"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Animali domestici

Secondo due architetti neozelandesi, Robert e Brenda Vale, in un libro in cui dispensano suggerimenti per vivere in modo sostenibile intitolato “Time to eat the dog?“, l’impronta ecologica di un cane è paragonabile al consumo di un SUV. Che sia tempo di rivedere le nostre pratiche relative agli animali domestici?

Con questo titolo provocatorio gli autori non vogliono certo suggerire di mangiare veramente il cane, bensì che sia arrivato il momento di valutare l’impatto ambientale delle nostre pratiche domestiche. Potendo scegliere, meglio avere come animale da compagnia un gatto (sempre carnivoro, ma di mole minore) o un coniglio (erbivoro). Meglio ancora sarebbe, secondo i Vale, se gli animali domestici entrassero in un ciclo eco-sostenibile, mangiando gli avanzi, cacciando i topi o diventando cibo essi stessi, come accadeva per gli animali da cortile.

I Vale hanno calcolato che una cane di taglia media, se lo si nutre seguendo le dosi consigliate, consuma in un anno 164 chilogrammi di carne e 95 chilogrammi di cereali. Tutto ciò si traduce in un’impronta ecologica pari a 0,84 ettari***, che diventano 1,1 se il cane è di taglia maggiore, come un pastore tedesco.

Per fare un confronto, un Toyota Land Cruiser che percorra soltanto 10.000 chilometri l’anno ha un’impronta ecologica di 0,41 ettari. In pratica, un cane è peggio di due Suv.

I cani non sono gli unici a essere stati giudicati dai Vale: un gatto ha un’impronta ecologica paragonabile a quella di una Golf (0,15 ettari), un criceto è paragonabile a un televisore al plasma e un pesce rosso è l’equivalente animale di due telefoni cellulari.

Per approfondire l’argomento si legga l’articolo di Alessio Balbi su La Repubblica 30/10/09.

*** L’impronta ecologica è la porzione di territorio necessaria per generare le risorse consumate e smaltire I rifiuti prodotti da un essere vivente. È misurata in ettari e serve a quantificare l’impatto delle attività umane sull’ambiente.