"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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2011 nel segno della speranza

di Alessandra Leardini

2011: sarà veramente l’anno del riscatto? Gli ultimi dati diffusi dalla Provincia sull’occupazione e da Confindustria Rimini sullo stato di salute delle imprese locali a fine 2010, parlano di una ripresa, seppur precaria. I Centri per l’Impiego del territorio registrano un aumento degli avviamenti al lavoro mentre per quanto riguarda la cassa integrazione continua a preoccupare, a fronte di un calo delle ore di Cig ordinaria concesse dall’Inps nell’anno appena concluso, ancora un’alta incidenza di quella straordinaria. Dal canto loro le imprese sembrano aver salutato il 2010 con più ottimismo rispetto a dodici mesi fa. Ma, viene subito precisato dagli addetti ai lavori, ci vorrà ancora molto per tornare ai livelli pre-crisi. Un bilancio dell’anno ormai alle porte e le aspettative inerenti quello nuovo, sono stati al centro dell’ultima puntata del talk show (curato dalla redazione di TRE) TuttoRiminiEconomia, in onda il 23 dicembre su Icaro Tv (canale 91). Ospiti, insieme al direttore di TRE Primo Silvestri, il segretario generale Uil Rimini Giuseppina Morolli, il presidente di ConfApi Rimini Bruno Bargellini e il vicepresidente di Legacoop Rimini Gilberto Grazia.

Buone notizie dall’estero
Un primo spunto alla riflessione è arrivato dal contributo registrato di Maurizio Focchi, presidente provinciale di Confindustria. “L’estero è stata la causa principale di una diminuzione di fatturato, ora è la causa principale di una ripresa che, pure, è ancora al momento a macchia di leopardo – spiega Focchi -. I valori di produzione e fatturato sono ancora piuttosto distanti dai livelli pre-crisi: rispetto al primo semestre 2008 si parla di un -10,70% per la produzione e di un -10,30% per il fatturato”.  Riguardo all’export invece, “nel 2010 sono state 120 le aziende con rapporti esteri, il doppio rispetto alla prima indagine effettuata nel 2003. Nel primo semestre di quest¹anno il fatturato export della provincia di Rimini (dati Istat) è cresciuto del 23%”. Secondo Focchi, l”e imprese sono spinte ad innovare ed internazionalizzarsi, a guardare al mercato globale rimanendo con radici forti sul territorio. Ma per superare la crisi, è necessario che anche la realtà in cui operiamo sia competitiva che sia in grado di attrarre nuovi investimenti e far nascere piccole, ma anche medie e grandi aziende”.
Se l’export sta ridando una boccata d’ossigeno alle realtà che possono permettersi di andare a vendere i loro prodotti oltre confine, specie nei territorio più promettenti (Cina in prima linea), ci sono molte altre aziende più piccole che, come fa notare Bruno Bargellini di ConfApi, non riescono a fare altrettanto. “Al momento – dice – il mercato italiano è in Europa quello che sta assorbendo di più nel settore della macchina utensile. Rispetto al 2007-2008, due anni molto forti, nel 2009 il crollo è stato totale mentre nel 2010 è stata recuperata una buona fetta di mercato. Attualmente siamo al 50% del fatturato che si faceva prima della crisi. E produciamo al 50% delle nostre potenzialità. Già comunque una cosa importante. Il 2011 si presenta alle porte molto migliore dalle notizie che abbiamo al momento. Siamo molto fiduciosi. Il settore metalmeccanico si è ripreso meglio di altri, ma è stato anche il primo ad essere colpito dalla crisi”.

Cooperative: distribuzione in controtendenza
Diverso il punto di vista del settore cooperativo. “Veniamo da un lungo periodo di crescita in tutti i settori, fino al 2008 compreso – spiega Gilberto Grazia, vicepresidente Legacoop Rimini -. Nel 2009-2010 i contraccolpi della crisi si sono fatti sentire anche nelle cooperative ma molto meno che nel settore privato per via dei minori rapporti con l’estero. Nei settori dei servizi, dell’agricoltura, della pesca e del credito le difficoltà, certo, non sono mancate. Le cooperative del settore costruzioni e abitazione hanno risentito anch’esse molto del periodo negativo. E’ crollata la marginalità, le imprese pur di lavorare hanno azzerato i margini, hanno preso lavori a margine zero o in perdita pur di non utilizzare gli ammortizzatori sociali. Pochissimi anche i licenziamenti. In alcuni settori, poi, si è registrata anche una controtendenza, come consumo e distribuzione commerciale”.

