"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Cercasi “incubatore”

di Marzia Caserio

Incubatori. Attenzione a non confonderli con incubatrici, tutt’altra cosa. Si tratta degli incubatori d’ impresa, strutture attrezzate in modo da favorire l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali, soprattutto quelle in fase iniziale (start-up) e per un periodo non superiore ai tre anni, con idee innovative e promosse dai giovani. I modelli di riferimento, come spesso succede per le novità, provengono dall¹estero e i nomi sono tutto un programma. Community centers e creative factory sono solo alcuni esempi: c’è il The Chocolate Factory a Londra, il Picced a New York, il Kuns-Werke a Berlino. Ma qual è l’obiettivo di queste strutture? Promuovere, supportare e agevolare la nascita e la crescita di piccole imprese nel campo dell’innovazione tecnologica, mettendo a disposizione locali e uffici, servizi mirati e sconti sui finanziamenti. Negli ultimi dieci anni questo fenomeno ha conosciuto un progressivo sviluppo. Si parte dagli incubatori più importanti d’Italia come il Villaggio Barona a Milano o lo Spazio Aurora a Rozzano, fino a quelli più vicini a noi, nelle città di Lugo, Modena, Ferrara, Faenza e Cesena. Proprio quest’ultimi fanno capo a una virtuosa rete, Aster, Consorzio tra Regione Emilia Romagna, Università ed enti di ricerca con il compito di coordinare e sviluppare la Rete Alta Tecnologia dell’Emilia Romagna.
E a Rimini? Rimini si “gongola” su altri progetti, più o meno interessanti, ma dell’incubatore nessuna traccia.

Per rinfrescarsi la memoria
Tra le menti più lungimiranti va ricordato l’archittetto riccionese Atos Batarra che aveva in progetto di trasformare l’area dell’ex mattatoio di Riccione in un centro polivalente dotato di teatro e laboratori musicali, artistici, multimediali. Una vera e propria cittadina per giovani che lui stesso aveva ribattezzato “La Città della Cultura”. Se ne parlò le prime volte nel 2004, poi il progetto fu discusso, sviscerato, rivisto, riproposto e infine abbandonato.
Una sorte poca chiara è toccata anche all’incubatore universitario in ambito turistico, Adryway, presentato come progetto da realizzare entro il 2013 all’interno di una iniziativa più grande, “Progetti Europei del Comune di Rimini”. Fondi stanziati, date di scadenza, buoni propositi ma di AdryWay nemmeno l’ombra.
L’unico e vero incubatore di cui si hanno memorie è quello nato verso la fine degli anni Novanta, sostenuto dal Comune di Rimini e durato appena due anni a causa  della sua poca efficacia e funzionalità.
 

Giovani al…. Tavolo
In un brulicare d’idee e intenzioni sta di fatto che Rimini, in questo campo, rimane a bocca asciutta. L’assessore provinciale alle Attività produttive, Jamil Sadegholvaad, parla di sforzi, ma di altro tipo: “Nella direzione dell’innovazione e delle giovani imprese ci stiamo muovendo, basti pensare al Tecnopolo per la moda e l’ambiente oppure all’iniziativa Giovani Imprenditori presentata i primi di marzo. Però, per quanto riguarda l’incubatore nessun progetto in atto”.
Il Tavolo provinciale dei giovani imprenditori della provincia di Rimini, accennato dall’assessore, ha avuto la sua prima seduta l’8 marzo 2010. Nato dallo spirito d’impresa delle associazione di categoria locali, il tavolo avrà sede presso la Provincia di Rimini e da qui partirà il coordinamento dei giovani imprenditori. I partecipanti designati inizialmente dalle associazioni saranno affiancati da un imprenditore “senior” con particolare attenzione per l’accesso al credito per il giovane imprenditore, la formazione e l’innovazione. “Siamo tutti consci ­ spiega Sadegholvaad ­ che il tessuto economico uscirà da questa crisi molto mutato. Deve quindi essere forte, per la Pubblica Amministrazione, il richiamo a fare quanto possibile per avere un¹imprenditoria più solida, innovativa, formata, attrezzata per affrontare le nuove sfide che imporrà la ripresa”.

BOX

Imola lo fa meglio!

L’incubatore di Imola spicca il volo.  A pochi anni di distanza dalla sua nascita le cifre parlano chiaro: dodici imprese incubate nel 2009, occupazione cresciuta del 10%, fatturato a quota un milione e settecento mila euro, un progresso del 48% sul 2008. In più, un’altissima percentuale, tra gli occupati di laureati (73%) e giovani under 35 (oltre la metà). Insomma un vero e proprio caso di successo che in questo momento sta ospitando 8 imprese.
L’incubatore di Imola, appartenente alla Rete alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna, funziona proprio come quelli affermati di Londra o Berlino, nè più nè meno: condizioni agevolate di affitto, rapporti di collaborazione tra ricerca e impresa, dotazione di attrezzature telematiche.
“Si rivolgono a noi soprattutto giovani ricercatori che vorrebbero fare della ricerca universitaria il loro mestiere, ma vista l’assenza di finanze e veri poli universitari, a parte Bologna, in molti decidono di tentare la strada alternativa”, spiega Thomas Foschini addetto stampa dell’azienda che gestisce l’incubatore.
Nei corridoi di questo centro polifunzionale non è difficile incontrare matematici, ingegneri, informatici, esperti in biotecnologie, insomma, gente che pensa alla scienza come a qualcosa che fa parte della nostra vita quotidiana e soprattutto con la ferma convinzione che tutto sia possibile.

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