"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Camera di Commercio: le idee prima delle persone

Nella corsa al rinnovo delle cariche della locale Camera di Commercio si parla molto di nomi, qualcuno escluso protesta, ma poco di idee e della missione dell’Ente in un momento così difficile per l’economia locale. Ricordiamo, perché non tutti lo sanno, che le entrate delle Camere di Commercio sono costituite da una tassa camerale (diritto) annuale (240 euro per il 2014), stabilita dal Ministero dello Sviluppo Economico ed obbligatoria per tutte le imprese, piccole e grandi, appena nate e consolidate.
Considerando che in provincia di Rimini ci sono più di 35 mila imprese, le entrate derivanti dal diritto annuale sono state pari a 9,868 milioni di euro, che con l’aggiunta dei diritti di segreteria (1,89 milioni) e altre piccole poste hanno consentito alla Camera di Commercio di Rimini d’incassare, nel 2013, qualcosa in più di 12 milioni di euro.
Tolti i 3,2 milioni spesi per il personale (76 dipendenti), i 2,3 milioni per il funzionamento, poi gli ammortamenti e gli accantonamenti, per gli interventi economici, che “ hanno lo scopo di promuovere il sistema delle imprese e lo sviluppo dell’economia” come recita il Bilancio d’esercizio 2013, restano appena 2,8 milioni di euro, che rappresenta il 23 per cento delle entrate.

Bisognerebbe partire da qui e per esempio proporre, in un triennio (perché la crisi che dura da sei anni non consente tempi troppo lunghi), di portare la spesa per gli interventi economici almeno al 60- 70 per cento delle entrate. La futura dirigenza della Camera di Commercio dovrebbe cioè impegnarsi a reinvestire nell’economia buona parte dei diritti che gli derivano dalle imprese. Questo consentirebbe di andare oltre il raddoppio della spesa attuale, con beneficio, se ben spesi, per tutta l’economia e il lavoro locale.

Gli investimenti devono andare nella direzione di supportare con maggiore forza e determinazione tutte quelle iniziative che possono aiutare le imprese locali ad essere più creative, innovative, competitive e internazionali, perché questo è l’unico modo per stare sul mercato da protagonisti, creando buone opportunità di impiego per i tanti giovani e meno giovani che lo cercano (ricordiamo che tra disoccupati ufficiali e scoraggiati in provincia di Rimini ci sono più di 25 mila persone senza lavoro).

In questa direzione la futura Camera di Commercio dovrebbe investire in modo consistente sul futuro Polo Tecnologico previsto per Rimini, ampliandone anche le funzioni e gli ambiti. Per esempio lavorando per convincere sempre più aziende a collaborare sul tema dell’innovazione, che è uno dei punti deboli del nostro sistema rispetto alle altre Regioni d’Europa, come rilevato dall’ultimo Panorama Regionale dell’innovazione 2014 della Commissione Europea. Le nostre aziende brevettano e innovano meno rispetto alla media non solo europea, ma dell’Emilia Romagna. Perché risiede qui la vera competitività e non nel costo del lavoro, il nostro comunque in linea con la media europea: 28,1 euro l’ora in Italia, 28,4 euro nei paesi che hanno adottato l’euro.

Un altro fronte su cui investire massicciamente è quello delle giovani imprese (start up) perché il futuro è fatto di vecchi prodotti che si rinnovano, ma anche di nuovi beni e servizi che nascono per soddisfare nuove esigenze. Rimini dovrebbe diventare un luogo dove giovani talenti, locali e provenienti da tutto il mondo (lo sta facendo persino Santiago del Cile), trovano l’ambiente ideale per sviluppare le loro idee e le loro nuove imprese. Un luogo appetibile perché supporta, offre condizioni logistiche, finanziarie, scientifiche e formative di primo livello.
Di recente ha fatto notizia l’enorme crescita che ha avuto la startup Delivery Hero, nata a Berlino nel 2010, un portale di ordinazioni on line per ristoranti che in meno di quattro anni ha già messo in rete oltre 60 mila esercizi di 14 paesi, con 5 milioni di pasti serviti ogni mese e un volume d’affari di 306 milioni di euro. Il suo slogan è: “la via più semplice per il vostro cibo favorito”.
Adesso chiediamoci se Rimini non sarebbe stato il luogo ideale per far nascere una impresa di questo genere. A seguire domandiamoci perché, al contrario, qui non sarebbe mai potuta nascere, semplicemente per mancanza di un sistema, cioè un ambiente in senso lato che lo consente, attrae, stimola, supporta e trova interlocutori credibili.
Se questo territorio vuole diventare leader nell’innovazione e non un lontano inseguitore sempre in affanno, gli investimenti sul futuro devono essere più selettivi e chiaramente orientati. La Camera di Commercio potrebbe giocare la sua parte da protagonista.

Infine una ultima nota sul sistema che le Camere di Commercio hanno di eleggere gli organi direttivi, tutto in mano alle Associazioni di categoria, nell’idea che queste siano rappresentative dei settori dell’economia. Senza nulla togliere al ruolo delle Associazioni credo sia utile cominciare a ragionare sulla loro evidente crisi di rappresentanza (come anche l’ultimo esito elettorale ha reso manifesto, premiando proprio il candidato che più si è scontrato col sindacato). Associazioni diventate esse stesse imprese (spesso più grandi della maggioranza di quelle iscritte), non di rado impegnate più alla conquista di quote crescenti di potere e alla loro stessa sopravvivenza che alla difesa e promozione degli interessi delle aziende e dell’economia locale (per esempio, nessuno ha mai protestato per le sanzioni stratosferiche comminate dall’Agenzia delle Entrate per il ritardo di un giorno nei pagamenti o per semplice sviste).
In questo contesto costituirebbe una vera rottura col passato consentire a tutte le imprese che pagano di partecipare al voto, potendo scegliere su liste e programmi alternativi. Non so se la legge lo consente, ma le leggi si possono cambiare.

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