Lavoro: Cig in calo
Sullo stato attuale della cassa integrazione fa il punto ai microfoni di Icaro Tv Giuseppina Morolli, segretario generale Uil Rimini: “Le piccole e medie aziende, quelle artigiane e dell’edilizia stanno soffrendo di più. L’Emilia Romagna è la regione italiana che nell’ultimo anno ha utilizzato più ore di cassa integrazione per quanto concerne l’edilizia. Da ottobre a novembre 2010 c’è stato un calo della cassa integrazione ordinaria e in deroga, stabile quella straordinaria. Dunque si assiste ad un calo dell’8,4% delle ore autorizzate di Cig (Ndr: in realtà la Cig è cresciuta dell’84% nel 2010). Questo fa ben sperare ma la crisi non è assolutamente finita, anzi forse siamo nella fase più acuta e più critica. Dobbiamo uscirne con rinnovamento, progettazione, rimarranno intatte solo aziende e industrie che riusciranno a rinnovarsi”.
Concorda Bruno Bargellini: “Ci diamo veramente da fare per far tornare i nostri ragazzi a lavorare. Credo che il 2011 sul fronte occupazionale andrà veramente meglio del 2010”. Aspettative rosee ma non per tutti: “Le piccole aziende contoterziste sono quelle che fanno più fatica a riprendersi – prosegue Bargellini -. Sono quelle realtà che lavorano per lo più con il mercato locale, che fanno più fatica ad esportare. Per loro ci vorrà ancora molto tempo”.

Deficit pubblico
Il problema delle cooperative riminesi, molte delle quali impegnate nei settori dell’ambiente, è invece un altro: il fatto di lavorare per le pubbliche amministrazioni che, sottolinea Grazia, alla piaga del deficit di bilancio hanno visto aggiungersi i forti vincoli imposti dal patto di stabilità che in molti casi portano ad un ritardo dei pagamenti ai fornitori (le cooperative). Ritardi “che vanno dai 120 ai 220 giorni” rimarca il vicepresidente di Legacoop Rimini nel ricordare come le difficoltà degli enti pubblici vengano “scaricate pesantemente su queste piccole realtà del terzo settore”.
Cosa fare allora? “Serve un allentamento a livello nazionale delle norme del patto di stabilità – suggerisce Grazia – e un’accelerazione del processo di infrastrutturazione: terza corsia, nuova Statale 16, TRC (Trasporto Rapido Costiero o metrò di costa, ndr.), Palazzo dei Congressi. Sono tutte opportunità utili al lavoro e alle nostre cooperative e imprese, che però stanno subendo rallentamenti forti”.
La pubblica amministrazione viene chiamata in causa negativamente anche da Bargellini e Morolli che insieme denunciano poca attenzione da parte degli enti pubblici negli ultimi tempi. “Per superare veramente questa crisi – è l’auspicio per il 2011 del numero uno della Uil di Rimini – dobbiamo lavorare tutti quanti insieme. E’ la politica che deve fare questo lavoro a livello nazionale, regionale e anche provinciale. Occorre riportare lavoro e imprese al centro della discussione”.

Credito che non basta
Se secondo il presidente di Confindustria Rimini Maurizio Focchi il 2011 si apre con speranze maggiori per quanto concerne i rapporti tra banche e imprese (“un anno fa si guardava solo ai conti e alle garanzie delle aziende, oggi anche ai progetti e alla persone dell’imprenditore”), per Bagellini di ConfApi di strada da fare ce n’è ancora tanta: “Oggi produciamo al 50% delle nostre possibilità. Le imprese devono capirlo. Invece vogliono vedere i progetti. Ma quali progetti? Adesso dobbiamo pensare a sopravvivere, i progetti e investimenti arriveranno una volta stabilizzati produzione e conti”. Una cosa è certa: senza soldi non si va da nessuna parte. Sia che si tratti di un prestito per ripoanare dei debiti sia che si tratti di investire un disegno innovativo.

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