"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Dieci anni di Protocolli per lo sviluppo

Il primo “Accordo di Programma per la governance nella provincia di Rimini” risale al 2002, quando presidente della Provincia era Nando Fabbri.  Tra l’elenco dei punti indicati come prioritari  citiamo: la privatizzazione dell’Ente Fiera (attualmente Comune, Provincia e Camera di Commercio di Rimini possiedono ciascuno una quota dell’8,92 per cento, ma il Comune di Rimini qualcosa di più, perché tramite la Rimini Holding ha il 33,33 per cento di Rimini Congressi srl, che a sua volta controlla  il 52,55 per cento di Rimini Fiera),  la strategicità dell’Aeroporto , il Sistema congressuale con Riccione e Rimini (per quello di Rimini si auspicava che venisse realizzato al più presto), il decollo delle tre aree produttive, la mobilità (tra l’altro, la terza corsia dell’autostrada e la nuova ss16) e il Trasporto Rapido Costiero (TRC), il rafforzamento del Polo Universitario, l’Agenzia provinciale per il Marketing del Distretto turistico, le Politiche per l’occupazione  intese a “favorire l’incontro ottimale tra domanda e offerta di lavoro e accrescere la qualità dell’offerta …”, infine politiche per l’immigrazione con l’istituzione, poi fallita, del Consiglio Provinciale degli Immigrati,  per concludere con un richiamo allo Sviluppo sostenibile.
Nel settembre 2004, sempre la Provincia, propone il “Protocollo per lo sviluppo e la competitività nella Provincia di Rimini” e questa volta gli argomenti su cui si pone l’accento riguardano: la ricerca e l’innovazione delle imprese, l’export e l’internazionalizzazione, una diminuzione del “carico degli adempimenti (burocratici) per le imprese”, le infrastrutture e la viabilità, con i soliti Aeroporto, terza corsia dell’autostrada, ss16, ponte sul Conca, miglioramento della Marecchiese, ecc., la richiesta di accelerare gli insediamenti produttivi (le tre aree), politiche per il lavoro, con la proposta di un osservatorio permanente e di un tavolo per l’occupazione,  politiche per l’immigrazione, la legalità e la lotta al lavoro irregolare, infine  la formazione, ritenuta “strumento indispensabile di competitività delle imprese.. e per dare risposta a una forza lavoro giovanile altamente scolarizzata”,  e un richiamo al credito bancario che deve sostenere l’economia del territorio.
Nel 2008 scoppia la crisi, con le conseguenze note, e nel 2010 la nuova Amministrazione provinciale elabora il terzo “Protocollo per lo sviluppo e la competitività nella provincia di Rimini 2010/2011”,  con l’obiettivo di “uscire dalla crisi e intercettare la ripresa”. Tra i temi ritenuti prioritari figurano: la salvaguardia dei posti di lavoro, con la proposta di attivare un tavolo per l’occupazione e un monitoraggio dei fabbisogni occupazionali (già presente nel protocollo precedente), la garanzia di  piena e buona occupazione per le donne, il proseguimento della lotta al lavoro nero e all’evasione fiscale, l’integrazione degli immigrati, la protezione della socialità diffusa (asili, sanità, ecc.), il richiamo all’infrastrutturazione strategica (terza corsia A14, nuova ss16…), di nuovo le aree produttive, ancora da venire anche se ci sono in ballo 6,5 milioni di euro di finanziamenti regionali, ora APEA (Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate), e la riproposizione della “diminuzione del carico degli adempimenti burocratici per le imprese”. Il Protocollo prosegue proponendo di accrescere i contributi pubblici per i Consorzi fidi (che garantiscono i prestiti alle imprese) e  sottolinea che “la ricerca e l’innovazione sono indispensabili  fattori di sviluppo” e che pertanto “è prioritario promuovere la crescita e il radicamento di una cultura della ricerca e dell’innovazione”, ugualmente importante è la formazione dei disoccupati e degli occupati, la promozione dell’autoimprenditorialità dei giovani, l’aggiornamento del protocollo per gli appalti pubblici per garantire la sicurezza sul posto di lavoro, infine un richiamo al credito e al ruolo delle istituzioni bancarie.
