"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

aprile: 2018
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Caro il mio taxi

 Chi tocca i taxi spesso “muore”, ovviamente in senso metaforico, perché è scontata l’opposizione della categoria a qualsiasi cambiamento.  Ci hanno provato  tanti sindaci e quasi sempre ne sono usciti scottati, con risultati spesso mediocri, quando non nulli.

Eppure non è difficile notare come a causa di tariffe non proprio economiche in Italia l’uso di questo mezzo di mobilità urbana, che aiuterebbe molto a ridurre la circolazione delle auto private, sia molto ridotto  rispetto a tante altre città d’Europa.

Secondo l’ultimo Rapporto UBS (banca svizzera) Prices and Earnings 2015 (prezzi e guadagni 2015)  una corsa diurna in taxi di 5 chilometri all’interno del perimetro urbano costa (al cambio 1 $US=0,92 €): 13,1 euro a Roma; 15,9 euro a Milano; 9,3 euro a Londra; 13,6 a Berlino; 13,8 a Bruxelles; 9,4 a Barcellona; 10,7 a New York e 25,2 euro a Zurigo.    Quindi, escluso quest’ultima città, la più cara in assoluto dopo Oslo, le tariffe taxi delle due maggiori città nazionali sono in tutta evidenza le più care.

Nel Comune di Rimini, considerando lo scatto di apertura (quota fissa) di 4,80 euro, la tariffa di 1,30 euro a km, più 0,50 euro per un bagaglio e il diritto di chiamata radio-taxi di 2,00 euro (entro 3 km), la stessa percorrenza viene a costare 13,80 euro (fonte Comune di Rimini).

Se però si parte dall’aeroporto “Fellini” ci vogliono 46 euro per andare a Bellaria, 60 euro per Cesenatico e 55 euro per la Repubblica di San Marino. Praticamente si spende tanto quanto un volo aereo low cost (basso costo) comprato con sufficiente anticipo (esempio: un volo Bologna-Berlino per maggio, comprato ad inizio marzo, costa meno di 50 euro).

Però la categoria non ci sta e sostiene che le tariffe più elevate  si devono ai maggiori costi (benzina, assicurazioni, pressione fiscale, ecc.) che graverebbero sui tassisti nazionali.

Qualcuno allora ha provato a calcolare i ricarichi applicati nelle varie città  a partire dai rispettivi costi di partenza, che tenessero cioè conto delle diverse realtà.  Il risultato è stato che nelle città italiane del campione (Roma, Milano Torino e Trieste)  il ricarico applicato è risultato maggiore della media generale di una percentuale compresa tra il 7 e 10 per cento a Trieste, tra il 14 e il 22 per cento a Milano e tra il 26 e 50 per cento a Roma.

La conclusione è conseguente: il mercato dei taxi italiano è meno concorrenziale che in altri paesi e i tassisti applicano ricarichi sui costi considerevolmente maggiori di quelli esteri. A spese dei consumatori (Paolo Manasse, E’ vero o falso che le tariffe dei taxi italiani si spiegano con i maggiori costi ?, in Econopoly/Sole 24 Ore, 11 marzo 2017).

Per  avere maggiore concorrenza, la sola che può spingere in basso le tariffe del servizio, ci vorrebbero più taxi. Sicuramente il bacino di utenza aumenterebbe, i cittadini prenderebbero di più il taxi e forse la qualità dell’aria migliorerebbe.

Trovare dati sulla densità dei taxi nelle città non è semplice, ogni comune gestisce le sue licenze, ma nessuno fa le somme, nemmeno l’Istat. L’Agenzia per il controllo dei servizi pubblici del Comune di Roma ci ha provato, arrivando alla conclusione che nel 2006 si contavano, per ogni mille abitanti: 3,7 taxi a Milano, 2,9 a Roma, 1,8 a Bologna e 1,6 a Firenze, per citare le maggiori città italiane.

Che non sono molto meno (escluso New York dove se ne contano 5,6 per mille residenti e Stoccolma 7,8), di Madrid  3,2, Barcellona 3,6, Londra 2,9 e Bruxelles 1,2.

Nel comune di Rimini, secondo l’Ufficio preposto, a  marzo 2018  risultano rilasciate 71 licenze taxi, che diventano 140 in tutta la provincia, di cui 28 a Riccione, 24 a Cattolica e 15 a Bellaria. Aggiungendo le 46 licenze NCC provinciali, di cui 12 nel Comune di Rimini, cioè quelle con conducente,  il totale fa meno di duecento.  Da sottolineare che le licenze rilasciate dal Comune di Rimini sono le stesse da venticinque anni, nonostante l’aumento della popolazione.

Dato che ad ogni licenza corrisponde una macchina, questo vuol dire  0,6 taxi per mille abitanti nel Capoluogo e 0,5 in provincia.  Un servizio decisamente sottodimensionato  rispetto alle altre città italiane ed europee, tenuto conto anche dei flussi turistici (3,5 milioni di arrivi l’anno). Per fare solo un paio di esempi: mancherebbero, solo nel comune di Rimini, circa 170 taxi per stare al pari di Bologna e  addirittura  più di  400 per competere con Barcellona.

C’è una questione di concorrenza,  ma anche di offerta del servizio.  Anche qui farebbe bene maggiore diversità e competitività.

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