"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Carim, “Non solo banca locale, ma per il territorio”

di Alessandra Leardini

Mentre l’istituto di credito più rappresentativo del Riminese, Banca Carim, resta commissariato (prolungati i tempi di amministrazione straordinaria fino ad un altro anno) la Fondazione Carim, che detiene attualmente il 70% della banca, coordina le operazioni di ricapitalizzazione. La cifra necessaria a sanare i conti dell’istituto di credito, è secondo i calcoli della Fondazione, di 120 milioni di euro ma saranno i commissari di Banca d’Italia a dire su questo l’ultima parola. L’impressione è che, probabilmente, di risorse ne serviranno di più. La Fondazione sta raccogliendo le manifestazioni di interesse delle varie associazioni di categoria riminesi (Confindustria ha avviato un percorso di valutazione con la consulenza dell’advisor KPMG), dei piccoli azionisti (da cui arriveranno 35 milioni di euro) e di altre realtà tra cui la Cassa di Risparmio di Cesena, che parteciperà non solo al consorzio di garanzia di 5 banche emiliano-romagnole, chiamato a garantire eventuali “buchi”, ma anche come privato mettendo 5 milioni di euro. Inoltre, la stessa Fondazione ha già corretto il tiro facendo salire la sua quota (finalizzata a mantenere più del 50% della banca) da 20 a 22 milioni di euro. Il Piano industriale sarà pronto a breve. In attesa di saperne di più, resta un dato di fatto: la Carim (e non solo lei) dovrà rafforzarsi non poco anche alla luce delle novità previste da Basilea 3. Ne abbiamo parlato con la Paola Brighi, Professore di Economia degli intermediari finanziari dell’Università di Bologna.

Si parla di molto in questo periodo della ricapitalizzazione di Banca Carim e di quali possano essere le migliori soluzioni per garantire all’istituto di credito più rappresentativo della realtà riminese, una maggiore solidità rispetto al passato. Quanto è importante oggi per una banca avere i conti in salute? Cosa prevede in particolare Basilea 3 per quanto concerne il tema della capitalizzazione?

“Il buon grado di capitalizzazione di una banca è lo strumento principale a garanzia della stabilità del sistema bancario. Il patrimonio è lo strumento attraverso il quale la banca si copre contro i rischi legati alla sua attività di intermediazione, rischi che con l’evolversi dell’attività finanziaria sono diventati sempre più importanti. Se fino a qualche anno fa gli Accordi di Basilea 2 enfatizzavano in primis l’importanza dell’accantonamento di capitale a copertura del rischio di credito oggi l’impianto di Basilea 3 spinge anche ad una migliore e più puntuale misurazione dei rischi di liquidità, di mercato e di controparte. Pur rimanendo invariato all’8% il rapporto tra il valore del patrimonio di vigilanza e le attività ponderate per il rischio fissato all’8%, sono stati rivisti i valori del Common Equity Tier 1 (azioni ordinarie e riserve di utili) fissato al 4,5% a differenza dell’attuale 2% e del Tier 1 che sale dall’attuale 4% al 6%. Il processo di adeguamento delle nuove regole patrimoniali sarebbe comunque stato graduale e il processo di migrazione sarebbe stato portato a termine entro il 2019. E’ tuttavia di questi giorni la notizia che prevede un innalzamento dell’asticella del Core Tier 1 al 9% con un aggravio in termini di ricapitalizzazione dei principali gruppi italiani di circa 28 miliardi di euro”.

Perché questo inasprimento?

“I rischi cui sono sottoposte oggi le nostre banche sono diversi e più severi rispetto a quelli del passato. I rischi di mercato, di liquidità e di controparte si sono acuiti e le turbolenze del mercato impongono un maggiore rigore in termini di solidità patrimoniale al fine di salvaguardare la stabilità dell’intero sistema economico”.

Alla luce anche di questo, cosa dovrà fare Banca Carim?

“Dovrà rispondere non solo alle esigenze di ricapitalizzazione legate al processo di commissariamento in corso, ma come tutte le altre banche dovrà attrezzarsi per coprirsi adeguatamente contro i rischi di credito, di mercato e di liquidità cui sono sottoposte tutte le banche nell’ambito dell’esercizio della loro attività di intermediazione”.

Si parla molto, in riferimento a Carim, del rapporto banca-territorio: quanto è importante il controllo locale di una banca alla luce delle problematiche legate al credito alle famiglie e alle imprese di quel territorio?

“Innanzitutto dobbiamo distinguere tra banca del territorio e banca per il territorio. A mio parere, la banca locale non deve essere semplicemente di proprietà del territorio ma deve essere una banca che lavora per lo sviluppo del territorio. Il localismo bancario è una caratteristica che dobbiamo tutelare, ma con questa attenzione: la banca deve servire a far crescere il territorio dove è insediata. Nell’ambito degli studi di geografia bancaria si dimostra che all’aumentare della distanza tra le filiali e la sede centrale della banca aumentano le asimmetrie informative tra la banca e il cliente finanziato rendendo più difficile la valutazione del rischio di credito ad esso associato. La relazione coordinata e continuativa che si può instaurare tra banca e cliente nota come relationship lending è ulteriormente rafforzata se i due soggetti operano sullo stesso territorio e condividono lo stesso set informativo. Come il parroco segue meglio i fedeli se questi risiedono vicino al campanile della chiesa, così la banca caratterizzata da una rete di sportelli vicini all’head-quarter, può valutare meglio la qualità della clientela del territorio”.

Quale tipo di banca può gestire al meglio questo rapporto?

Dipende: ci possono essere banche di proprietà non necessariamente locale ma insediate sul territorio e vicine al cliente, che funzionano bene, così come banche di proprietà del territorio e che lavorano sul territorio, che possono lavorare altrettanto bene. Il punto non è di chi è la proprietà ma di come è organizzata e gestita la banca. Il vero asset della banca locale che deve essere preservato, è la relazione con la clientela. E’ infatti il patrimonio informativo tipico di ogni banca locale che  – se utilizzato correttamente – rappresenta il vero vantaggio competitivo rispetto a qualsiasi concorrente esterno.”

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