"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
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Carim, un anno vissuto pericolosamente

di Lucia Renati

Non è certo stata un’estate all’insegna dell’ozio per la Cassa di Risparmio di Rimini. Tra un mese sarà passato un anno dal commissariamento da parte di Bankitalia della più prestigiosa banca riminese, cui il mensile TRE dedicò lo speciale dossier nel numero di ottobre 2010. Cosa è successo in questo anno? Cosa è cambiato? Quali soluzioni sono state trovate?

Il futuro di questa banca non riguarda solo la Fondazione Carim e la banca stessa, ma Rimini e la sua provincia, l’intero territorio in cui l’istituto di credito opera, e i riminesi. Banca Carim sostiene l’economia locale con finanziamenti alle famiglie e alle imprese per oltre 3 miliardi di euro, di cui 2 miliardi concentrati nella sola provincia di Rimini. Con questi soldi le famiglie acquistano le loro case, i commercianti e gli operatori alberghieri investono sulla riqualificazione, le piccole e medie imprese affrontano le difficoltà di un mercato che non è ancora guarito dalla crisi. La Fondazione Carim, attraverso la banca, finanzia importanti interventi a sostegno del sociale e della cultura riminese. Banca Carim, infine, dà lavoro a quasi 800 persone.

Andiamo con ordine

Il commissariamento è stato disposto con decreto del Ministero del Tesoro il 29 settembre 2010, emanato su proposta della Banca d’Italia, per “gravi irregolarità nell’amministrazione e violazioni normative, gravi perdite patrimoniali nonché per gravi inadempienze nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento del gruppo bancario, con particolare riferimento alla controllata Credito Industriale Sammarinese” (CIS). Un colpo pesantissimo per i vertici Carim, inferto dall’istituto di Via Nazionale. In piazza Ferrari (sede dell’istituto di credito), si fa subito strada l’ipotesi che a scatenare la reazione degli uomini di Draghi sia il “fattore-Titano” e il rifiuto della banca di fornire i dati riservati custoditi dal CIS. Alla presentazione della semestrale, in cui i vertici di Banca Carim annunciavano la chiusura di bilancio con un rosso da oltre 31 milioni di euro, l’allora direttore della banca Alberto Martini, diede la colpa alla “vicinanza” con il sistema sammarinese, da tempo nell’occhio del ciclone.

È il 4 ottobre quando i commissari bussano alle porte della banca. Sono Piernicola Carollo, già capo del servizio ispezioni dell’istituto centrale, e il ragionier Riccardo Sora. Marco d’Alberti, Giovanni Ossola e Matteo Rescigno sono i componenti del Comitato di sorveglianza. Gestiranno la banca sotto la supervisione della Banca d’Italia. La Fondazione riminese incarica Mediobanca di assisterla in questa fase così delicata e il 16 giugno presenta le prime proposte di soluzione per la ricapitalizzazione.

Le proposte per la ricapitalizzazione

L’11 luglio, il Consiglio Generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ascolta dai rappresentanti dell’advisor Mediobanca l’illustrazione degli scenari possibili per riportare l’attività di Banca Carim al regime ordinario.

Le opzioni: cessione del controllo della Banca, individuazione di un partner industriale di minoranza, aggregazione di Banca Carim con un’altra realtà bancaria di dimensioni analoghe. Fu scelto di perseguire in via prioritaria la tutela dell’autonomia della Cassa attraverso il mantenimento della partecipazione di controllo in capo alla Fondazione. Viene così approvato il piano di ricapitalizzazione. Occorre mettere insieme una cifra che oscilla tra 110 e i 120 milioni di euro.

L’ennesimo scandalo
A fine luglio, il 20, una nuova tegola cade sulla Cassa di Risparmio di Rimini. Oltre 100 impiegati, per lo più cassieri, vengono denunciati dalla Guardia di Finanza (titolare dell’inchiesta è il procuratore capo Paolo Giovagnoli), per violazione delle norme antiriciclaggio per la mancata registrazione dei clienti su una serie di versamenti. Le violazioni sarebbero “formali”, ma evidentemente non trascurabili e si aggiungono ad una situazione già molto complessa. L’inchiesta delle Fiamme Gialle, è uno stralcio dell’indagine forlivese “Re Nero” che riguardava flussi di denaro illeciti che transitavano tra Italia e San Marino, tramite Asset Banca. Gli investigatori hanno analizzato oltre 200mila file di Banca Carim e, dai controlli, sarebbero emerse le irregolarità commesse degli sportellisti che, in oltre100 casi, avevano ricevuto versamenti senza identificare i clienti. Altri flussi di denaro sospetti hanno portato a Rimini. Nelle sedi dei sindacati bancari si scatena l’inferno: centinaia di cassieri telefonano in preda al panico.  Tutte le sigle sindacali dei bancari riminesi Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Uilca si riuniscono d’urgenza nella sede della Fabi prima di incontrare, quello stesso giorno, i vertici Carim e i commissari. L’ipotesi che alla base di tutto ci sia un problema di “sistema” nei movimenti dei contanti, accomuna anche i sindacati. Giuseppe Mangiacasale della Fiba Cisl spiega: “E’ stato un fulmine a ciel sereno. Evidentemente c’è qualcosa che non va a livello organizzativo”.