Venendo a scadere questo protocollo, la Provincia sta preparando il prossimo, a copertura del triennio 2012/2014.     Le proposte grosso modo ricalcano le precedenti:  sostegno ai Consorzi fidi, accesso al credito (intanto banche come Unicredit stanno comunicando aumenti dei tassi sui fidi fino al 12,50 per cento !)  e difesa della territorialità della CARIM, semplificazione amministrativa (è la terza volta in sette anni!), legalità e tutela del lavoro soprattutto nel campo degli appalti.
Dopo dieci anni di Protocolli per lo sviluppo, regolarmente sottoscritti da tutte le Associazioni economiche e sindacali, una domanda è d’obbligo: sono serviti a migliorare e ridare slancio allo sviluppo locale ?  A giudicare dalla perdita di quattro mila posti di lavoro registrati nel 2010, del numero più basso di persone che lavorano e del tasso di disoccupazione (7,8 per cento) più alto dell’Emilia Romagna, di un giovane su cinque senza lavoro (mentre è disoccupata una giovane donna su tre), di talenti che se ne vanno all’estero e della crescita dello zero virgola che ci attende per i prossimi due-tre anni (in linea con le tendenze nazionali), che vuol dire nessun recupero occupazionale, è evidente che se i Protocolli qualcosa hanno prodotto, questo è assolutamente insufficiente. Certo c’è stata la crisi, che continua, ma l’ultimo Protocollo aveva proprio l’obiettivo di contribuire ad “uscire dalla crisi e intercettare la ripresa” . Qualche azienda si è risollevata ma crescono i capannoni con la scritta “affittasi”.   Effetti della crisi che si aggiungono a criticità storiche dello sviluppo locale, come i più bassi salari regionali,  le esportazioni che sono la metà delle altre province, la scarsità di opportunità per i giovani laureati e le donne, il rallentamento della crescita già dal  2007.
A parte le ripetizioni, per cui andrebbe spiegato, per esempio, come mai non si riesce a snellire la burocrazia, un obiettivo più volte riproposto,  è difficile sostenere che gli elenchi dei problemi sottolineati dai Protocolli non meritino attenzione.  Allora cosa manca ?  E’ completamente assente una nuova visione dello sviluppo futuro. Si continua ad operare come se la configurazione produttiva locale avesse bisogno solo di qualche aggiustamento minore, mentre sono necessari cambiamenti ben più radicali e sostanziosi. Il limite non sta in qualche problema dimenticato, anche perché la lista è già sufficientemente lunga, bensì concettuale.  Non si è ancora compreso (nonostante i tre anni abbondanti di crisi)  che la base produttiva di questo territorio ha bisogno, se vuole sopravvivere, ampliarsi  e competere, di un profondo rinnovamento e aggiornamento.   Il credito va dato, ma ad imprese che hanno futuro, che fanno ricerca, innovano processi e prodotti, e vanno all’estero a cercare nuovi mercati.  Non si parte da zero, perché dei campioni ci sono già, ma vanno moltiplicati. Ci vogliono filiere forti.
Molte aziende, come sta capitando, per tante ragioni non ce la faranno. Con loro si perderà anche il lavoro. Allora non basta difendere (quando si vuotano i capannoni, e in giro ce ne sono tanti, c’è poco da difendere), ma bisogna essere capaci di proporre nuove opportunità di fare impresa e creare buone occasioni di lavoro, soprattutto per i giovani e le persone più preparate. Dobbiamo non solo frenare l’esodo dei nostri talenti, ma attrarne da fuori. Però non si richiamano talenti senza opportunità che li meritino (e dove esiste la concorrenza di altri territori). Talento, tecnologia e tolleranza erano gli ingredienti che i sostenitori delle classi creative  hanno indicato come base per un rinnovato sviluppo dei territori. Sono fattori produttivi già presenti, o che comunque si possono reperire. Il problema vero allora diventa un altro: chi mette insieme un progetto capace di attrarli ?   Di fronte a troppi capannoni che si svuotano ed aree produttive che nessuno chiede più (al Triangolone di Santarcangelo si sono fatte vive solo un paio di imprese, ma al momento senza investire un euro) la normale manutenzione dell’esistente non basta più.
