"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

aprile: 2018
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Club di prodotto: c’è ancora da pedalare

di Domenico Chiericozzi

Quando si parla di turismo le cose si complicano sempre. A maggior ragione davanti a documenti pubblici di programmazione composti da centinaia di pagine. Fiumi di parole, pochi numeri. Poi c’è il problema del reperimento dei dati per gli approfondimenti giornalistici. Non tanto per le attese. Quanto percepirne l’assenza. Eppure devono esserci. Ma, a questo punto, se ci siano e esista un controllo di gestione, l’uso del condizionale è d’obbligo. Facciamo quindi con quel che abbiamo e riceviamo. Detto questo, dopo aver affrontato nel numero di Tre del 9 maggio scorso le criticità sulla promozione dell’entroterra e dei siti Internet regionali per “vendere” turismo, questa volta cerchiamo di capire che cosa sono i Club di prodotto; quanti, cosa fanno, come funzionano e possibilmente se servono, sempre dal punto di vista di una testata economica. Questa l’intenzione. Molte risposte le abbiamo avute. Altre no. Per ora l’attenzione va sull’Unione di Prodotto Costa, quella delle quattro Unioni regionali che si occupa del balneare. Le conclusioni? Intanto che i Club sono tanti. Solo quelli dell’Unione Costa sono 103. Nel 2011 potranno contare con 2,75 milioni di euro di risorse; definite “sufficienti” da Antonio Carasso, albergatore (praticante) riminese, il loro coordinatore. I Club, sostanzialmente, si autogestiscono anche se i progetti devono essere “validati” dalla Regione. Le decisioni si prendono anno per anno, in funzione di successi e insuccessi. Abbiamo sentito diverse voci a proposito. C’è chi dice che il sistema avrebbe bisogno di essere “aggiornato” e che per l’estero  servirebbe “una bomba atomica di iniziative”. Quanto all’Apt? “L’unico modo per capire se serve davvero a qualcosa sarebbe starne senza per due tre anni”. Infine un test, con gli intervistati, e una conclusione. Il test. Mentre scriviamo, è ancora possibile accedere a risorse messe a disposizione dalla locale Camera di Commercio. A bando ci sono 50 mila euro per progetti di valorizzazione di alberghi tipici e di qualità del territorio. Nel 60 per cento dei casi tale bando è risultato sconosciuto. La conclusione. Se offrire turismo tramite i Club sia la scelta vincente, non si sa. Ma se così fosse, rimane parecchia strada da fare. Le strutture aderenti ai Club in provincia di Rimini ci risultano 202 su un totale di 2.274 alberghi, appena l’8,8 per cento. Senza considerare che alcune strutture aderiscono a più Club.

Di che cosa stiamo parlando esattamente.

I Club di prodotto sono raggruppamenti di strutture ricettive. Saltano all’occhio due cose. In provincia di Rimini la “capitale” dei club è Riccione. Non a caso. Qui lavora Stefano Giuliodori, presidente di Riccione Turismo, il più grande Club della Provincia di Rimini. L’altra evidenza è che non esiste Club per le tematiche ambientali. Pessima tendenza dai dati dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Rimini; gli “eco-hotel” dal 2007 al 2009 sono passati da 74 a 58 con un calo di oltre il 20 per cento. Detto questo, quanto alla loro costituzione i Club possono essere sotto forma di associazioni, consorzi, cooperative, società e operare autonomamente oppure, volendo, possono diventare soci delle Unioni di prodotto, di emanazione pubblica, che a  loro volta sono unioni di soggetti pubblici, quali enti locali e Camere di Commercio e soggetti privati, in particolare aggregazioni di imprese. Tutti con lo stesso identico obiettivo: operare per lo sviluppo dell’offerta turistica e della promo-commercializzazione dei quattro comparti turistici in Regione: Mare, Città d’arte, Terme e Appennino. Definite “punte di diamante”, le Unioni in Emilia Romagna sono quattro: Costa adriatica, Terme Salute e Benessere, Appennino e Verde infine Città d’Arte, Cultura e Affari. Le Unioni elaborano, approvano e gestiscono i progetti che sono presentati dai soci creando quindi un inteso rapporto di collaborazione tra la parte pubblica delle Unioni e le aggregazioni di imprese socie delle Unioni stesse. In perfetta sintonia con la legge regionale.

Il “giro” dei finanziamenti è il seguente. Il motore è Apt Servizi s.r.l società costituita al 51% dalla Regione Emilia-Romagna e per il 49% dal sistema delle Camere di Commercio dell’Emilia-Romagna attraverso Unioncamere Emilia-Romagna. La Regione finanzia Apt. A sua volta l’ente di via Aldo Moro a Bologna cofinanzia le quattro Unioni di prodotto. A queste ultime, aderiscono i vari Club di prodotto che, presentando dei progetti, ricevono a loro volta dei finanziamenti.

 Le interviste. La Legge, i vantaggi, le esperienze.

In primo luogo la legge regionale di riferimento. “La legge 7 del 1988 è stata lungimirante perché ha reso possibile le aggregazioni tra alberghi per aggredire in particolare i mercati esteri” ha detto Antonio Carasso coordinatore dell’Unione Costa che ha aggiunto come “per il 2011 si punterà ancora molto sull’estero e su enogastronomia e entroterra”.

