"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Berlino: un esempio da imitare

di Melania Rinaldini

Alessandra Busignani è una giovane sammarinese, tenace e cosmopolita. Berlino è stata definita la “capitale europea delle start up” con oltre 1.300 nuove start up nate negli ultimi 3 anni.   Proprio tre anni fa Alessandra arriva a Berlino, dove tuttora vive e lavora. Le start up diventano il suo oggetto di studio: analizza le ragioni di questo rapido sviluppo e le sue caratteristiche interne, intervistando fondatori, investitori e creativi internazionali. Tra questi anche David Noël, VP Community di Sound Cloud, sito web fondato a Berlino nel 2008. Sound Cloud è una piattaforma che permette ai musicisti di collaborare, promuovere e distribuire la loro musica, uno degli esempi meglio riusciti di start up IT. La ricerca di Alessandra è diventata in breve un documentario, Money can’t steal authenticity (trad.“Il denaro non può rubare l’autenticità” visibile su Youtube), che racconta dello spirito dei giovani imprenditori di Berlino, delle loro idee e del raccordo di investimenti e infrastrutture, misti a una recente propensione al rischio. Di come tanti giovani, età media 26 anni, arrivano nella capitale tedesca con competenze, idee e voglia di mettersi in gioco.  E Alessandra si è messa in gioco in prima persona: “Ho un passato da musicista e cantante, oltre che essere logopedista – racconta -. Poi ho studiato Comunicazione, Management e Nuovi media al Master organizzato dall’Università di San Marino e IUAV – Venezia. In fondo anche io sono un po’ come Berlino: un misto tra spirito imprenditoriale e creatività.”

In occasione del forum di Nuove Idee – Nuove Imprese 2013  del novembre scorso, Alessandra Busignani ha portato in patria il frutto dei suoi studi sul fenomeno: “Il mio obiettivo è portare esempi di best practice sul campo, da Berlino alla Silicon Valley, ma anche Israele e Cile si stanno impegnando molto sul fronte start up. Questo perché vivendo all’estero da alcuni anni mi sono accorta di come la mentalità possa influire sull’imprenditorialità di un paese.

Quali sono secondo te gli aspetti culturali che frenano lo sviluppo in Italia e a San Marino?   “Sicuramente la tendenza a credere che fare l’imprenditore sia un ripiego per non aver trovato un posto fisso. Italia e San Marino sono paesi ancora con una gerarchia piramidale, dalla mentalità ‘feudale’, dove bisogna seguire un capo, un leader, invece di uscire fuori dal coro. Per innovare serve una controtendenza, le logiche delle start up ad esempio non sono le stesse di quelle delle classiche aziende. Il team di lavoro è internazionale, poliglotta e ogni membro ha le sue competenze, c’è sì un leader, ma la gerarchia è flat, cioè orizzontale. Ognuno è chiamato a impegnarsi e lavorare al progetto tanto quanto gli altri. Vivere, studiare e lavorare all’estero mi ha fatto capire quanto siano importanti per lo sviluppo di un paese le sue politiche riguardo ai temi cardine come istruzione, lavoro e immigrazione. Da questo punto di vista sia San Marino che l’Italia sono immobili”.

Gli esempi che porti oltre a Berlino sono gli Stati Uniti, Israele, il Giappone… In generale, perché Berlino è un esempio di successo mentre il Giappone molto meno?
“Berlino è internazionale, creativa e multiculturale. Sono 15.000 gli studenti iscritti ai corsi digitali o IT delle università di Berlino e il 13% di questi sono stranieri. Tra il 2008 e il 2012 l’occupazione nel settore digitale è cresciuto del 24% superando il resto delle città tedesche. Solo nei primi sei mesi del 2013 venture capital, partner e governo hanno versato più di un miliardo di euro nel settore creativo e IT. In tempo record Berlino ha scalato la classifica degli startup hub globali, ora si trova al 15° posto. Ha anche i suoi difetti, ovviamente. Ad esempio il fatto che ci sono pochi investimenti governativi, la maggior parte degli investitori sono stranieri. Nonostante questo il costo della vita è basso, la qualità alta grazie ai servizi, alla facilità di instaurare contratti di lavoro e alla grande offerta culturale. Gli Stati Uniti invece investono in generale più denaro, ma in modo più omogeneo. Il Giappone dal canto suo ha molte potenzialità in campo tecnologico, ma è carente per quanto riguarda la conoscenza di lingue straniere, in primis dell’inglese.”

Come vedi da emigrata la situazione sammarinese?
“Quello che ferma San Marino è la paura della diversità. Io penso che proprio in un momento di crisi come questo occorra fare un salto in avanti. Sono contenta di sapere che verrà aperto un Parco tecnologico italo-sammarinese, spero non sia solo un bel palazzo, ma che possa davvero diventare un incubatore e attrarre competenze e professionalità da tutto il mondo.”

Una curiosità, qualcosa che ti ha colpita nella tua ricerca sull’ecosistema delle start up berlinesi.
“Il fatto ad esempio che esista un posto come il Sankt Oberholz café. Si tratta a tutti gli effetti di un bar – locanda, con annessi appartamenti e camere in affitto, ma i suoi principali avventori sono i team di startupper. Questo perché ci sono spazi di coworking dotati di tutto ciò che serve per lavorare: connessione, cancelleria, stampante… Mano a mano che un progetto prende piede e si possono spendere più soldi, ci si può permettere di affittare un appartamento per il team, almeno fino a quando non si decide di aprire una vera e propria sede. Qui sono nate molte start up di successo, come Sound Cloud o Brands4Friends (sito tedesco di shopping online)”.

“Italian Start-ups meet Berlin” è l’evento che lo scorso 11 novembre ha portato startup italiane e tedesche all’Ambasciata Italiana di Berlino. Una giornata di confronto e formazione che ha visto 13 team di giovani presentarsi con i loro progetti. Una bella iniziativa volta a costruire ponti tra il Belpaese e la Germania, nel più grande incubatore europeo di start up, la città di Berlino.

 

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