"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Occupazione in calo nel 2009

Oramai è noto, a Rimini, in Italia e nel mondo, il 2009 è stato il peggiore che si ricordi per il lavoro. Forse per la prima volta la globalizzazione, che poi altro non vuol dire che interconnessione delle economie nazionali, ha mostrato tutte le sue potenzialità distruttive, complice un mercato finanziario gonfiato e senza regole (nel senso che a farle sono stati i più forti), sotto gli occhi complici di troppi Governi, a cominciare dagli Stati Uniti, banchieri tanto avidi quanto socialmente irresponsabili, che hanno distrutto molto più valore di quanto hanno contribuito a creare. Ed infine non dobbiamo dimenticare nemmeno una certa “euforia irrazionale” che ha conquistato troppi cittadini attirati dal guadagno finanziario facile (almeno sembrava).

Il risultato però è stato devastante: in provincia di Rimini nel 2009 (la crisi è esplosa con il fallimento della banca americana Lheman Brothers, fondada nel 1850, a metà settembre del 2008) la cassa integrazione guadagni (CIG), che ricordiamo non copre tutti i lavoratori e tutti i lavori, è aumentata, rispetto ad un anno prima, del 580%, molto più del 311% dell’Italia. Nell’industria, il settore alla lunga più colpito (9 ore di CIG su 10 sono stati richiesti da questo settore), l’aumento della CIG ha però raggiunto il 1.199%. In numero di ore autorizzate vuol dire che la CIG è aumentata, sull’anno precedente, di circa 13 volte.

Le circa tre milioni di ore di CIG autorizzate nel 2009 in provincia di Rimini corrispondono all’equivalente di oltre 1.500 posti di lavoro (in Italia si lavora mediamente 1.824 ore l’anno), molti dei quali definitivamente persi, per chiusura o ristrutturazione delle aziende.
Aggiungendo a questi i vari contratti a termine non rinnovati, e di cui è difficile conoscere il numero esatto, è ragionevole pensare che i posti tagliati nel 2009 sono stati almeno un paio di migliaia. Purtroppo si è avverato quanto aveva previsto l’indagine Excelsior di inizio anno, che dava per il 2009 un saldo negativo (entrate meno uscite dal lavoro) di circa 1.500 unità.

La crisi, che già cominciava a farsi sentire nel gennaio 2009, si è manifestata con un primo salto della CIG in maggio (da 158 a 361 mila ore), rimanendo su valori piuttosto alti fino a luglio, quindi una pausa estiva, per raggiungere il picco massimo, con 658 mila ore, nel mese di novembre. A dicembre, e questo potrebbe lasciare ben sperare per l’anno appena entrato, si è tornati su valori (142 mila ore) di poco superiori a quelli d’inizio anno. Che comunque, non va dimenticato, sono sempre cinque volte superiori alle ore di CIG del dicembre 2008. In sintesi, un miglioramento ma non un ritorno alla normalità.

Forte aumento delle domande di disoccupazione

Un riflesso della crisi dell’occupazione lo si può leggere anche nell’aumento del numero delle persone che, nel 2009, hanno fatto domanda, all’Inps, per avere l’indennità di disoccupazione ordinaria (non rientrano cioè gli stagionali). Il loro numero è salito da 7.714 del 2008 a 11.284 nel 2009, con un incremento complessivo del 46% (87% in Emilia Romagna). A parte ottobre, che è il mese dove si concentrano di norma più richieste (1.953 nel 2008 e 2.093 nel 2009), nel resto dell’anno solo a luglio, settembre e novembre, si superano le mille domande.

BOX
Lavoro, oltre 40 milioni di posti a rischio in tutto il mondo
Oltre 40 milioni di persone potrebbero uscire dal mercato del lavoro, nel mondo, se non saranno adottate e, in alcuni casi prolungate, le misure adeguate. È quanto sostiene il Rapporto dell’Ilo, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ‘World of Work Report 2009: The Global Jobs Crisis and Beyond (Il Mondo del lavoro 2009: la crisi globale dell’occupazione e oltre).
Secondo il rapporto una sospensione prematura delle misure di stimolo, adottate in risposta alla crisi economica globale, potrebbe ritardare di anni la ripresa dell’occupazione e rendere la fase iniziale della ripresa economica «fragile e incompleta».

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