"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Centri per l’impiego (CPI): quanta amarezza allo sportello

di Maria Cristina Muccioli *

Una fotografia di fine anno scattata al Centro per l’impiego della nostra città? Anche nel 2010 umanità varia per età, genere, professionalità e colore. Come sempre domande e bisogni che si ripetono in fotocopia e a cui, invece, vorresti rispondere con un sorriso accompagnato da una proposta concreta per ciascuno. Il sorriso non manca mai, anche se è sempre più difficile mantenerlo. Per quanto riguarda le soluzioni, invece (e non è colpa imputabile agli operatori), il piatto piange.     Non so dire con precisione quali siano le aspettative degli utenti/lavoratori nei confronti del Centro per l’impiego. Di certo nel tempo queste sono cambiate: mi pare che oggi chi arriva ai nostri sportelli sia già un po’ rassegnato. E comunque, se non lo fosse, si ricrederebbe nell’accorgersi di non essere l’unico in difficoltà. Una condivisione che nasce mentre si sta in fila in attesa del colloquio di iscrizione, magari scambiando quattro chiacchiere col vicino, o quando si cerca di sbirciare le offerte in bacheca da sopra le spalle di chi, penna in mano, prende appunti davanti a te.

Un affollamento di cui tutti avremmo volentieri fatto a meno, di recente aumentato anche per la forte crisi produttiva nella vicina Repubblica di San Marino che sta restituendo, con biglietto di sola andata, centinaia di frontalieri.

Se fino ad un paio di anni fa i lavoratori in cassa integrazione sapevano che prima o poi l’azienda li avrebbe richiamati, ora sono consapevoli che il periodo di sospensione è solo il preludio al licenziamento definitivo. Sì, rassegnazione e pessimismo: è con questo spirito che donne e uomini fino a ieri attivi e impegnati in professioni appaganti si rivolgono al Centro per l’impiego, spesso in gruppo. Ex colleghi che, insieme, chiedono prospettive per il futuro in un panorama che sanno già nero.

C’è chi cerca opportunità in linea col proprio passato professionale, ma c’è anche chi è disposto a cambiare settore e prova a riqualificarsi frequentando i corsi proposti da Regione e Provincia. Non manca chi decide di fare le valige e parte per la stagione invernale, rispondendo alle offerte delle zone alpine pubblicizzate anche nei nostri uffici.

 “Male che vada andiamo in montagna – scrive Andrea, uno chef di Riccione, sul profilo Facebook del Centro per l’impiego – Ma non è bello fare i randagi tutta la vita, fra Rimini e Trento. E’ bello viaggiare, ma se devi formare una famiglia, un cuoco a casa quanto ci sta? Un mese all’anno!”

Incertezza e provvisorietà che si percepiscono anche consultando gli annunci e le inserzioni messi a disposizione di tutti i nostri utenti: le offerte delle aziende che si rivolgono direttamente al Centro per l’impiego, quelle delle agenzie private, quelle pubblicate dalla stampa e dai siti specializzati… 

Il contratto a tempo pieno e indeterminato è sempre più raro, mentre vanno per la maggiore contratti a progetto, collaborazioni con partita Iva, lavori a chiamata e compagnia bella.

Continuando il racconto della quotidianità del mio lavoro, segnalo il fenomeno sempre più frequente di operai e impiegati letteralmente truffati da imprenditori disonesti che, a fronte di mesi di lavoro, non pagano stipendi e contributi. Proprio in questi giorni s’è rivolto a noi un signore di mezza età, operaio specializzato, che cercava informazioni sulla ditta che gli era debitrice di tre mesi di buste-paga, straordinari compresi.

Il padrone ha chiuso l’azienda dalla sera alla mattina – ha raccontato – Se n’è andato e nessuno sa dov’è, neppure il suo commercialista…”

Come operatore puoi solo consigliargli di rivolgersi al sindacato per aprire una causa di lavoro e dargli qualche dritta per cercare nuove opportunità.  Ma quanta amarezza! Per quella famiglia derubata, ma, soprattutto, per la dignità del lavoro calpestata.

 * Operatrice CPI di Rimini

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