"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Acqua pubblica o privata?

di Rita Celli

Quale futuro per la gestione dell’acqua in provincia di Rimini? L’affidamento del servizio idrico è andato in questi anni alla multiutility Hera, ma è scaduto a marzo. Cosa succederà ora? Tenuto conto che nel 2011, 27 milioni di italiani hanno affermato tramite Referendum che l’acqua è, e deve rimanere, un bene di tutti, non un profitto per pochi? Per il presidente di Federconsumatori Rimini, Andrea Bascucci, che fa ancora parte del Comitato referendario per l’acqua pubblica che non si è mai sciolto dopo il 2011, “il referendum è servito purtroppo a poco -. Da quando si è concluso l’iter, non è accaduto nulla: né sul piano tariffario, né sul processo legislativo che doveva ripubblicizzare il servizio”. L’ipotesi auspicata per il locale, da Federconsumatori, è quella di “sfruttare Romagna Acque (che è totalmente a capitale pubblico) il cui acquedotto fornisce anche adesso Hera per la zona di Rimini”. La strategia migliore, prosegue Bascucci, “sarebbe quella di affidare il servizio come bacino romagnolo a Romagna Acque per le province di Rimini, Forlì Cesena e Ravenna, in vista anche del grande ‘provincione’.  Hera, lo sappiamo, è una società a maggioranza pubblica, ma che sta andando sempre di più verso la privatizzazione. Romagna Acque invece non è quotata in borsa e non ha tutti quegli aspetti, per noi negativi, legati al profitto. Punta solo al pareggio di bilancio”.

Ma con questa ipotesi, ci sarebbero comunque dei limiti. “Romagna Acque non svolge il servizio di bollettizzazione – continua Bascucci – e neppure quello di manutenzione e riparazione, che fa invece Hera. Potrebbe esserci il passaggio del personale specializzato di Hera, in questi settori, a Romagna Acque, ma è un’ipotesi che deve essere valutata bene”. Per non parlare poi del servizio idrico. “Se passerà al pubblico, questo non dovrà solo portare acqua alle case dei cittadini, ma anche gestirne la depurazione e il sistema fognario, per tutto il sistema idrico integrato. E sappiamo che al momento il sistema fognario, soprattutto riminese, ha degli ostacoli che devono ancora essere superati. Chiediamo ora agli enti locali cosa pensano di fare, ma sappiamo anche che non basta la buona volontà di Comuni, Provincia o Regione. Serve anche che il Governo ripristini un’azione forte per la ripubblicizzazione del servizio idrico”.

Nella Giornata Mondiale dell’Acqua (lo scorso 22 marzo)  i Comuni ‘Acqua bene Comune’ hanno chiesto l’istituzione di un tavolo dell’acqua Romagna, e di affidare la gestione del servizio idrico integrato a Romagna Acque. Istituendo un’apposita commissione che ne studi la fattibilità. Dalla Provincia di Rimini, ribatte il presidente Stefano Vitali (nelle veci anche di presidente Ato): “In Romagna, solo l’Ato di Rimini è andato in scadenza. Le altre due province proseguono con la gestione del servizio idrico attuale, fino al 2023. La grande difficoltà è già quella di fare una cosa nostra e diversa, rispetto all’area vasta. Ma dobbiamo agire. Per questo nelle prossime settimane sarà in programma una riunione ad hoc, con tutte le amministrazioni locali, che avranno la potestà di decidere la formula migliore: o far gestire il servizio idrico a una società in house (un’azienda di Comuni, totalmente pubblica) o ad un’azienda metà pubblica e metà privata, oppure istituire un bando per scegliere l’offerta migliore e rendere il servizio privatizzato”.

Fra le tre scelte, i Comuni vorrebbero il mantenimento del controllo dell’acqua. “Bisogna ora leggere attentamente la cosa – prosegue Vitali -: non si tratta di una scelta che va presa solo in ambito politico, ma anche tecnico. L’azienda Hera fino ad oggi ha fatto diversi investimenti. Che cosa succederà con un regime diverso, totalmente pubblicizzato? Gli enti dovranno prendersi a carico quegli investimenti, rilevarli e ammortizzare quelli della multiutility?”. Gli enti valuteranno bene ogni aspetto entro massimo due mesi. “Ci siamo dati tempo per decidere entro maggio – afferma Vitali – dovremo scegliere la forma di gestione migliore, compatibilmente con la situazione degli enti attuale, anche a livello finanziario”.

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