"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Aeroporto di Rimini: dove siamo rimasti

Com’è noto l’aeroporto Fellini di Rimini è chiuso e i pochi turisti russi che ancora arrivano vengono dirottati a Falconara.

L’aeroporto ha smesso di funzionare perché la ex società di gestione, Aeradria, posseduta per il 35% dalla Provincia, il 18% dal Comune di Rimini e  il 12% dalla Camera di Commercio, ha dovuto portare i libri in tribunale per fallimento, ufficialmente sancito il 26 novembre 2013.  Circa 50 milioni il buco accumulato. Decisamente troppi.  Non è che altri aeroporti minori stiamo meglio (il debito di quello di Falconara è grosso modo sullo stesso livello, mentre Ridolfi, di Forlì, ha dovuto chiudere anche lui), ma non è una buona consolazione. I conti in rosso sono l’incubo di tutti i piccoli aeroporti, perché se non riescono a raggiungere in certo numero di passeggeri stanno in piedi solo grazie all’intervento pubblico. Non è nemmeno un problema solo italiano se è vero che in Spagna ci sono ben tredici aeroporti che non raggiungono nemmeno cento mila passeggeri l’anno (tra gli altri Badajoz, León, Burgos, Salamanca, Logroño, Vitoria, Córdoba, Albacete e Huesca) ed hanno accumulato un debito di 750 milioni di euro.

Ha scritto qualche tempo addietro  il settimanale inglese The Economist che in Europa ci sono  450 aeroporti, l’85% dei quali sono di proprietà pubblica. Di questi, una ottantina, sotto il milione di passeggeri, sono a rischio chiusura. Abbiamo così tanti aeroporti che due terzi dei residenti ne hanno a disposizione, a meno di due ore di macchina, almeno un paio.  Proseguiva l’articolo sottolineando che  “i politici locali sono degli sponsor entusiasti degli aeroporti con la motivazione che spingono l’economia locale”. A condizione, ovviamente, che ci siano i passeggeri. Che però non sempre raggiungono il numero sufficiente per coprire i costi. Quindi più che spingere, finiscono per frenare l’economia locale.

Il Piano Nazionale dei Trasporti ha inserito l’aeroporto di Rimini tra quelli, in tutto 26, compreso  Parma e  Ancona, definiti di interesse nazionale. Questo lascia qualche spiraglio, ma da solo non basta.

Nell’estate scorsa è stato fatto un bando per assegnare ad una nuova società, questa volta senza partecipazione pubblica, il rilancio dell’aeroporto.  La gara è stata vinta dalla cordata AiRiminum, a forte impronta riminese e con tante cooperative dentro. Inevitabili (oramai è una consuetudine) le polemiche e i ricorsi di chi ha perso. Poi ci sono le indagini con accuse anche pesanti, forse persino  troppo. Sicuramente ci sono stati errori, leggerezze e sottovalutazioni, ma parlare di “associazione a delinquere” pare un po’ eccessivo.

Resta comunque il fatto che l’aeroporto continua a rimanere chiuso e di progetti concreti per conquistare i passeggeri che ci vogliono per tornare, e soprattutto rimanere, operativi se ne leggono pochi.  AiRiminum  prevede di acquisire, nel periodo 2015-2019, un milione di passeggeri (il minimo per restare in piedi), di cui 400 mila provenienti dalla Russia, proprio mentre i turisti russi stanno scomparendo.  Anche gli altri 600 mila sono da reperire e tutto resta abbastanza nel vago. La cordata russa, che poi ha perso la gara, intendeva portare i passeggeri dello scalo riminese a tre milioni, praticamente il triplo del miglior risultato raggiunto dalla  vecchia gestione (anno 2011). Il come nessuno però lo svela.

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