Pubblico e privato possono collaborare, ma ci vogliono imprenditori-visionari  amanti di nuove sfide. Riprendere lo spirito pioneristico che da troppo tempo manca o si è alquanto rarefatto. Ma non ci sono alternative. Ci sarà lavoro se ci saranno nuove imprese. Ci saranno buone opportunità occupazionali e salariali  se le imprese  investiranno sulla conoscenza.  Il prossimo Protocollo deve affrontare queste sfide.
Domande e risposte suula crisi e i protocolli per lo sviluppo
di Alessandra Leardini
Le domande
1. · Cosa ne è stato dei precedenti Protocolli? Hanno rispettato le aspettative?
2. · Gli Scenari previsionali 2011-2013 diffusi nel maggio corso durante la giornata dell’economia, indetta dalla Camera di Commercio, davano, per il 2011, una crescita dell’economia italiana all’1,2 per cento e una corrispondente decrescita, cioè un calo, per Rimini dello 0,9 per cento, accompagnata da una ulteriore discesa dell’occupazione. Stando a questi dati, sembrerebbe che le precedenti iniziative non hanno avuto grandi effetti. E’ così?
3. · Cosa andrebbe fatto di concreto, specie per i giovani e le donne, le categorie più svantaggiate, e per chi il lavoro non ce l’ha?
4. · I salari in provincia di Rimini sono i più bassi a livello regionale. Anche qui cosa si può fare per migliorare la situazione?
5. · La nascita di nuove imprese nei settori più avanzati (compreso un incubatore per imprese innovative in ambito turistico) potrebbe essere una buona soluzione per creare nuovi posti di lavoro. Anche qui, le iniziative fatte finora sono utili? Cosa andrebbe fatto di più?
Bruno Bargellini, presidente di Confapi Rimini
1.    Il protocollo del 2010 aveva ottimistiche ambizioni chiaramente disattese visto che la situazione è ulteriormente peggiorata. Il peggioramento ovviamente non è dovuto al protocollo. Per quello che abbiamo visto gli effetti sono stati pressoché nulli. Il vero problema di oggi è l’accesso al credito. Forse un protocollo provinciale non ha armi a tal proposito per difendere l’economia del territorio. La Provincia potrebbe invece cercare di snellire la burocrazia, cosa più facile e alla sua portata”.
2.    In una situazione in evoluzione come quella attuale se si va a verificare previsioni elaborate su dati storici si finisce per sbagliare sicuramente. La nostra provincia è comunque sempre stata più arretrata rispetto alle altre dell’Emilia Romagna: sconta un’economia turistica, stagionale non “produttiva” quanto quella industriale. Per quello che possiamo vedere dai dati sulle CIG,  Rimini sta facendo anche più fatica ad uscire dalla crisi. Ad oggi comunque gli scenari sono ritornati completamente negativi.
3.    In questo momento diventa prioritario difendere il lavoro anche per le categorie  “più protette “.  Donne e giovani hanno già forme agevolate di assunzioni che però non bastano più. Oggi sicuramente non è possibile continuare a mantenere questo divario tra il netto, cioè quanto arriva al lavoratore, e il suo costo aziendale. Si dovrebbe avere la forza d’intervenire su una rimodulazione della tassazione ed eliminazione di una tassa “sul lavoro” come l’IRAP.
4.    I salari dipendono da tanti fattori  comunque legati anche all’andamento aziendale  e in un contesto economico come quello che stiamo vivendo è difficile intravedere una prospettiva di miglioramento.
