"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Carim: bilancio 2015 in rosso..ma la musica cambierà

di Domenico Chiericozzi

Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carim il 14 marzo scorso ha approvato il bilancio relativo al 2015. Il documento, che sarà sottoposto all’Assemblea ordinaria degli azionisti nel corso di questo mese, segna una perdita d’esercizio pari a 37,9 milioni di euro. A passare in rassegna tutti i principali dati sono stati i vertici operativi dell’istituto, il Prof. Sido Bonfatti in qualità di presidente del Cda e il direttore generale, il Dott. Giampaolo Scardone. Un bilancio definito di svolta.

“Lo abbiamo definito tale perché da quest’anno in poi la musica dovrebbe cambiare, cambiare in positivo” ha dichiarato il Prof. Sido Bonfatti aprendo l’incontro di presentazione. – Nei numeri che diamo c’è il senso di questa svolta e del perché la banca è in nettissimo miglioramento”.

Vediamoli questi numeri, che cosa dicono. Dal punto di vista del principale indicatore, il Tier1 ratio si attesta all’8,53% appena sopra il livello minimo regolamentare fissato dagli organi di vigilanza pari all’8,50. L’attività ordinaria produce commissioni nette pari a 33 milioni di euro (+8,1% rispetto al 2014). Il margine operativo netto positivo per 21,5 milioni. Spese amministrative in flessione (-6,1%) e adeguate liquidità tanto da consentire il rimborso di un prestito subordinato pari a 50 milioni di euro.

Cosa c’è quindi che non va in banca Carim, tanto da chiudere con una perdita così importante?

“Noi siamo partiti dal commissariamento il 30 settembre 2012 con 258 milioni di sofferenze e crediti anomali per 680 – spiega il direttore generale Scardone entrando nei dettagli. Poi ci siamo trovati il 31 dicembre scorso ad avere 589 milioni di sofferenze e 921 milioni di crediti anomali con una crescita abnorme”. Quindi? “Nel corso di quest’anno inizieremo a cancellare il più possibile questi crediti dal bilancio per effetto della loro integrale copertura e cedendo portafogli. Con queste operazioni il risultato sarà di ridurre del 5% le sofferenze”.

La perdita in dettaglio.

Il rosso è pari a 37,9 milioni. I vertici di Carim pongono l’accento su come la perdita non dipenda “dall’attività caratteristica” ma da operazioni straordinarie in gran parte volute e governate dalla banca in vista del progetto di sviluppo e ricapitalizzazione dell’azienda. Ai 35 milioni di euro di crediti ceduti (l’operazione è costata 10 milioni), si sono sommati i costi riguardanti gli accordi sindacali per l’esodo del personale delle filiali dismesse in Abruzzo e Molise (senza alcun licenziamento Carim prevede risparmi per 5 milioni). A contribuire alla perdita, la maggiore copertura dei crediti anomali e i 4,6 milioni di euro versati al Fondo di Garanzia dei Depositi e al Fondo di Risoluzione per il contributo al salvataggio di Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Chieti.

Il problema sono dunque le sofferenze, denaro prestato che non tornerà mai più indietro legato ad operazioni effettuate prima del commissariamento. I vertici di Banca Carim spiegano che con 75 milioni di accantonamenti l’istituto è arrivato a  coprire al 63% dei crediti anomali. Tradotto: la banca ritiene che il 63% dei crediti non saranno recuperati e di fatto, sono già passati a perdite. Ecco spiegato il perché di una perdita così importante.

L’andamento della raccolta e degli impieghi.

Si sono attestati a 2.593 milioni (-8,92%). Una flessione riconducibile – secondo la Banca – ad alcuni eventi straordinari, come la cessione degli sportelli di Marche e Abruzzo. “Abbiamo ridotto di circa 70 milioni gli impeghi finanziari (finalizzati a controparti finanziarie), per concentrarci sulle piccole e medie imprese e le famiglie, erogando 245 milioni di nuovi crediti destinati a oltre 4 mila nuovi clienti, anche in settori tradizionalmente non coperti dalla banca proprio in un’ottica di diversificazione del portafoglio crediti” puntualizza Scardone.

Sul versante raccolta, questa raggiunge quota 4.527 milioni (-3,25%). Tuttavia Banca Carim mantiene la propria quota di mercato. Ogni 100 euro risparmiate in provincia di Rimini, 20-25 finisce nei forzieri di Piazza Ferrari.

Il futuro di Banca Carim

Banca Carim lavora e guadagna (anche molto bene), ma tutto (o quasi) va a coprire perdite conclamate e per tutelare i crediti a rischio. Secondo i vertici di Piazza Ferrari dal post commissariamento la banca ha utilizzato risorse proprie pari a 230 milioni di euro. Risorse “sottratte agli investimenti” che spiegano il perché di una nuova ricapitalizzazione di almeno 20-25 milioni entro giugno, arrivando a 40 e fino a 100. Il primo step per tenere in sicurezza i conti della banca e creare un “cuscinetto” di sicurezza di almeno un punto percentuale sul Tier1 ratio. Il resto per finanziare lo sviluppo dell’azienda. Una cosa è certa. Banca Carim oggi, non è più quella di prima. Da una parte c’è il passato: le macerie sono molte. Per il resto stiamo di fronte ad una complessa e delicata opera di risanamento di un’azienda locale andata completamente fuori strada.  A scapito, in primis, dei piccoli e grandi azionisti che, poiché tali, hanno inevitabilmente subito il deprezzamento del valore dei titoli azionari che a settembre 2010 era di 21 euro. Lo stesso titolo, nel post commissariamento, è stato “convertito” nella misura di sette nuove azioni ogni dieci possedute ma al valore di € 5,35. La compravendita è infine sospesa dal 10 dicembre 2010 in attesa che il legislatore definisca il relativo quadro normativo.

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