Aderire all’Unione non è un fatto scontato. “Come Consorzio Alberghi Tipici – parla il presidente Leandro Coccia – abbiamo deciso di aderire all’Unione di Prodotto Costa subito, sin da quando nel marzo scorso ci siamo costituti perché crediamo fortemente che sia opportuno stare dentro al sistema e collaborare.”

Nasce prima, dunque ha una posizione più consolidata, il Consorzio Piccoli Alberghi di Qualità, con la presidente Marta Agostini che dice: “Siamo soci di ben due unioni. Di Unione Costa dal 2003 e da tre anni anche a quello di Città d’arte. Presentiamo sempre progetti. Circa le aree di miglioramento penso che si possa fare di più perché tutte le voci siano ascoltate.. Il principio democratico c’è tuttavia accade che i club più importanti si aggiudichino gran parte dei finanziamenti. Non è sbagliato. Ma potrebbe essere materia di studio e di approfondimento il funzionamento generale dei Club, nell’interesse di tutti. Non è una critica, quanto un’analisi.”

Ma quale deve essere la specificità di un Club? “Se c’è, un’idea di marketing valida allora il club avrà ottime probabilità di successo – dice Stefano Giuliodori presidente Riccione Turismo. Noi puntiamo tantissimo sull’estero, dove ci vorrebbe una “bomba atomica” in termini di investimenti promozionali, a mio avviso spariamo solo qualche cartuccia e non è sufficiente. Capita spesso di incontrare inglesi che ci dicono, è incredibile, Riccione è bellissima, peccato che nessuno lo sa! E purtroppo quelli che ci conoscono hanno di noi un’immagine obsoleta. Non conosco in dettaglio il Piano Marketing di Apt, lascio ai consulenti il compito di approfondire”.

A proposito di consulenti, nella “capitale” dei Club di prodotto molti imprenditori seguono i consigli di Mauro Santinato, esperto di marketing tursitico. A lui abbiamo chiesto quali siano i vantaggi e come si crea un Club.Occorre in primo luogo uno studio di marketing – dice Santinato – poi stabilire la mission aziendale, gli obiettivi, individuare i mercati-target, definire gli standard, budget e quote di adesione poi una verifica e un test dell’idea. Se tutto va bene si procede con la costituzione del Club con i soci fondatori e il relativo lancio e sviluppo”.

Se i Club servono lo chiediamo a un albergatore. “Se si rivolgono a segmenti precisi, servono tantissimo” dice Daniele Morri, presidente di Riccione Bike Hotels, un Club molto conosciuto all’estero nel proprio ambito. “Per tanti anni molti albergatori sono rimasti lontani dai club di prodotto, nessuno ci credeva. Entrare ha comunque dei costi anche piuttosto elevati spesso occorre fare degli investimenti, anche strutturali. L’atteggiamento di molti colleghi ora è cambiato ma ora siamo noi ad andarci con i piedi di piombo”.

A proposito di vantaggi, quali sarebbero? Non è che siano solo operazioni di facciata per recuperare risorse pubbliche?

“No, anche perché le operazioni di facciata non servono e non durano” risponde Mauro Santinato. “Se un albergo ha un bel sito internet ma poi i clienti arrivano e trovano camere sporche e rovinate, il cliente non tornerà più e parlerà male. Un danno per tutti”. Poi ancora. “Lei mi chiede se l’APT svolge bene il proprio ruolo. La promozione dell’APT non può avere una redemption (percentuale di ritorno da un’azione commerciale, ndr) misurabile in modo attendibile e preciso, per cui qualsiasi promozione alla fine si può sempre sostenere che abbia funzionato. Quindi secondo me per capire veramente se serve la promozione fatta dall’Apt bisognerebbe per due anni investire le stesse risorse della promozione in miglioramento del prodotto e dopo due anni verificare quando si è perso, mantenuto o guadagnato in termini di fatturato complessivo della Riviera e poi fare le valutazioni di conseguenza. Ma siccome la promozione dell’APT non risponde a vere logiche economiche aziendali ma sono risorse che devono essere comunque investite, alla fine va sempre tutto bene”. Ad ogni modo – continua Santinato –  i vantaggi sono tanti. In primo luogo comporta un maggior peso nei confronti degli intermediari, attività promo-commerciale più efficaci, presenza nei mercati target e importanti economie di scala.

BOX

 Carta d’identità dell’Unione Costa

 L’Unione di Prodotto Costa nasce nel 1998. I soci fondatori sono le province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna, Ferrara e il Comune di Cesenatico. Tra i privati Promozione Alberghiera (Rimini), Assohotels (Cesenatico), Turisminsieme (Rimini), Club di Prodotto Costa Adriatica, Romagna Vacanze by Co.al.ce. (Cervia). Al 1° agosto 2010 la compagine sociale è composta da: le  quattro province menzionate, 11 comuni costieri: Comacchio, Ravenna, Cervia, Cesenatico, Gatteo Mare, San Mauro Mare, Bellaria Igea Marina, Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica. I 103 soci privati sono composti da: 58 tra club di prodotto, associazioni, consorzi, che commercializzano circa 1.800 esercizi alberghieri per 110.000 camere e circa 15.000 alloggi privati. Si aggiungono 20 campeggi e 25 agenzie viaggi e tour operator (Fonte Unione di Prodotto Costa).

1 comment to Club di prodotto: c’è ancora da pedalare

  • L’articolo è in realtà, su questo esempio, uno dei più Grandi che io abbia mai letto e sono d’accordo con le tue decisioni aspetto con ansia i futuri aggiornamenti.