"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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2010: per il lavoro un anno decisivo

Oltre tre mila e duecento persone avviate al lavoro in meno in provincia di Rimini, nel 2009, rispetto ad un anno prima, sommati all’equivalente di circa  mille cinquecento lavoratori in cassa integrazione, quindi temporaneamente senza lavoro,  aggiungendo infine i tanti contratti a progetto scaduti e non rinnovati, fanno più di cinquemila  unità lavorative in meno solo in un anno. Se nel frattempo la popolazione, compresa quella in età da lavoro, fosse continuata ad aumentare (sono stati cinque mila i nuovi residenti nel 2008), è evidente il peggioramento della situazione sociale. E’ vero, nel turismo il lavoro ha tenuto, ma al costo di una riduzione del già breve periodo di occupazione,  con conseguente taglio dei redditi, in un settore che già soffre di bassi salari.

 A settembre  TRE aveva lanciato la proposta di riunire tutte gli sforzi per un obiettivo semplice e ambizioso, ma soprattutto che fosse capace di generare speranza per il futuro: creare, in provincia, mille nuovi posti di lavoro per i nostri giovani che rischiano, privi di qualsiasi ammortizzatore sociale, di essere i più penalizzati.  Cinque mesi dopo ci rendiamo conto che non solo l’obiettivo mantiene tutta la sua carica progettuale positiva, ma che addirittura è troppo poco per la nuova realtà che si è venuta a determinare. Mille nuovi posti di lavoro non bastano, ce ne vogliono molti di più, perché chi ne è privo non può attendere un altro anno. Ci vuole un impegno straordinario.

Con la recessione, la più severa del dopoguerra,  sono andati persi  trenta  trimestri  (sette anni e mezzo) di crescita economica ed il Prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia è tornato sui livelli del 2001. Il recupero, che un po’ si intravede,  sarà comunque lento e ci vorranno anni.

La direzione verso cui marciare è indicata da quelle imprese, due delle quali sono raccontate in  articoli interni, che nonostante tutto hanno tenuto, anche sul fronte dell’occupazione, quando non addirittura hanno fatto registrare risultati da primato.

Ridare dinamismo all’economia, nazionale e locale, richiederà vari cambiamenti e migliorare il contesto per favorire l’innovazione e la competitività rappresenta una aspetto cruciale della soluzione.  Produzioni di beni e servizi delle imprese locali devono guardare sempre di più ai mercati internazionali, in particolare dei paesi a maggiore crescita.  Questo vuol dire tempi brevi per l’attivazione del costituendo Polo tecnologico locale, da considerare, viste le sue ridotte dimensioni,  non un approdo ma un punto di partenza,  da ampliare con altri Laboratori di ricerca applicata,  in accordo con le imprese del territorio.  Ma, per non rimanere ancorati al passato, vuol dire anche aprire spazi per nuove attività e nuovo lavoro,  in campi dove è possibile essere competitivi.  

 Nel breve però, siccome i numeri dei senza lavoro sono significativi, è il caso che il Pubblico, nelle sue articolazioni, si faccia promotore, coinvolgendo il Privato nelle forme possibile,  Fondazioni bancarie compreso, di progetti speciali, in campo culturale, sociale e dei servizi, capaci di creare, anche temporaneamente, opportunità di impiego.  Si potrebbe prendere a modello il sistema universitario, che consente a tanti studenti di lavorare un certo numero di ore (in biblioteca piuttosto che in laboratorio, ecc.) in servizi utili, ottenendo in cambio un ritorno economico.  Non è la soluzione definitiva, ma un sollievo, e non solo economico, utile a non perdere la speranza. Per il reperimento delle risorse si consideri anche l’opportunità di utilizzare meglio le proprietà pubbliche, a cominciare dalla spiaggia, o di risparmiare dove tecnicamente possibile, come nell’illuminazione delle città.  Ricordando sempre, come si legge nell’ultima enciclica La carità nella verità che “l’estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza prolungata dall’assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona”.

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