"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Antonelli: la fine di un’azienda

Si sta avviando alla fine la storia di un’azienda, la Antonelli di San Giovanni in Marignano che produceva bracci idraulici per la distribuzione del calcestruzzo, che durava da oltre mezzo secolo (era nata nel 1954).

Un tonfo improvviso, dopo aver toccato il massimo di dipendenti, circa novanta, all’inizio del 2008. Quindi solo due anni fa. Una caduta che è dipesa sicuramente dalla crisi, ma dove ha avuto un peso, forse determinante, anche il cambio generazionale e le vicende proprietarie che ne sono seguite  (prima è stata venduta, dagli eredi del fondatore, ad imprenditori milanesi, per poi finire in mani cinesi, i quali avrebbero dovuto versare 1,3 milioni di euro, che pare non siano mai arrivati).

 L’azienda, pur lavorando con sistemi e tecnologie abbastanza tradizionali (uso di torni normali, saldature manuali, ecc.), faceva prodotti (130 bracci l’anno) di alta qualità che esportava in tutto il mondo, Cina compresa (non a caso l’ultimo compratore cinese era già un partner commerciale).

 Alla fine, crisi economica, errori di gestione ed elevato indebitamento  (si parla di 15 milioni di euro) hanno portato l’azienda ad una crisi irreversibile. Ad ottobre 2008 è così scattata, per i dipendenti,  la prima cassa integrazione ordinaria, che a luglio 2009 è diventata straordinaria, fino al luglio di quest’anno. Finita anche questa, i cinquanta dipendenti rimasti, sono passati alla cassa integrazione in deroga, cioè quella pagata dalla Regione, che li sosterrà fino al gennaio prossimo. Poi c’è tutto un capitolo nuovo da scrivere. Perché come sempre capita in queste situazioni, i numeri sono una cosa, ma le persone raccontano altre storie.  Che, per esempio, chi è riuscito a trovare un nuovo posto di lavoro, magari nella stessa area industriale di San Giovanni, ha dovuto lasciare 300-400 euro del vecchio stipendio. Passare cioè da una busta paga di  1.400 euro a 1.100 euro circa, retrocedendo dal quinto al terzo livello. Non si potrebbe, ma avviene lo stesso. Prendere o restare a casa a far niente. La crisi è anche questo, non solo i salari non aumentano, ma addirittura diminuiscono.

E questi sono lavoratori, magari più giovani, abbastanza fortunati, perché bene o male un nuovo lavoro sono riusciti a trovarlo.  Ma per i più anziani,  comunque non tanto da poter andare in  pensione, la situazione è ben peggiore, perché nessuno è disposto ad offrirgli un lavoro. Eppure avrebbero professionalità (saldatori, tornitori, carpentieri, ecc.) da vendere, ma nessuno apre loro le porte quando sanno che sarà per pochi anni. A quel punto, ci dicono tre ex dipendenti di Antonelli che abbiamo incontrato al sindacato Cgil, preferiscono investire sui giovani.  Si apre così una  snervante solitudine, fatte di giornate vuote in attesa di una improbabile chiamata, che certo non rende giustizia di una vita di lavoro.

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