"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Banche locali col vento in poppa

Sono quasi 200 miliardi. E’ la cifra enorme dei crediti deteriorati delle prime dieci banche italiane a fine giugno scorso, aumentati del 10% in soli sei mesi e destinati a crescere ulteriormente con la chiusura dei bilanci di fine anno. La crisi economica pesa e peserà ancora sul peggioramento della qualità dei crediti, e le banche dovranno fare i conti anche con svalutazione di titoli e altre attività, accantonamenti per oneri straordinari, proventi in calo e stanziamenti prudenziali.  Insomma, sgretolamento degli attivi e restrizione dei margini, che generano una gestione meno efficiente. In una situazione di questo tipo i tagli ai costi, che in gran parte significano piani di riduzione del personale, appaiono la via più rapida per sostenere i risultati.

Oltre 33.400 sportelli attivi in Italia sono troppi e quasi tutti i principali gruppi bancari stanno diminuendo, o stanno progettando di farlo, il numero di filiali in modo da ridurre in maniera consistente i propri dipendenti. I sindacati dei bancari stimano che le aziende nel loro complesso abbiano allo studio piani per tagliare, fino al 2015 circa, circa 20 mila posti di lavoro sul totale dei 330mila bancari italiani. A queste stime, si affianca il dato dei 35.000 possibili prepensionamenti, che potrebbero interessare i lavoratori a cui mancano 7 anni per andare in pensione e che potrebbero farlo grazie all’intervento del Fondo esuberi.

Un quadro molto problematico per l’intero sistema creditizio, ma nonostante tutto ci sono delle luci. E sono a livello locale. Lo vediamo dalla classifica pubblicata ad ottobre scorso dal mensile BancaFinanza, che costruisce una classifica delle performances di 610 aziende, di cui 55 gruppi bancari.

Tre sono le categorie  di analisi: solidità, redditività e produttività. L’obiettivo è quello di offrire uno specchio realistico di valutazione e raffronto tra le banche, comparandone i risultati di bilancio. Per l’indice di solidità si considerano la quantità di patrimonio e di impieghi a rischio e la qualità dei crediti. Per quello di redditività si tiene conto non solo del ritorno sul capitale investito dai soci (cioè dalla capacità di ripagare il capitale investito dai soci/azionisti), ma anche del rendimento delle attività nette e dell’attivo fruttifero. L’indice di produttività si basa invece sul valore aggiunto per dipendente, tenendo conto dei costi operativi e del rendimento dei mezzi amministrati. Alla fine i tre indici sintetici, omogenei tra loro, sono stati mediati dando origine all’indicatore finale che, raggruppando uniformemente le tre componenti di merito, offre una indicazione globale sulla qualità economico-patrimoniale della banca.

Le valutazioni della classifica di BF sono state fatte all’interno di classi dimensionali determinate sulla base totale delle attività nette, per cui le banche maggiori sono quelle con un attivo superiore a 52.000 milioni di euro, le banche grandi con un attivo tra i 52.000 e i 12.900 milioni di euro, quelle medie con un attivo tra i 12.900 e i 5.200 milioni di euro, quelle piccole con un attivo tra i 5.200 e i 650 milioni di euro, e infine le banche minori inferiori a 650 milioni di euro di attivo.

Il sistema bancario provinciale è largamente rappresentato nella classifica. Tuttavia occorre distinguere tra istituti di credito con sede nel territorio e banche operanti nel territorio ma con sede all’esterno della provincia di Rimini. Delle prime  fanno parte le banche di credito cooperativo (Le Bcc Malatestiana, Banca di  Rimini, Valmarecchia e Romagna Est) e la Popolare Valconca. Delle seconde tutte le altre, dalle maggiori (Unicredit, Banca Intesa, MPS, ecc) alle grandi (Banca Pop. Emilia Romagna), alle medie (Carisbo).

Una curiosità: non è presente la principale delle banche riminesi, la Cassa di Risparmio di Rimini. L’agenzia Rating di Milano che ha compilato la classifica, da noi interpellata, ha risposto che la Carim non ha fornito i bilanci, e pertanto non è stata considerata. Si capisce il perché: durante l’Amministrazione straordinaria non si sono volute fornire informazioni strutturate all’esterno. La Carim aveva anche chiesto a Standard and Poor’s la sospensione dell’assegnazione del rating, a partire dal 1 marzo 2011. L’agenzia di rating confermava comunque un rating di controparte BB-/B, attribuendo alla banca un outlook negativo.

GLI EFFETTI DELLA CRISI SULLE BANCHE

Fra i maggiori gruppi, ben cinque su sette presentano conti in profondo rosso. Ma la nostra regione, e anche la nostra provincia fanno complessivamente una bella figura.

Infatti per il secondo anno consecutivo al 1° posto nella superclassifica dei gruppi bancari c’è la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, con un Roe del 6% , modesto ma ottimo in confronto alle concorrenti, inoltre  il risultato tra 2010 e 2011 fa un balzo del 42%. Popolare dell’Emilia Romagna si lascia alle spalle gruppi come Banca Intesa e BNL.

Se invece guardiamo alla super classifica delle singole banche (grandi) la Popolare dell’Emilia Romagna si piazza al 2° posto, con un indice pari a 61,5 che la vede prima nel ranking per produttività,terza per solidità e settima per redditività.

Rafforzamento della liquidità e contenimento delle sofferenze. Sono queste le sfide più importanti per gli istituti di credito nel 2012, alla luce dei requisiti patrimoniali stabiliti dall’Eba (l’Autorità bancaria europea ), e della crisi dell’economia reale, che ha provocato il deterioramento di molti crediti. Chi nel 2011 ha saputo gestire (e anticipare) questi problemi, ha affrontato questo esercizio con maggiore tranquillità. E si è comportato bene nelle classifiche di BancaFinanza.

Per esempio ha fatto molto bene la Bcc Valmarecchia, che con un utile di 5,141 milioni di euro secondo BancaFinanza  è quinta assoluta in Italia tra le 148 banche piccole (indice 62,8), seconda per solidità, in ottava posizione per produttività e 45° per redditività. Di seguito la tabella con le prime dieci banche di piccola dimensione.

Le altre banche locali presenti nel ranking “ banche piccole “ sono tutte in ottime posizioni, come ad es. la Bcc Romagna Est  che, con un indice di 60,0 occupa l’undicesima posizione assoluta, decima in Italia per solidità, al 36° posto per redditività e al 26° per produttività.

La Bcc Malatestiana è al 27° posto della superclassifica, con un indice del 55,4 al 29° posto per solidità, al 55° per redditività e al 58° per produttività.

Scendono di posizioni la Bcc di Gradara (64° posto) e la Banca di Rimini, che conclude un anno piuttosto difficile, ma che comunque è tra le prime cento nella classifica (95°).

In conclusione, se da una parte viene rilevata una generale buona salute del sistema bancario “localistico”, occorre tuttavia considerare che la fotografia è già “vecchia” perché basata sui bilanci del 2011. Nel 2011 l’economia locale manifestava già segnali di crisi, ma con una sostanziale tenuta supportata dal sistema creditizio locale che ha finanziato la pur modesta ripresa della domanda di credito delle imprese locali rispetto all’anno precedente. Il 2012 invece aggrava i dati già negativi del 2011.

 

 

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