"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Banche senza trasparenza che penalizzano debitori in difficoltà

C’è qualcosa di strano e quasi di incomprensibile nel comportamento di tante banche, anche locali. Come abbiamo già scritto, secondo dati della Banca d’Italia il totale delle sofferenze del sistema bancario italiano, sommando imprese e persone che non riescono a restituire i prestiti, è salito da 48 miliardi di euro del 2007, quando è scoppiata la crisi, a 181 miliardi di fine 2014, triplicando quasi il valore.   I crediti deteriorati, non ancora  insolventi ma di riscossione incerta, superano invece  i 330 miliardi, superiore al diciotto per cento del pil.

In provincia di Rimini, tra il 2011 e settembre 2014 le sofferenze bancarie, stando all’ultimo Rapporto sull’economia della Camera di Commercio, sono salite da 677 milioni di euro a 1,645 miliardi di euro, con un incremento del quaranta per cento solo nell’ultimo anno.

Nella presentazione del suo bilancio 2014 la Carim di Rimini informa che il tasso di default  (clienti che non ce la fanno più a restituire i prestiti ricevuti) ha continuato a mantenersi sostenuto anche nell’ultimo anno, con una crescita delle sofferenze e delle partite incagliate, determinata, è stato sottolineato, dagli aggravamenti delle posizioni deteriorate riferibili al passato (quando la banca erogava crediti curandosi poco delle garanzie). Così i conti 2014 si sono chiusi con un buco di nove milioni di euro e le previsioni di perdita sui crediti dai previsti 40 milioni sono saliti  a 100 milioni di euro. Situazione ”eccezionale” non ripetibile è stato spiegato. Ma sempre una montagna di perdite sono.

Ovviamente sconcerta l’entità delle sofferenze, tra l’altro con gli impieghi in calo, ma ancora di più il comportamento delle banche che pare favorirle invece di contrastarle. Infatti, con tassi di interesse prossimi allo zero (l’ultimo BTP a sette anni paga un interesse lordo dello 0,15 per cento) ci si attenderebbe, senza rimetterci ma con un onesto margine, tassi di interesse di qualche punto percentuale. Anche per venire incontro a tante imprese e famiglie in difficoltà. Come poi ha fatto la Banca Centrale Europea con le banche in difficoltà, a cui ha prestato denaro con tassi dello zero virgola.  Invece accade esattamente il contrario: più voi siete in difficoltà, più vi colpiscono, con richiesta di tassi di interesse (stiamo parlando di banche che operano in provincia di Rimini) che possono oscillare tra il nove e addirittura il quindici per cento. Vicino, se non già dentro, la soglia di usura.

Vi diranno che voi avete un rating (voto) basso, per cui  il tasso d’interesse del denaro prestato è più alto, perché il rischio è maggiore. Qualcuno ha mai avuto modo di vedere, capire e discutere come viene determinato il rating ?  E come spiegare il rating di una banca diverso da quello di un’altra ?  A domanda il funzionario risponde che lo fa un software (che qualcuno però programma), che ci sono le regole di Basilea 3 che impongono alle banche maggiore cautela, ecc., ma quasi sempre sono risposte che mascherano l’enorme discrezionalità in mano alla banca.  Su questi aspetti, purtroppo,  l’opacità e la mancanza di trasparenza è totale e il potere della banca assoluto.

Spesso, e giustamente perché è il sale della democrazia, ai poteri Pubblici si chiede trasparenza, per capire come vengono prese le decisioni e spesi i denari di tutti.  La stessa richiesta non pare valere per le banche e la finanza, che sull’economia hanno un enorme potere decisionale, come la recente crisi ha abbondantemente dimostrato.

E’ vero, ci sono banche locali che offrono prestiti per nuove imprese al due e mezzo per cento, certamente un buon tasso, ma bastonare le vecchie e sostenere le nuove può portare al risultato spiacevole di un risultato netto negativo, come è già capitato nel 2014, quando hanno chiuso i battenti oltre mille aziende. Forse non tutte, se fossero state aiutate,  meritavano di chiudere.

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