5.     Esistono diversi strumenti a supporto delle neo imprese e una volta vi erano anche strumenti bancari specifici per i neo imprenditori. Credo che oggi siano diventati anche questi difficilmente praticabili.  Ben vengano comunque iniziative come lo Spinner Point della Camera di commercio. Tuttavia ormai tutte le attività sono più o meno fortemente regolate e questo costringe chi entra nel mercato a richiedere molte autorizzazioni, sostenere alti costi iniziali e una tassazione che non concede grossi vantaggi iniziali salvo che non si rimanga veramente piccoli. Questo andrebbe migliorato, snellito  e alleggerito. Anche perché questa eccessiva burocratizzazione facilita poi chi non rispetta le regole. La tentazione di aggirare le regole, con scarsi e nulli controlli, è molto forte. Questa concorrenza sleale andrebbe fortemente combattuta. In ogni caso, il vero problema per le imprese oggi resta il credito, tutto il resto mi pare secondario. Per usare una metafora, è come se in una macchina senza benzina andiamo a preoccuparci del fanale rotto o della gomma sgonfia.
Massimo Fossati Segretario CISL  RIMINI
1. I precedenti protocolli sono stati utili al fine di porre attenzione, in particolare da parte della Pubbliche Amministrazioni, agli obiettivi condivisi da tutte le parti sociali. Rileggendoli oggi, anche alla luce della situazione economica che si è così radicalmente trasformata in pochi anni, devo dire che siamo riusciti a cogliere una buona parte di quanto ci prefiggevamo. Certamente nella nuova fase di crisi economica che stiamo vivendo vanno profondamente ripensati.
2. In questi anni fino al 2008, vi sono stati passi avanti importanti sul versante della capacità di esportazione delle nostre aziende, nella tenuta complessiva del sistema turistico che, insieme al commercio, rappresenta il primo settore di attività e di occupazione. Eravamo riusciti a recuperare qualche posizione sul versante della riduzione del numero dei disoccupati, del tasso di occupazione complessivo, insomma sembravamo incamminati verso una buona prospettiva di futuro. Rimanevano problemi su tanti versanti: il lavoro dei giovani e delle donne, il dimensionamento delle imprese, la viabilità, l’incapacità del nostro territorio di attrarre investimenti aggiuntivi, ma ci stavamo lavorando in una economia che seppur di poco cresceva.  La crisi ci ha crudelmente riportato indietro.
3. I numeri oggi ci indicano che nei prossimi anni Rimini avrà – se perdura questo trend – un tasso di disoccupazione pari a quello nazionale (mentre il resto della regione viaggerà a tassi del 50% inferiore). Serve un vero e proprio piano strategico per il lavoro, che operi su più fronti. Dal favorire il reimpiego di quanti hanno perso il posto di lavoro a interventi a favore dei giovani e delle donne. Un piano che comprenda la lotta ad ogni forma di evasione e di lavoro nero, e il contrasto forte ai tirocini infiniti e replicati nel tempo, rafforzando e privilegiando il canale di ingresso dell’apprendistato, la cui riforma se attuata intelligentemente può riuscire, anche grazie  alla formazione, a colmare il gap tra le qualifiche richieste dal mercato del lavoro e quelle acquisite attraverso gli studi. Inoltre occorre incentivare l’ingresso stabile dei giovani nel mondo del lavoro, introducendo  il credito d’imposta per le imprese che dopo il periodo di apprendistato si impegnano ad assumere il lavoratore. Ma abbiamo anche molti giovani che completano gli studi senza aver acquisito le qualifiche richieste dal mercato. Bisogna lavorare per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro a partire dalla scuola.
4. Il nostro sistema economico è per gran parte formato da piccole e piccolissime imprese (90% non arriva a 9 addetti) e da settori in cui prevale la stagionalità. Aspetti che pesano sul differenziale rispetto alle altre province, anche perché è più difficile fare una contrattazione redistributiva e per questa via alzare il valore degli stipendi e dei salari. Vanno considerati infine l’alta evasione fiscale e il ricorso al lavoro nero e precario, oggi vere e proprie piaghe del nostro territorio.
