Acqua: una risorsa scarsa da non sprecare

In una estate, l’ennesima, dove le piogge si sono fatte parecchio desiderare, il termine più utilizzato per descrivere la situazione è stato: siccità. I fiumi sono diventati, quando è andata bene, rigagnoli, i campi hanno assunto un aspetto molto simile ad aree desertiche, gli amministratori sono dovuti correre ai ripari emanando ordinanze con una serie di proibizioni, difficili da controllare, tipo il divieto, in certe fasce orarie, di innaffiare gli orti, lavare le macchine e altro.

Misure in genere accompagnate da suggerimenti di buon senso come “non fare scorrere in modo continuo l’acqua durante il lavaggio dei denti o la rasatura della barba”, oppure “non utilizzare acqua corrente per il lavaggio delle stoviglie e verdure, ma solo per il risciacquo”, ecc.

Considerando che ogni italiano consuma in media 220 litri d’acqua giornaliera, a fronte di una media europea di 165 litri, senza apparenti disagi, ogni azione che aiuta a ridurre il consumo di una risorsa che sta diventando sempre più scarsa è senz’altro benvenuta.

Ma tra i tanti consigli utili stupisce una assenza: le perdite della nostra rete idrica, che ammontano ad un litro su quattro a Rimini, addirittura due su cinque a Ferrara e più di uno su tre a Parma e Modena.

Solo per l’area di Rimini capoluogo stiamo parlando di perdite dell’ordine di 4 milioni di metri cubi l’anno (immessa in rete 16 milioni di mc, erogata 12 milioni di mc), che tradotti in litri (1 mc=1000 litri) sono 4 miliardi di litri l’anno che si disperdono lungo le condutture. 

In questa situazione investire nelle reti, per ridurre le perdite, ricorrendo anche ai fondi del PNRR,  sarebbe la soluzione più logica e razionale. Tra l’altro molti nostri comuni figurano soci di Hera, la società di gestione delle reti, ma il tema è piuttosto disatteso.