"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Città a misura di bicicletta, anche Rimini può farcela

di Stefano Rossini

Rimini città delle biciclette e della mobilità sostenibile? Non è una frase ironica, ma il titolo di un Seminario di formazione per i dirigenti e i pubblici operatori del Comune di Rimini. Per chi non lo ricordasse, la figura dell’ironia consiste nel dire il contrario di ciò che si pensa, o l’evidente opposto dello stato dei fatti. Rimini città delle biciclette detta con sotto gli occhi l’immagine del centro storico invaso dai furgoni e dalle automobili, o quella delle piste ciclabili create dipingendo una striscia di vernice in mezzo ai marciapiedi o, ancora, quando sono realizzate con criterio, interrotte ogni 20 metri da un incrocio con una via che dà la precedenza sempre a quest’ultima e mai alle biciclette, dà una buona spiegazione del concetto di ironia.

Possiamo allora sperare che Rimini città delle biciclette e della mobilità sostenibile sia non una frase ironica ma una promessa, l’intenzione di creare una rete efficiente di piste ciclabili, o, almeno, di imparare come si fa. Il seminario in questione si è svolto i primi due giorni di dicembre e ha portato in Italia quattro professionisti europei che hanno trasformato le loro città in luoghi più a misura d’uomo. Sono Andreas Delleske, dell’Associazione Vauban (Quartiere di Friburgo senza auto), Nienke De Jong, del Dipartimento Pianificazione Urbanistica, Settore Mobilità e Trasporti del Comune di Groningen, Olanda – soprannominato il paradiso delle biciclette – Marianne Weinreich, Presidente di Vekso Mobility e vicepresidente dell’Ambasciata danese delle biciclette, e Karl Reiter, austriaco, dal 1992 ricercatore presso l’Austrian Mobility Research-AMOR di Graz, uno dei massimi istituti europei di ricerca e consulenza sulla mobilità sostenibile, con all’attivo oltre 60 progetti europei.

Abbiamo parlato con Marianne Weinreich, per cercare di capire cosa manca a Rimini e cosa può fare per migliorare il suo status di città delle biciclette. L’ambasciata danese delle biciclette, di cui Marianne fa parte è un network di aziende private, autorità locali e organizzazioni non governative che lavorano per promuovere l’uso della bicicletta e diffondere informazioni al riguardo.

La città di Rimini può diventare una città per biciclette?

“Rimini può farcela, ma servono degli sforzi. Il principale ingrediente è la volontà politica. Se c’è la volontà di farlo, allora si può fare, non ci sono altri ostacoli”

Come si può fare?

“Costruendo piste ciclabili in primis, e poi, di seguito tutte le infrastrutture necessarie. Le piste ciclabili devono essere pianificate come le vie per le automobili, oppure non funzionano. Il problema è considerare le bici e i ciclisti solo come minoranze. In Italia, molti considerano ancora le biciclette solo come un mezzo per fare sport, o per uscite in leggerezza, non come un mezzo che si può usare effettivamente anche per spostarsi o per andare a lavorare. Nel momento in cui le biciclette diventano un mezzo come gli altri – anche se minore di numero rispetto alle automobili – hanno bisogno del loro spazio, così come le macchine hanno le loro carreggiate”.

Perché questi progetti funzionano bene in Danimarca e meno in Italia?

“E’ vero che in Danimarca c’è una maggiore cultura della bicicletta, ma non è che l’abbiamo sempre avuta, non è nel nostro Dna. Negli anni ‘60, in Danimarca c’è stato il boom delle automobili, come in tutto il resto del mondo. Tutto girava attorno alle macchine: più ce n’erano meglio era. Poi ad un tratto ci si è resi conto che le macchine occupavano posto, che le città erano piene di auto e non c’era spazio per altro, e allora i cittadini hanno cominciato a fare pressione sui politici, e questi hanno accolto le loro richieste e hanno cominciato a realizzare sempre più piste ciclabili”.

Come deve essere una pista ciclabile per funzionare bene?

“Dev’essere un’infrastruttura ben fatta, sicura per chi la utilizza e conveniente. Bisogna convincere chi usa la macchina che può utilizzare altrettanto bene e comodamente anche la bici. Inoltre il comune deve fare un buon lavoro di comunicazione., sottolineando l’importanza dei fattori come la salute, la vivibilità di un luogo ma soprattutto il messaggio principale è che una città per le macchine non è una città per i cittadini”.

Molti sostengono che poter utilizzare le automobili è un incentivo per attirare turisti. Cosa ne pensa?

“Non sono d’accordo. Anche per i turisti le bici fanno solo bene. Le città libere dalle auto invogliano le persone a passeggiare, danno loro il tempo di fermarsi davanti alle vetrine, di sedersi per bere un caffè. Senza macchine le città sono più belle e le persone hanno voglia di camminare”.

Tornando a Rimini. è fattibile tutto questo?

“C’è un esempio lampante. noi in Danimarca abbiamo fatto una lenta politica di cambiamento che ci si è svolta in 40 anni. A New York, invece, in soli due anni Broadway è diventata pedonale. Com’è possibile? Anche qui soprattutto la volontà dei politici e una serie di infrastrutture funzionanti. Hanno smesso di fare le ciclabili dipingendo delle strisce sulla strada e creando dei cordoli e delle vere e proprie sezioni per i ciclisti”.

“E’ necessario – conclude Marianne – nel vostro paese un cambio di mentalità. Non è impossibile. Bisogna esigere che ognuno abbia il suo spazio. Strade per le macchine, ma anche piste per i ciclisti, marciapiedi per i pedoni, etc. Se serve i cittadini devono anche arrabbiarsi. In fondo non è un diritto dell’uomo avere la macchina e viaggiare nel mezzo della strada a scapito di tutti gli altri. Le macchine occupano spazio e noi non abbiamo tutto quello spazio”.

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