5.  Dobbiamo sostenere ogni buona idea o azione capace di fare autoimprenditorialità o creare nuova occupazione. La Cisl da tempo afferma l’utilità di individuare uno spazio per un incubatore di nuove idee di impresa. Su questo tema sarebbe importante un percorso condiviso per impegnare gli Istituti di credito locali e non, a definire forme di finanziamento agevolato per sostenere la fase di start up di nuove imprese, in settori innovativi e strategici per lo sviluppo dell’economia provinciale, o in settori in cui si evidenzia una carenza di offerta. Su questo versante poco è stato fatto e dunque occorre impegnarsi attivamente per raggiungere l’obiettivo.
Salvatore  Bugli,  Direttore  CNA RIMINI
1.    Proprio lo scorso 11 ottobre la Provincia ha avviato la verifica dei risultati del protocollo 2010 / 2011. Purtroppo i risultati delle due azioni principali previste (anticipo delle fatture per i fornitori di Comuni e Province e della cassa integrazione per i lavoratori) si sono scontrate con la crisi della liquidità delle banche e con intoppi burocratici dell’INPS.
2-3.        La velocità con cui cambiano gli scenari economici temo non permetta di poter fare previsioni importanti a breve-medio termine. Occorrerebbe invece avere intanto una stabilità politica del Paese, che consenta una presa di responsabilità delle istituzioni a tutti i livelli, accompagnata da un atto di responsabilità da parte dei contribuenti che a fronte di sacrifici equilibrati e condivisi ci sia in cambio riforme strutturali che mettano in circolo risorse per la crescita. E, ancora, servirebbero azioni strutturali verso i giovani, la scuola la ricerca e l’innovazione.
4. Anche qui generalizzare non va bene perché nella nostra provincia a situazioni di salari di livelli più bassi, fanno da contraltare situazioni di salari notevolmente alti soprattutto nella metalmeccanica.
1.      Lasciare alla libera iniziativa dei singoli la nascita di nuove imprese innovative, magari nel settore turistico, non può incidere significativamente nel rilancio strutturale dello sviluppo. Innovare ed internazionalizzare nel turismo poi è una sfida che solo pochi hanno veramente fatto. La fiera ed il Palacongressi possono essere il volano per una vera innovazione del turismo in cui tutti, istituzioni ed imprese, si dovranno attrezzare per un turismo che metta insieme attrattività  ambientali ( mare, spiaggia, enogastronomia, entroterra) con il turismo degli affari ( Fiere e Congressi).  I pochi incubatori sperimentati nel paese hanno inciso marginalmente sul tessuto imprenditoriale dei territori. Le uniche politiche efficaci per le neo imprese, giovani e donne, potrebbero essere: l’accesso facilitato al credito per l’avvio d’impresa e un periodo di tre / cinque anni di imposizione soft sia della fiscalità nazionale che locale.
Richard Di Angelo, Presidente provinciale CONFCOMMERCIO
1. Momenti di larghe intese tra le amministrazioni e i principali attori del mondo economico, finanziario e imprenditoriale rappresentano certamente delle opportunità di confronto molto importanti, ancor più in periodi congiunturalmente complessi come quello attuale. Tuttavia, il valore vero di tale strumenti risiede nelle azioni intraprese e nei risultati raggiunti quali concretizzazioni delle volontà condivise. I precedenti Protocolli, purtroppo, non sono riusciti a impattare su aspetti decisivi per la crescita e lo sviluppo dell’economia locale.
2. I dati vengono superati dagli accadimenti, le previsioni che si rincorrono ormai quotidianamente sono tuttavia concordi nel disegnare un quadro molto preoccupante per la nostra economia locale quanto nazionale. Se da una parte possiamo affermare che le precedenti iniziative non hanno raggiunto i risultati attesi, dall’altra parte sarebbe sbagliato pensare che tali strumenti possano rappresentare la panacea di tutti i mali. Deve essere un sistema a funzionare, non le singole iniziative, altrimenti anche i risultati ottenuti rimangono isolati, non compenetrandosi sinergicamente con altri interventi messi in campo e, quindi, non giovando al sistema.
