Dal reddito di cittadinanza al lavoro: cosa hanno fatto i “navigator”

A fine 2020 le domande per il Reddito di cittadinanza sono state, in tutta Italia, quasi 2 milioni e mezzo, di cui 1,6 milioni accolte, per un totale di 2,7 milioni di persone coinvolte. A vedere bene si tratta di poco più della metà delle persone in povertà assoluta (persone con una spesa mensile sotto una certa soglia, calcolate in 4,6 milioni)  e meno di un terzo di quelle in condizione di povertà relativa (8,8 milioni). Importi medi erogati 573 euro.

Se la misura, come si disse all’epoca, un po’ ingenuamente, doveva servire ad abolire la povertà, bisogna dire che avrebbe bisogno di qualche aggiustamento visti gli esclusi, sempre poveri, in assoluto o relativamente.

In Emilia Romagna i residenti che hanno percepito il reddito di cittadinanza sono stati 75 mila, di cui 4,8 mila in provincia di Forlì-Cesena, ed intorno a 6 mila ciascuno Ravenna e Rimini.

Come si ricorderà, la misura non era nata per restare isolata e mantenere a tempo indeterminato un certo numero di persone, ma doveva essere accompagnata dalla ricerca attiva di un lavoro (assumendo che i posti ci fossero, ma restassero inspiegabilmente vuoti). Ad aiutare questa ricerca ci avrebbero pensato i “navigator” (facilitatori), assunti, poco meno di tre mila, nei Centri per l’impiego (CPI) proprio con il compito di avvicinare domanda e offerta di lavoro. Adesso anche il loro contratto sta finendo, scadrà a fine aprile, ed è tempo di fare un bilancio del loro lavoro, ma soprattutto degli esiti della misura.

Del totale dei beneficiari, per restare in Romagna, quelli che avevano l’obbligo, perché disoccupati ed in età per lavorare, di stipulare con i CPI un Patto per il Lavoro (PPL) sono risultati: 3.177  a Forlì-Cesena, 4.060 a Ravenna e 3.863 a Rimini. Siamo intorno ai due terzi circa dei percettori del reddito. Un po’ meno in regione.

Stipulare un contratto non vuol dire aver trovato lavoro, ma solo assumere l’impegno di essere disponibili a lavorare, assistiti e accompagnati, nella ricerca, dai “navigator”.  

Ma quanti hanno trovato effettivamente lavoro ?  Premesso che il covid non ha certo aiutato il compito, hanno avuto l’occasione di sottoscrivere almeno un contratto di lavoro: 1.365 persone a Forlì-Cesena, 1.573 a Ravenna e 1.824 a Rimini.

Stiamo parlando di una percentuale, rispetto ai sottoscrittori del PPL, oscillante, sempre in Romagna, tra il 39 di Forlì-Cesena e il 47 per cento di Rimini. In mezzo c’è Ravenna col 43 per cento. Con la media regionale al 37 per cento, si può tranquillamente affermare che da noi le cose sono andate discretamente bene.

C’è un però: i contratti di lavoro erano purtroppo brevi, tanto che  a fine ottobre 2020 risultavano ancora attivi nel loro posto di lavoro 796 lavoratori a Forlì-Cesena, 802 a Ravenna e 673 a Rimini. La metà circa, a Rimini meno, di quanti hanno firmato un contratto di lavoro e uno su cinque dei sottoscrittori del PPL.  Quanti a fine febbraio 2021 conservino ancora il lavoro non è dato sapere.

Se consideriamo che nel passato meno del 3 per cento dei disoccupati ha trovato impiego grazie all’intermediazione dei CPI, averlo trovato, almeno in Romagna, al 20 per cento è già un passo avanti.  A questo punto, visto che i CPI comunque vanno rinforzati, sarebbe un peccato se, invece di migliorare, il lavoro e l’esperienza fatta venisse sprecata, per ricominciare poi daccapo.