Il 28 luglio la Procura di Rimini comunica di non aver intenzione di procedere contro i 114 impiegati denunciati, dopo gli accertamenti della Finanza. Nessuno di loro infatti è stato iscritto nel registro degli indagati anche se continuano le indagini della Polizia tributaria su operazioni dubbie avvenute all’interno dell’istituto di credito.

La direzione dell’istituto di credito diffonde una circolare interna ai propri dipendenti sulle procedure di condotta in materia di antiriciclaggio. Per esempio, la raccolta porta a porta, deve avvenire solo in casi eccezionali.

Le mosse della Fondazione

Nel frattempo continua la ricerca all’insegna della riservatezza e della determinazione, del presidente della Fondazione Massimo Pasquinelli e del vicepresidente Bruno Vernocchi. Decine di incontri, sia con singoli possibili investitori che con le associazioni di categoria, per dar corpo ad un progetto di ricapitalizzazione. Il 2 agosto la Fondazione presenta le strategie. Sono dei riminesi “qualificati” (rappresentanti del mondo economico, della finanza e del lavoro, circa una ventina di persone) i 28 milioni di euro incassati, anche se non ancora materialmente visto che si tratta di pre-adesioni, dalla Fondazione Carim in 20 giorni, da quando cioè, il consiglio generale ha approvato il piano di ricapitalizzazione. I riminesi hanno risposto al buio, senza avere ancora la certezza della cifra della ricapitalizzazione né del prezzo delle azioni della banca che sarà reso noto dopo i conteggi dei commissari Carollo e Sora. Un bell’attestato di fiducia da parte del territorio, sopra ogni attesa.
“Rimini vuol tenersi la sua banca – è stato il commento di Pasquinelli e Vernocchi –.  Anche le associazioni di categoria hanno mostrato interesse ad un impegno diretto al riguardo, che potrà entrare nel vivo da settembre. E’ pressante,la richiesta di mantenere sul territorio il controllo di una forte banca locale, capace di essere strumento utile ad alimentare le necessità contingenti e i progetti di sviluppo delle imprese”.
L’impegno di Confindustria, Confartigianato, Confesercenti, Aia, Api, Cna e Coldiretti sarà quantificato entro settembre con l’attivazione di azioni di coinvolgimento presso gli associati e l’individuazione degli strumenti giuridici utili a coagulare le cifre rese disponibili per l’investimento.

La Fondazione Carim, parteciperà alla cordata con 10 milioni di euro e manterrà, sebbene molto ridimensionata, al 51% (era il 73%), la quota di maggioranza a garanzia dell’autonomia. Ci vorrà anche un nuovo statuto.

I commissari invitano comunque ad essere cauti e soffocano l’entusiasmo: non sono ancora stati definiti tutti gli elementi del piano, la cifra esatta però emergerà alla presentazione della semestrale di Banca Carim, da parte dei Commissari all’Organo di Vigilanza. Decisiva, prima di sottoporre agli interlocutori un vincolo giuridico per la sottoscrizione, sarà anche la definizione del prezzo di emissione delle azioni ai fini dell’aumento di capitale, prezzo che sarà possibile conoscere dopo la definizione della consistenza patrimoniale verificata dai Commissari.

Guardando al futuro

La Fondazione, insieme all’advisor Mediobanca, dovrà presentare ai commissari un consorzio fra istituti di credito regionali, anche romagnoli (per ora 4 o 5), per garantire a Banca d’Italia l’aumento di capitale. Sarebbero le casse di Ravenna, Ferrara, Cento e Cesena. Ad oggi, solo quest’ultima, per voce del presidente Bruno Piraccini, ha confermato (e non in via ufficiale) la disponibilità al sostegno, condizionato, però, dalla presenza d’ investitori.
“La bussola che indirizza il nostro operato – hanno spiegato i vertici della Fondazione – è tarata su un obiettivo molto chiaro: la Fondazione è interessata a mantenere il controllo di una banca che sia forte, autorevole, capace di produrre utili, dotata di un management in grado di svilupparne le grandi potenzialità, nel rispetto di una tradizione storica che ha visto in oltre 170 anni la centralità della Cassa per la vita e la crescita del nostro territorio”. Molta attenzione sarà rivolta, fanno sapere dalla Fondazione, agli attuali piccoli azionisti di Banca Carim, il cui ruolo attivo in sede di aumento di capitale potrà rappresentare un perno importante nella salvaguardia dell’autonomia della Cassa.

Il nostro riepilogo si ferma a pochi giorni prima di ferragosto. Il 12, gli ex-dirigenti della Banca Carim in carica dal 2007 ad aprile 2010 sono stati multati dalla Banca d’Italia. Le sanzioni proposte sono di 40.000 euro per i sindaci revisori, 60.000 euro per i consiglieri di amministrazione, 95.160 euro per il direttore generale. Circa 800.000 euro in tutto. Gli interessati, dal canto loro, confermano la loro convinzione di aver agito correttamente.

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