"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Dall’Olanda a Perticara: storia di un camping che non c’era

Bert (lui), Nel (lei) sono una intraprendente coppia olandese, che un bel giorno, verso la metà degli anni novanta del secolo scorso, decise di venire a vivere in Italia. Amanti del campeggio, hanno  girato in lungo e in largo la penisola, fino a quando sono approdati  a Rimini, ospiti in un camping della costa. Ma la confusione non è il loro ideale, così preferiscono inoltrarsi tra i comuni e borghi dell’entroterra. In uno di questi tour scoprono Perticara e l’Alta Valmarecchia. Gli sembrò il luogo ideale dove fermarsi, perché tranquillità, natura e cultura è quello che cercano.

Però per vivere bisogna inventarsi qualche attività (tra l’altro Nel era Assessore in un Comune olandese e ha dovuto attendere la fine del  mandato) e scoprono che da quelle parti non c’erano camping, così decidono di aprirne uno. Nel 1996 individuano un podere, di circa8 ettari, con un vecchio casolare abbandonato ridotto ad un rudere, e decidono di comprarlo investendo tutti i loro risparmi. Iniziano i lavori di sistemazione del terreno, quindi la costruzione delle piazzole, poi di piccoli appartamenti, di una piscina e di tutto l’occorrente per farne un camping a tre stelle, com’è oggi.

Sistemato tutto,  l’attività del camping ha inizio nell’estate del  1999.  I clienti, vista l’origine dei novelli imprenditori, non potevano che essere soprattutto olandesi, ma arrivano anche danesi, austriaci, qualche italiano e tanti altri. Comunque, principalmente stranieri.  Persone, coppie più giovani durante la stagione estiva, e un po’ più anziane nella bassa stagione, unite da un interesse comune: stare in un posto tranquillo, lontano dal frastuono e dalla confusione (Rimini, all’estero, viene  percepita così), per godersi la natura, fare buone passeggiate,  a piedi o in montain bike, mangiare piatti e prodotti del posto, scoprire, soprattutto quando c’è mal tempo, i tanti paesi e borghi dell’Alta Valmarecchia.  “Ci sono giornate in cui passo più tempo, interviene Nel, a dare informazioni turistiche, che a gestire l’attività”.

Il Camping Perticara, quanto è il nome (http://www.campingperticara.com/), si trova  poco prima di arrivare al paese, ospita ogni anno 4-5 mila visitatori, con una permanenza media di 7-8 giorni e  una ricaduta sul territorio (perché spendono, vanno nei negozi, supermercati, ristoranti, ecc.) che Bert e Nel hanno stimato in un paio di milioni di euro (400-500 euro a testa).  Un  esempio palpabile di questo  impatto sono i negozi di Novafeltria e Perticara aperti anche la domenica.

I clienti sono soddisfatti e spesso ritornano.   Ma cosa dicono e come ci vedono i visitatori  che vengono da altri paesi (ricordiamo che Rimini, negli ultimi decenni, ha perso molti turisti stranieri)?   Lo abbiamo chiesto, al termine della nostra chiaccherata, seduti ad un tavolo del ristorante del camping, sempre a Bert e Nel.

Cominciamo dalle cose che sono più apprezzate e che costituiscono sicuri punti di forza della Valmarecchia.  In primo luogo l’ospitalità e la disponibilità dei residenti, definiti gentili, aperti e curiosi con chi viene da fuori.

Poi, magari sarà un paradosso, ma non troppo, la Valmarecchia  piace perché  i negozi, le strade, i mercati settimanali, l’ambiente che si respira, non è costruito per il turismo, ma  è tale e quale come si offre ai residenti. La parola “turista” non attira, non piace e respinge.La signora Nelfaceva l’esempio di un ristorante vicino che nel nome include la parola “turistico”.  Gli ospiti non ne vogliono sapere di cose per turisti, perché sono lì per vivere ed avere le stesse cose dei locali, autentiche e non artefatte. Insomma, le persone che scelgono questo tipo di turismo amano l’autenticità e non le cose costruite a posta per loro. Questo è un aspetto che gli amministratori  e operatori economici dovrebbero tenere ben presente.

Piace molto la natura dei luoghi ed i piccoli borghi, di cui è disseminata l’intera zona, anche oltre i confini provinciali.

Quindi tutto bene ?  No, perché la lista delle criticità non è meno lunga.  A cominciare dalla segnaletica. Bert faceva l’esempio  dei clienti che arrivando da San Sepolcro, quando sono  a Novafeltria non trovano nessuna indicazione per Perticara, finendo spesso per proseguire, magari col camper o la roulotte fino a Villa Verucchio, o addirittura Rimini (la segnaletica invece c’è per chi viene da Rimini).

Poi, per rimane in tema di mobilità, si fa notare la scarsa manutenzione delle strade, che non è un aspetto secondario, tanto che nella  guida turistica 2012 dell’ACI olandese, quindi molto seguita dai vacanzieri,  si invita a fare molta attenzione allo stato delle  strade  del luogo.  Non è una bella pubblicità. Effettivamente il manto stradale, per quanto, a tratti,  rattoppato, non è il massimo.

La Guida  pubblicata, in più lingue, dalla Provincia di Rimini “Malatesta&Montefeltro: in viaggio nella colline riminesi” è stata molto apprezzata, ma poi ci si perde nei dettagli. Per esempio, nei Musei o nei luoghi da visitare raramente compaiono scritte in inglese o in altre lingue.

I sentieri rurali e le piste per montain bike, molto utilizzate dagli ospiti,  sono stati inaugurati in pompa magna, ma poi nessuno si è ricordato di fare manutenzione e troppo spesso vengono lasciati in uno stato di completo abbandono. Questo non giova certo alla buona immagine del posto.

Come non giova un sistema di raccolta dei rifiuti che non tiene conto della maggiore affluenza di pubblico, col conseguente aumento dei rifiuti prodotti, nel periodo estivo. Il risultato sono mucchi di immondizia che si accumulano di fianco ai cassonetti, che i visitatori qualche volta fotografano, un po’ scandalizzati,  come “tipicità” italiana (Napoli in questo senso ha fatto molto!).

Pur riconoscendo, è l’opinione dei nostri interlocutori,  che il passaggio dell’Alta Valmarecchia alla provincia di Rimini ha dato una scossa al territorio, nondimeno i problemi restano. E un territorio che vuol valorizzare a fini turistici le sue risorse, non può spendere milioni di euro in marketing e poi perdersi in aspetti così basilari. Bisogna che tra gli annunci e la realtà,  tra la promozione e la qualità del prodotto offerto ci sia coerenza, altrimenti  c’è il rischio che diventi perfino controproducente.

Per ultimo una annotazione sull’invadenza delle scritte in russo, in omaggio ai nuovi visitatori, o meglio al loro potere d’acquisto, oramai presenti dappertutto: non sono apprezzate e possono allontanare i visitatori delle altre nazionalità, che si sentono quasi messi da parte. Un monito e un suggerimento, agli operatori del settore, a non esagerare e adottare anche il punto di vista degli altri turisti.

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