"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Dai Comuni riminesi, il bilancio più pesante in regione

di Mauro Bianchi

I Comuni del riminese sul piatto dei bilanci pubblici mettono carichi da novanta. Se Ravenna (in predicato per diventare in futuro, chissà, sede della provincia di Romagna) mette a bilancio 363,5 milioni di euro, Forlì-Cesena raggiungono i 405 milioni mentre i comuni riminesi stabiliscono a bilancio, complessivamente, più di 447 milioni di euro. Sono i dati pubblicati recentemente dalla Regione Emilia-Romagna – Osservatorio sulla Finanza Territoriale.

Dati importanti, in quanto il bilancio è lo strumento con il quale l’amministrazione programma le sue attività e i suoi servizi. Il bilancio è – per legge – in pareggio. Ciò significa che il totale delle spese che il Comune prevede di realizzare, deve essere uguale al totale delle entrate previste per l’anno. Una parte delle entrate dei Comuni è storicamente derivata da trasferimenti dello Stato. Dal 2011 questi trasferimenti sono stati quasi totalmente tagliati, a seguito delle manovre finanziarie del Governo. Sempre per effetto delle manovre, i comuni riminesi hanno subito un’altra riduzione indiretta da parte della Regione.

I riminesi i più penalizzati dalle tasse

Per compensare i tagli senza tagliare servizi primari ai cittadini, la strada intrapresa è stata quella del risparmio e delle nuove entrate. Un esempio? Nel 2012 si è registrato un aumento delle imposte per i cittadini rispetto agli anni scorsi. I Comuni hanno aumentato l’addizionale Irpef applicata sul reddito dei cittadini, ma rispetto al passato, questa tassa da alcuni è stata tolta per le fasce più deboli. Un’altra scelta di molte amministrazioni è stata quella di non aumentare l’IMU. Nei bilanci di previsione 2012 i Comuni riminesi, complessivamente, sono stati quelli che in tutta la regione hanno previsto le maggiori entrate per abitante: 1.541 euro per abitante, seguite dai 1.508 euro di Parma e 1.427 euro di Bologna.

E anche nei consuntivi 2011 i Comuni della provincia di Rimini salgono sul podio, con 1.389 euro pro capite, piazzandosi al secondo posto dopo Parma (1.400 euro).

Più investimenti e meno spese?

Le amministrazioni comunali della provincia di Rimini hanno speso nel 2011 circa  447 milioni di euro, principalmente per opere pubbliche. Le spese sono superiori a quelle effettuate dalla provincia di Forlì-Cesena (417,6 mln), di Ravenna (375,4 mln) e di Ferrara (362,7). In regione la provincia di Rimini è la seconda per spese a consuntivo, dopo i comuni parmensi. E presenta –a confronto con le altre province della regione – una incidenza maggiore delle spese per investimenti rispetto a quelle correnti.

Dai dati della Regione emerge un altro primato riminese. I nostri Comuni sono quelli che in Regione spendono di più per abitante, secondi solo a Parma nel consuntivo 2011 e primi in Regione per le spese previste nel 2012: 1.388 euro per abitante il consuntivo, 1.541 euro le previsioni per il 2012.

Rimini: una provincia poco autonoma

L’indice di autonomia finanziaria evidenzia la percentuale di incidenza delle entrate proprie sull’insieme delle entrate correnti, segnalando in tal modo in quale misura la capacità di spesa è garantita da risorse autonome, senza contare sui trasferimenti del Governo centrale. Le pubbliche amministrazioni riminesi, nel confronto regionale, registrano un indice di autonomia finanziaria sotto la media regionale (89 contro 91 per il consuntivo 2011) anche se nel previsionale 2012 si riportano in media.

 

NOTA

Le spese per un investimento vengono impegnate quando sono finanziate. Il programma delle opere pubbliche definisce gli investimenti che l’amministrazione intende attivare nell’anno e nei prossimi due anni successivi.

Le spese correnti sono di gran lunga le più importanti e soprattutto quelle su cui l’amministrazione ha pochi margini di scelta.

Il Comune ha il proprio personale, ricorre al credito e paga interessi passivi, acquista beni e servizi per poter a propria volta erogare servizi – che spaziano dall’asilo nido, all’illuminazione pubblica – o trasferire somme come i contributi alle famiglie bisognose, i sussidi per l’acquisto dei libri scolastici e così via.

Cosa insegnano, dunque, le fredde cifre ufficiali di bilancio? In positivo o in negativo ci dicono che il grado di libertà sulle politiche di spesa è più limitato di quanto suggeriscano i totali delle entrate. Per esempio, calcoliamo l’incidenza percentuale delle spese convenzionalmente definite ‘rigide’ –spese per personale e per rimborso prestiti.

Tolte le spese per il personale, i servizi sociali, l’istruzione e lo sport assorbono la quota più alta delle risorse di un Comune e sono i settori per la valutazione degli interventi politico-sociali a livello comunale.

In un clima di progressiva riduzione delle risorse queste spese sono diventate progressivamente ‘il’ problema delle amministrazioni locali perché si amplia sempre più la domanda di servizi …

 

 

 

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