3. Innanzitutto, occorre investire nella formazione delle risorse umane, da valorizzare, crescere e mantenere sul territorio locale. Ritengo sia necessario ricercare e utilizzare tutti gli strumenti fiscali, contrattuali e normativi per delineare un modello efficace, in grado di colmare un divario sempre più ampio tra il sistema formativo e il mondo del lavoro. La spinta propulsiva all’occupazione deve essere poi garantita da strumenti di incentivazione allo sviluppo dell’imprenditoria giovanile e femminile. Questo aspetto va chiaramente a legarsi con le enormi difficoltà che oggi si riscontrano nell’accesso al credito. Negli anni il denaro è diventato sempre meno e sempre più costoso e strumenti quali i consorzi fidi sono divenuti imprescindibili per il sistema economico territoriale. Ecco un dato su cui riflettere: Ascomfidi, il Confidi che fa capo a Confcommercio, ha erogato in tutto il 2010 oltre 120 milioni di euro a garanzia di prestiti da parte delle banche. Quest’anno, al 10 ottobre, le erogazioni hanno già superato 94 milioni di euro e le pratiche presentate sono già 729. Tali percorsi serviranno a sostenere anche il passaggio generazionale nel mondo imprenditoriale, un tema molto attuale nella nostra realtà, ma purtroppo oggi vissuto come criticità anziché come opportunità.
4. Le soluzioni esistono. Confcommercio ha assunto un ruolo di primo piano nell’elaborazione e nell’applicazione di strumenti in grado di garantire retribuzioni per i dipendenti sempre più connesse e collegate a parametri di produttività, come previsto in sede di contrattazione di secondo livello. Più in generale, ritengo che le enormi potenzialità di tale livello di contrattazione siano purtroppo ancora su carta, mentre una sua adozione più diffusa rappresenterebbe una modalità  di regolazione dei rapporti di lavoro più vicina alle esigenze ed alla realtà delle imprese e del territorio. In questo delicato momento, riteniamo ancora più pressante l’esigenza di diffondere questo indispensabile strumento di gestione del capitale umano a livello aziendale, quanto territoriale.
5. Come per le retribuzioni anche per le imprese è importante diffondere gli strumenti che già esistono. Le reti di imprese rappresentano certamente una risposta moderna e efficace per lo sviluppo economico locale. Tali processi di aggregazione sono in grado di aumentare la competitività unendo capacità, competenze e risorse e di traghettare sistemi di singole eccellenze in network di sinergie che dialogano con il mondo accademico. Altre opportunità sono individuabili nel Decreto sviluppo, dove viene riconosciuta alle imprese del settore che operano nei territori costieri, la possibilità di istituire i Distretti turistici, strumenti indispensabili per rilanciare l’offerta turistica del nostro territorio a livello sia nazionale, sia internazionale. Attraverso i Distretti turistici, infatti, possono essere implementate politiche di crescita e integrazione di specifiche aree e settori, anche grazie a garanzie e certezze giuridiche per chi vi opera, con particolare riferimento a opportunità di investimento, accesso al credito e semplificazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione.
Gli strumenti di cui parlo sono risposte efficaci ad alcune criticità che le aziende si trovano ad affrontare. Non parlo di settori o prodotti avanzati, ma di imprenditori che dovrebbero utilizzare un approccio innovativo nel “fare impresa”, contribuendo allo sviluppo economico del nostro territorio e all’occupazione.
