"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Celli: tempi duri per la birra

Nel 2008 ha cambiato sede, da Cerasolo, lungo la superstrada di San Marino, all’area artigianale di San Giovanni, dove occupa 10 mila mq di capannoni, ma di nuovo Goffredo Celli, titolare e presidente della ditta omonima, si sente stretto. Non adesso, perché la crisi ha colpito anche i consumatori di birra, di conseguenza i produttori di impianti, ma pensando ad un ritorno alla normalità, in particolare pensando ai picchi stagionali che ci sono tra aprile e giugno. Avrebbe bisogno di ingrandirsi, ma le aree non si  trovano. Ricorda di aver avuto più di 200 dipendenti, oggi ridotti a 110, che però potrebbero crescere se all’azienda fosse data la possibilità di ingrandirsi.  Su questo punto Celli, già fondatore e primo presidente di Confapi (Associazione delle piccole imprese), non è tenero con la dirigenza pubblica locale, passata e recente, tanto larga di promesse quanto incline a dimenticare.   

Nuovo stabilimento che ha voluto dire anche una nuova linea di produzione, dotata di un sistema di rintracciabilità del prodotto, impianti robotizzati, magazzino automatizzato in grado di gestire 11-12 mila codici di minuteria e un laboratorio di prova con tre camere climatizzate.

 La ditta Celli, che nasce nel 1974 e comincia a realizzare i primi impianti per la spillatura delle bevande nel 1977 (i primi anni si è dedicata alla manutenzione e assistenza degli impianti esistenti), in seguito ha allargato la produzione a tutto l’occorrente (colonne, riduttori di pressione, rubinetti, serpentine, ecc.) per versare su un bicchiere una buona bevanda, dalla birra alla Pepsi Cola, con cui ha stretto un rapporto di collaborazione, ottenendo il riconoscimento e la validazione dei test eseguiti nel proprio Laboratorio. Test che controllano le condizioni di erogazione delle bevande alle varie temperature, la combinazione di acqua e sciroppo, ecc.

“In questo settore, dice Celli,  le conseguenze dell’andamento dell’economia si sentono un anno dopo. Se è andato bene, la vendita degli impianti e relativi accessori continua anche in quello successivo. In caso contrario, la discesa è certa.  Al massimo si cambiano le colonnine o i rubinetti, che sono la parte più visibile. Perché non si può rinnovare un locale lasciando le cose di prima. Da qui l’importanza del design, che però deve coniugare funzionamento e originalità. A tutto questo provvede un organizzato e tecnologicamente avanzato Ufficio tecnico interno (es. da un disegno tridimensionale fatto al computer possono ricavare immediatamente un prototipo).

Questo spiega la crescita che Celli ha avuto nel 2008, fino ad aprile 2009, quando la crisi comincia a farsi sentire anche per gli impianti di spillatura e refrigerazione delle bevande, producendo un calo del fatturato del 16% sull’anno precedente. A settembre c’è stata un timida ripresa, ma il portafoglio ordini di inizio 2010 è ancora sofferente, da encefalogramma piatto, arrivano commesse ma sono piccole, costringendo l’Azienda, dall’inizio dell’anno,  a ricorrere alla cassa integrazione a rotazione un giorno a settimana, per tutti di dipendenti. La crisi è generale (Celli esporta in 86 paesi del mondo, dove realizza il 65% del fatturato) e solo l’Indonesia va controcorrente, in particolare nel soft-drink.  Per compensare pensiamo di spingere di più gli erogatori d’acqua,  in produzione da tempo, che collegati alla rete idrica tolgono il cloro, con filtri al carbone attivo, refrigerano e gasano”.

 La crisi, tra l’altro, sta accelerando un processo che viene avanti da qualche tempo e riguarda la concentrazione mondiale dei produttori di birra, che sono i veri acquirenti degli impianti (i produttori poi li cedono  in uso ai rivenditori finali, pub, bar, ecc., ovviamente legandoli  all’acquisto dei loro prodotti). Perfino i tedeschi, che in passato mai avrebbero venduto i loro marchi di birra a stranieri, hanno ceduto le armi.

“E i grandi produttori per i loro acquisti, in particolare per gli impianti di refrigerazione, ricorrono sempre più di frequente ad aste on line, dove vince chi fa l’offerta migliore in tempo reale. Oggi i nostri maggiori concorrenti, prosegue Celli, vengono dall’Ucraina, dove i costi di produzione sono un 20-30% più bassi, oppure sono ditte americane che producono  in Cina, o sono andate nella stessa Ucraina, come la Cornelius. I margini così si riducono e bisogna lavorare sulla riduzione dei costi”.

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