"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Cultura a Rimini: una “industria” che vale più di 400 milioni

Ci sono cose che si possono delocalizzare (le aziende) o spostare in grande quantità col click di un computer (dinaro-finanza). Poi ci sono cose che si possono copiare, lo sanno bene le aziende che fanno di tutto per mantenere i loro segreti, soprattutto quando si tratta di innovazioni importanti,  subendo a volte la  beffa di una concorrenza sleale.

Però ci sono anche cose, e sono tante,  che non temono questi rischi: sono le numerosi voci che compongono il patrimonio culturale di un Paese e di un territorio. Il patrimonio culturale non corre i rischi della globalizzazione perché non è delocalizzabile e neppure si può copiare. Il Colosseo è a Roma, come l’Arco d’Augusto o il Ponte Tiberio a Rimini. Certo si possono fare repliche  e sistemarli in qualsiasi parte, ma siamo ai parchi di divertimento. Un’altra cosa.

La cultura, materiale e immateriale, che ha storia e radici, è unica, non si può spostare e per goderla bisogna andare sul posto, osservarla nel suo contesto. Ce lo diciamo in ogni occasione, salvo agire diversamente, che il patrimonio culturale dell’Italia è unico al mondo. E’ il nostro petrolio. Eppure troppo spesso vince il degrado, l’interramento di ritrovamenti importanti perché non ci sono le risorse  (salvo aumentare le spese militari), e passa l’idea che la cultura è un lusso che ci possiamo permettere solo in situazione di vacche grasse. Quindi, quando c’è da tagliare è la prima voce di bilancio a subirne le conseguenze.  E’ una visione miope,  come se i Paesi produttori di petrolio buttassero a mare i loro barili, invece di venderli sul mercato ricavandone un utile. Se lo facessero sarebbero da manicomio, se invece  lo stesso comportamento si adotta con la cultura, c’è sempre qualcuno che applaude, Ministri della Repubblica compreso, o rimane in silenzio.

Allora cominciare col ricordare che proprio nel 2012 i viaggiatori nel mondo hanno superato la soglia del miliardo, continuando a crescere nonostante la crisi, grazie anche al miglioramento del reddito dei paesi emergenti, dovrebbe far riflettere. Perché i viaggiatori stanno alla cultura, quella vera e autentica, come le macchine ai barili di petrolio.  Più ce ne sono, più cresce la domanda (anche se non tutti sono turisti culturali).  Senza nemmeno dimenticare che il turista culturale spende più di uno normale.

Questo vale in generale, compreso la provincia di Rimini, dove la cultura, stando ai dati di Unioncamere e della Fondazione Symbola, nei sui vari segmenti, ha prodotto, nel 2011, un valore aggiunto di 436,2 milioni di euro, dando lavoro a 8,7 mila persone, cioè 6,5 occupati su cento complessivi.  Per intenderci il doppio dell’agricoltura e poco meno delle costruzioni (che nel 2011 hanno occupato 11 mila persone).

Con questi numeri, il contributo di Rimini all’economia della  cultura dell’Emilia Romagna  è dell’8 per cento, in produzione di valore come in creazione d’impiego.  Con apporti minori di Rimini ci sono solo Piacenza e Ferrara,  mentre primeggia Bologna col 26 per cento del valore aggiunto regionale e Modena col 16 per cento.

Con maggiori dettagli, sempre in provincia di Rimini, Architettura, comunicazione, design e artigianato, che insieme formano il settore delle industrie creative, producono 237 milioni di valore aggiunto e 4,9 mila occupati; Film, video e radio, software e videogiochi, libri e stampa, che costituiscono il segmento delle industrie culturali, 127,1 milioni di valore aggiunto e 2,3 mila addetti;  Musei, biblioteche, archivi e gestione di luoghi e monumenti storici,  che rientrano nel patrimonio storico-artistico, 3,5 milioni di valore e cento occupati;  Rappresentazioni artistiche, divertimento,  convegni e fiere,  riuniti sotto la voce performing arts e intrattenimento,  66,8 milioni di valore aggiunto e 1,4 mila lavoratori.

Un buon punto di partenza, ma si può e si deve fare molto di più. Al contrario le visite al Museo della città di Rimini sono in calo dopo aver toccato il massimo nel 2009 (85 mila), complice anche la contrazione che ha subito il Festival del Mondo Antico, cui si aggiungerà, da quest’anno, la chiusura delle mostre al Castel Sismondo, che funzionavano un po’ da traino,  a seguito della vicenda Carim, da cui la Fondazione omonima, principale sostenitrice dell’evento,  attinge fondi.

Ristagno di visitatori anche al Museo Civico Archeologico Villanoviano di Verucchio, fermo sulle 8 mila circa.

Tra Costa e Alta Valmarecchia, passando per la Valconca, ci sono molte risorse culturali in questa provincia che andrebbero valorizzate, magari confezionando veri e proprio pacchetti culturali. Ma nessuno ci ha ancora pensato e il turismo balneare continua a schiacciare tutto, anche nella mentalità di tanti amministratori e operatori turistici.

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