Massimo Gottifredi, Direttore LEGACOOP RIMINI
1)    Il nostro Paese, e con lui la nostra Provincia, soffre da anni di bassa crescita.  Questo era, ed è in buona parte ancora oggi, il problema. Al tempo dei precedenti Protocolli, quindi, le attese riguardavano le modalità attraverso le quali garantire maggiori possibilità alle imprese di crescita. Gli accordi e gli impegni reciproci tra Pubblica Amministrazione e Imprese navigavano in acque relativamente tranquille come abbiamo poi, tragicamente, scoperto. Oggi, alla mancata crescita si aggiunge una crisi di sistema che non si riesce ad affrontare se non a livello di Sistema. E’ certamente importante lo sviluppo di buone pratiche a livello locale, di protocolli d’intesa per la coesione della rete locale di impresa, ma la crisi è talmente profonda che richiede determinazione e visione chiara della situazione a partire dal Governo. Il Sistema Italia in questi lunghi mesi di crisi si è avvitato su se stesso senza essere capace di trovare risposte adeguate e tempestive. Avanti così, consolidiamo la nostra lentezza fino a limiti che arrivano a preoccupare la stabilità stessa ed il ruolo dell’Unione Europea.
2)    Le Cooperative hanno in questi ultimi due anni resistito meglio di altre imprese alla crisi mantenendo stabili i livelli di occupazione in attesa della ripresa, che non c’è stata e non ci sarà certamente per il 2012 che, prevediamo, sarà l’anno più virulento e difficile di tutti. I settori maggiormente in difficoltà sono quelli dell’abitazione, delle costruzioni e del sociale, comparto al quale anche la politica non ha saputo dare il giusto peso per la valenza sussidiaria delle opportunità che offre a molte persone svantaggiate. Le iniziative prese in tempi non di crisi non possono avere oggi grandi effetti, non bastano più, così come i tempi delle decisioni non possono prolungarsi oltre misura. La situazione richiede capacità d’intervento e tempestività a supporto dell’economia e del lavoro.
3)    Tre o quattro le priorità. Sopra tutte, il credito; il rapporto con le banche per la necessaria liquidità a sostegno delle imprese, il potenziamento del ruolo dei Consorzi Fidi per l’accesso al credito. Basilea 3 preoccupa non poco ed il nostro impianto produttivo fatto di PMI o ha un rapporto “su misura” con le banche o non  ce la fa. Il secondo punto riguarda la semplificazione nella Pubblica Amministrazione. Si chiede a gran voce impegno e determinazione per sfoltire le procedure che non sono veramente funzionali ad un obiettivo preciso. Quante cose possono essere evitate nei rapporti tra impresa e Pubblica Amministrazione? Noi crediamo molte. Anche il Patto di Stabilità genera difficoltà enormi al sistema produttivo, oltreché alla PA. Occorre superare quelle previsioni e saper gestire insieme correttezza dei conti pubblici e dei rapporti con le imprese. Noi, pensiamo anche che si debba rilanciare un piano di opere pubbliche per dotare il territorio delle infrastrutture che completano la visione di sviluppo del territorio come la mobilità necessaria, per esempio, al buon funzionamento del nuovo Palas di Rimini. La filiera ideale si completa con interventi a sostegno della riqualificazione del patrimonio ricettivo alberghiero adeguati ad un rinnovato profilo di qualità urbana e si sostenibilità della città.
4)    Rilanciando l’economia e vigilando sul rispetto della legalità, nei rapporti di lavoro e nei rapporti con il fisco. Occorre anche cambiare la cultura della formazione e credere ed investire nelle capacità delle persone, nei loro talenti, nella loro capacità di assumersi responsabilità. Anche nelle imprese, si deve spingere in alto chi sa e sa fare.
5)    “Certamente si, anche se occorre maggiore concretezza nelle iniziative. Oggi serve lavorare; non basta più solo prepararsi al lavoro. Io credo anche che la forma cooperativa sia la maniera giusta di impiantare nuova impresa tra i giovani. Permette di condividere le responsabilità dell’avvio. Noi appoggiamo la nascita di nuove cooperative di giovani, di professionisti, con uno specifico programma di assistenza convinti che in cooperativa, insieme agli altri, si possa trovare una soluzione qualificata al problema dell’occupazione”.

Forum chiuso.