"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Considerazione sull’economia della Romagna

Parafrasando  le considerazioni di fine maggio del Governatore della Banca d’Italia  proviamo anche noi a tracciare un bilancio del recente passato e del futuro prossimo dell’economia della Romagna.

Ovviamente non è indifferente il contesto nazionale in cui province e regioni si muovono, che è il seguente:  ancora oggi nel nostro paese la ricchezza prodotta è inferiore di oltre  sette punti  il livello del 2008, quando scoppiò la crisi, mentre il resto dell’area euro è cinque sopra. Bankitalia prevede che, come Paese, non torneremo sui livelli pre crisi  prima della metà del prossimo decennio. Tre i principali elementi  che frenano la ripresa economica dell’Italia: la rigidità del contesto in cui operano le imprese, la debole dinamica della produttività, l’insufficiente tasso di occupazione.

Pur tra  le difficoltà enunciate, nelle tre province della Romagna (Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini) le cose sembrano essere andate leggermente meglio: dal 2007 a fine 2015 (ultimo dato disponibile) il valore aggiunto è cresciuto, per l’intero periodo, di sette punti percentuali. A Ravenna e Rimini qualcosa in più rispetto a Forlì-Cesena.

Questo è avvenuto nonostante la perdita, nel periodo di riferimento, di circa sette mila imprese nell’intera Romagna. Vuol dire che c’è stato un consolidamento e un rafforzamento competitivo, soprattutto all’estero,  di quelle rimaste. Infatti l’aumento delle esportazioni ha seguito il ritmo del valore aggiunto.  Non va però sottaciuto che la propensione all’export, cioè  le esportazioni in rapporto alla produzione, delle tre province romagnole è oltre dieci punti sotto (17 Rimini) il valore medio regionale.  Distanza che indica lo spazio da recuperare.

La crisi, per effetto anche della chiusura di tante aziende, ha invece pesato di più sull’occupazione, e mentre in Emilia è aumentata, in Romagna è ancora sotto il livelli di partenza, come conferma anche l’aumento del numero dei disoccupati ufficiali.  Non diversamente dal resto d’Italia, sono i giovani a soffrire di più per la carenza di opportunità. Ma il problema non è solo fatto di quantità di posti offerti, bensì anche di qualità, spesso, in particolare nel turismo, al di sotto delle competenze acquisite da tanti giovani.

Scrive al riguardo il Governatore della Banca d’Italia nelle considerazioni citate: “Affinché un’offerta di lavoro più ampia e più qualificata possa trovare pieno utilizzo in impieghi che soddisfino le legittime aspettative delle nuove generazioni, occorre un salto di qualità che consenta di favorire l’innovazione e migliorare i meccanismi che guidano l’allocazione delle risorse. È necessario, a tal fine, il concorso convinto di tutti: imprenditori, lavoratori, amministratori pubblici”.  Nazionali ma anche locali, aggiungiamo noi.  Concorso di cui raramente si vede traccia in piani e progetti concreti.

Le previsioni della Camera di Commercio della Romagna per i prossimi tre anni danno una crescita del valore aggiunto poco al di sopra dell’uno per cento, e dell’occupazione ancora meno. Troppo poco per una vera svolta.

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