di minori opportunità occupazionali per le donne di questa provincia, è una fatto che precede la crisi e che questa ha solo aggravato.

Nel 2010, stando agli obiettivi dell’Europa, il tasso di occupazione femminile avrebbe dovuto essere al 60 per cento, ma a Rimini si è fermato al 55 per cento.

In questa situazione il divario tra il tasso di occupazione  delle donne e quello degli uomini,  che da 26 punti percentuali del duemila si era ridotto fino a scendere a 17 punti nel 2009,  tende a risalire.

Anche se tra le persone avviate al lavoro nei primi nove mesi del 2011, le donne costituiscono una solida (55 per cento) maggioranza, ancora di più nel turismo. Ma sono maggioranza (59 per cento) anche tra i disoccupati (in tutto oltre 9 mila) della provincia  immediatamente disponibili per un impiego.    Non è solo l’aumento del livello d’istruzione a far chiedere alle donne un  posto di lavoro, probabilmente c’è anche la necessità di far quadrare i conti delle famiglie, quando i redditi tendono a ridursi.

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