"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

luglio: 2014
L M M G V S D
« giu    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Aeffe, regno di sarte e mamme

di Marzia Caserio

E’ il caso di dire “Woman Power”.  Alberta Ferretti non si è accontentata di diventare una grande stilista acclamata al timone di un colosso mondiale, ma ha voluto cedere gran parte del suo entusiasmo anche ad altre donne della nota azienda che produce e distribuisce i suoi abiti, Aeffe di San Giovanni in Marignano. Infatti gran parte delle attività sono svolte da donne: dagli uffici tecnici a quelli di produzione, dal reparto qualità a quello di sviluppo, la mano e la testa parlano femminile. Il personale in forza alla Aeffe Spa è attualmente di 584 dipendenti di cui 462 donne, 46 delle quali hanno scelto ed ottenuto la formula part-time.
“C’è un turn over costante, mediamente ogni anno ci sono dalle 20 alle 30 dipendenti in maternità e al loro rientro la richiesta del part time è quasi scontata”, spiega il responsabile Risorse umane Angelo Della Bilancia. Si tratta perlopiù di donne giovani, in età dai 30 ai 40 anni. Se al rientro la donna è quasi costretta ad accorciare la sua giornata lavorativa, non lo sono i maschi che rappresentano appena un terzo di tutti i dipendenti. Infatti, sono pochissimi quelli che chiedono il congedo parentale: “Si tratta di rari casi, nella mia esperienza ventennale, che io ricordi, forse solo un uomo ha chiesto il congedo, altrimenti è una cosa che non succede mai”.
Tra le tante divise in rosa dell’Aeffe abbiamo incontrato Luciana Contadini, 52 anni, da diciannove dipendente della grande azienda marchiata Ferretti. Inizia la sua carriera come cucitrice poi, con il tempo, diventa responsabile del reparto confezioni. Un incarico importante che vede sotto la sua responsabilità intere collezioni di moda non solo di Ferretti ma anche di altri grandi marchi come Jean Paul Gaultier e Moschino.
Anche per lei, come per molte altre donne in azienda, l’esigenza di coniugare famiglia e lavoro si trasforma in un”impresa”. “Quando ho iniziato avevo già due bimbe, poi con l’arrivo del terzo, provai a chiedere il part time – racconta Luciana – non mi venne dato ma mi fu offerta la possibilità di lavorare da casa. Con il mio incarico potevo permettermelo. La situazione durò sei anni poi fui reintegrata”.
Luciana coordina 50 tra sarte e cucitrici e conosce molto da vicino le problematiche delle sue colleghe: “Poche in quest’area hanno il part time, per chi ha la famiglia e nessuno che possa mantenere i bimbi è molto difficile”. Luciana riporta un esempio: “Abbiamo un’ora e mezzo di pausa, in pochi da San Giovanni in Marignano riescono a tornare a casa, e questo è già un grosso problema. Così ci riversiamo tutte in una mensa messa a disposizione dall’azienda, ma così quando li vede uno i figli?”. Nonostante queste condizioni, non sempre favorevoli, il lavoro non si può lasciare. “In tempi di crisi come si fa a non lavorare? Ormai già da due anni facciamo l’orario ridotto, da 8 a 7 ore mentre altri dipendenti sono in cassa integrazione”. Ma crisi a parte, di vere e proprie sarte pronte a rimpiazzare il posto di Luciana si contano con il lanternino: “Ormai nessuna ragazza è preparata per svolgere questo lavoro, molte preferiscono fare le parrucchiere, estetiste ecc. ma non le sarte, anche perché in zona non c’è una vera e propria scuola di formazione. Da tempo dico che c’è bisogno, soprattutto in azienda, di formare nuove leve per tramandare le conoscenze ma anche per dare il tempo necessario per imparare”.

Forum chiuso.